ROSE TREMAIN.
...
.
...
IN CERCA DI UNA VITA.
Parte 1.
...
.
...
Titolo originale: The Road Home. 2007.
Traduzione di Marta Matteini.
2009. Marco Tropea Editore, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Curioso, smarrito, furioso, sincero. Cos  stato definito dall'Independent il protagonista di questo romanzo. Si chiama Lev, e gi il nome - breve, poco noto, da pronunciare quasi con voce sommessa - d le prime pennellate al ritratto di un uomo che attraversa l'Europa dell'Est in cerca di qualche forma di sopravvivenza.
Sulle sue speranze incombono i fantasmi della moglie morta e la nostalgia per la figlia, ma ad alleviare i momenti di sconforto riaffiora il ricordo di Rudi, l'esuberante amico fraterno che coltiva il suo sogno americano al volante di una scassata Chevrolet. Quando arriva a Londra, Lev viene risucchiato da una citt frenetica, spesso ostile, dominata da un cinico culto del successo, che gli offre un lavoro nel ristorante di un famoso chef per poi spedirlo nei melmosi campi del Norfolk. Fra incontri bizzarri e insperate opportunit, Lev trova l'amicizia nella casa di un idraulico irlandese alcolizzato, riscopre l'amore fra le braccia dell'inquieta e sensuale Sophie, e impara ad affrontare ogni sfida con l'unica risorsa a cui pu aggrapparsi: un'incrollabile fede nei sogni.
Ancora una volta, Rose Tremain ci offre un romanzo che  una folgorante sorpresa, una preziosa scoperta, quella di un mondo vibrante di coraggio e sentimento, che troppo spesso ignoriamo.
...
.
...
L'AUTRICE.
...
.
...
Rose Tremain  autrice di romanzi, racconti e sceneggiature. Nata a Londra nel 1943, dopo aver studiato alla Crofton Grange School e alla Sorbona, si  laureata all'Universit dell'East
Anglia, dove in seguito ha insegnato scrittura creativa per alcuni anni. Oggi vive nel Norfolk e a Londra insieme al biografo Richard Holmes. I suoi libri, acclamati da pubblico e critica e tradotti in molte lingue, hanno ottenuto numerosi riconoscimenti. In Italia sono usciti Un'estate in Sicilia (Emme, 1994); Il favorito (Frassinelli 1995); L'angelo della musica (il Saggiatore, 2001 ; Net, 2003), che  stato finalista al Booker Prize e tradotto in un film; Quando l'ho incontrata (il Saggiatore, 2002); Il colore (Marco Tropea Editore, 2005), finalista
all'Orange Prize. Attualmente, tre dei suoi romanzi sono in lavorazione per essere portati sul grande schermo. In cerca di una vita ha vinto l'Orange Broadband Prize for fiction 2008, uno dei pi prestigiosi premi letterari inglesi.
...
.
...
IN CERCA DI UNA VITA.
...
.
...
Indice di questa parte.
...
.
...
1. Il significato di una sigaretta.
2. La cartolina con Diana.
3. Un uomo pu andare lontano, ma il suo cuore pu essere lento a raggiungerlo.
4. Azzurro elettrico.
5. Due metri e mezzo di scolapiatti d'acciaio.
6. Le umili origini di Elgar.
7. Il tatuaggio della lucertola.
...
.
...
Fine Indice.
...
.
...
CAPITOLO 1.
...
.
...
Il significato di una sigaretta.
...
.
...
Sul pullman, Lev and a sedersi in fondo, rannicchiato contro il finestrino,
per guardare la terra che stava lasciando: i campi di girasoli
bruciati dal vento secco, le porcilaie, le cave e i fiumi e l'aglio selvatico
che cresceva ai bordi della strada.
Lev indossava una giacca di pelle, jeans e un berretto di pelle calcato
sugli occhi, e la sua bella faccia era grigiastra per il troppo fumo.
Stringeva tra le mani un vecchio fazzoletto rosso di cotone e un
pacchetto di sigarette russe sgualcito. Presto avrebbe compiuto quarantatre anni.
Dopo qualche chilometro, quando inizi a spuntare il sole, Lev
prese una sigaretta e se la infil tra le labbra. La donna seduta accanto
a lui, un tipo in carne e un po' sulle sue, il viso cosparso di nei
come fossero schizzi di fango, disse subito: Scusi, ma su questo pullman
non si pu fumare.
Lev lo sapeva, lo sapeva da prima di salire, aveva cercato di prepararsi
mentalmente a quel lungo supplizio. Ma anche una sigaretta
spenta fa compagnia -  qualcosa a cui aggrapparsi, qualcosa che
racchiude una promessa - dunque bastava che con un cenno della
testa facesse capire alla donna di aver sentito quello che gli aveva
detto, rassicurandola del fatto che non avrebbe violato il regolamento.
Dovevano affrontare-oltre cinquanta ore di viaggio, seduti uno accanto
all'altra, ciascuno preso dai propri sogni e dalle proprie sofferenze,
come marito e moglie. Avrebbero sentito l'altro russare e sospirare,
avvertito l'odore del cibo e delle bevande che ciascuno aveva
con s, percepito la paura e il coraggio del vicino, azzardato qualche
frase di circostanza. Poi, arrivati finalmente a Londra, si sarebbero
separati scambiandosi al massimo una parola o un'occhiata; si
sarebbero allontanati nella pioggia, ciascuno solo con se stesso, pronti
a iniziare una nuova vita. Lev pens quanto tutto questo fosse strano
ma necessario, e gi gli svelasse molte cose del mondo verso cui
era diretto, un mondo in cui avrebbe avuto un lavoro massacrante -
ammesso di trovarlo. Sarebbe rimasto sempre in disparte, rintanato
in un angolo a fumare o nascosto nell'ombra per dimostrare a tutti
che non sentiva il bisogno di integrarsi, che il cuore l'aveva lasciato
nel suo paese.
Gli autisti erano due e facevano a turno a guidare e a dormire.
C'era anche la toilette, quindi le uniche fermate erano per fare rifornimento.
Ai distributori, i passeggeri potevano scendere per qualche
minuto, allontanarsi di due passi, osservare fiori selvatici sul ciglio,
pezzi di carta sporca tra i cespugli, sole o pioggia sull'asfalto.
Potevano stendere le braccia, mettersi gli occhiali scuri per proteggersi
dall'assalto della luce, cercare un quadrifoglio, fumare e guardare
le auto che sfrecciavano. Poi li avrebbero fatti risalire a bordo
come pecore, riprendere i loro posti, pronti ad affrontare altri centocinquanta
chilometri di viaggio, la puzza di un'altra zona industriale,
o il luccichio improvviso di un lago, la pioggia, il tramonto e
l'arrivo del buio su paludi immobili. A tratti quel viaggio sembrava
interminabile.
Lev non era abituato a dormire da seduto. Gli anziani ci riuscivano,
ma a quarantadue anni lui non era anziano. Suo padre Stefan
a volte dormiva cos, d'estate, su una sedia di legno durante la pausa
alla fabbrica di legname di Baryn, mentre il sole scaldava la fiaschetta
del t e le fette di salsiccia avvolte nella carta che teneva sulle
ginocchia. Padre e figlio riuscivano a dormire su un cumulo di fieno
o nel soffice sottobosco. Lev aveva dormito tante volte su una
stuoia accanto al letto di sua figlia quando era malata o aveva gli incubi.
E quando sua moglie Marina stava morendo all'ospedale, per
cinque notti si era coricato sul linoleum, in uno spazio ampio quanto
un suo braccio teso, tra il letto di Marina e una tenda con margherite
rosa e viola, e il sonno lo aveva colto a intermittenza, lasciandolo
confuso e creandogli strane immagini in testa di cui non
si era pi liberato del tutto.
Verso sera, dopo due fermate per fare il pieno, la donna con i nei
scart un uovo sodo. Tolse il guscio in silenzio. L'odore dell'uovo ricord
a Lev le sorgenti sulfuree di Jor dove aveva portato Marina,
nella speranza che la natura guarisse ci che aveva fatto arrendere
gli uomini. Marina, ubbidiente, si era immersa nell'acqua torbida,
aveva osservato una cicogna che tornava nel nido, e aveva detto a
Lev: Se fossimo cicogne anche noi.
Perch lo dici?
Perch non vedi mai una cicogna morire.  come se non morissero.
Se fossimo cicogne anche noi.
La donna si mise sulle ginocchia un tovagliolo di cotone, lo lisci
con le mani bianche, poi scart un pezzo di pane di segale e una bustina
di sale.
Mi chiamo Lev disse lui.
Io Lydia disse la donna. Si strinsero la mano, Lev quella in cui teneva
il fazzoletto stropicciato, e Lydia quella ruvida di sale e che odorava
d'uovo. Poi Lev chiese: Che cosa va a fare in Inghilterra?, e Lydia
rispose: Ho alcuni colloqui a Londra per lavorare come traduttrice.
Niente male.
Lo spero. Ho insegnato inglese alla scuola 237 di Yarbl, per cui
me la cavo abbastanza bene.
Lev guard Lydia. Non era difficile immaginarsela in piedi di fronte
a una classe di studenti e mentre scriveva sulla lavagna. Poi disse:
Non capisco perch lascia il nostro paese avendo un buon lavoro
alla scuola 237 di Yarbl.
Be' disse Lydia ero stufa del panorama. Ogni giorno, d'estate
e d'inverno, vedevo il cortile della scuola, la palizzata e il condominio
sullo sfondo, e ho iniziato a pensare che sarei morta con quella
visuale davanti agli occhi, e non l'avrei sopportato. Spero che capisca
cosa voglio dire.
Lev si tolse il berretto di pelle e si pass le dita tra i folti capelli
grigi. Vide Lydia voltarsi un istante verso di lui per guardarlo diritto
negli occhi. Rispose: S, capisco.
Poi segu un lungo silenzio, mentre Lydia mangiava l'uovo sodo
senza fare rumore. Quando ebbe finito, Lev disse: Anch'io so un
po' d'inglese. Ho preso qualche lezione a Baryn, ma per il mio insegnante
non avevo una buona pronuncia. Posso dirle qualche parola
per sapere se la pronuncio nel modo giusto?.
Certo disse Lydia. ?
Lev disse: Bello. Mi scusi. Sono in regola. Quanto costa per favore.
Grazie. Pu aiutare a me.
Pu aiutarmi lo corresse lei.
Pu aiutarmi ripet Lev.
Vada avanti disse Lydia.
Cicogna disse Lev. Nido di cicogna. Pioggia. Mi sento perso.
Vorrei un interprete. Bi e bi.
Bi e bi? disse lei.
Bi e bi disse Lev. Albergo familiare, che costa poco.
Oh, ho capito. B&B.
Lev not che fuori dal finestrino stava calando l'oscurit e ripens a
come, nel suo paese, il buio arrivasse sempre allo stesso modo, sempre
dalla stessa direzione, calando sopra gli stessi alberi, che fosse in
anticipo o in ritardo, che fosse estate, inverno o primavera, in ogni
singolo giorno della sua vita. Nel cuore di Lev il buio era quello - cos
tipico di quel luogo, Auror - e sarebbe sempre sopraggiunto a quel
modo.
E cos raccont a Lydia che lui veniva da Auror, che aveva lavorato
alla segheria di Baryn fino a quando non aveva chiuso, due anni
prima, e che da allora non aveva pi trovato un'occupazione e la
sua famiglia - la madre, la figlia di cinque anni e lui - era andata
avanti con il poco denaro ricavato dalla vendita dei monili di latta
creati da sua madre.
Oh disse Lydia.  un'ottima idea, ricavare monili dalla latta.
Certo disse Lev. Ma non basta.
In uno degli stivali aveva una fiaschetta di vodka. La tir fuori e
ne prese un lungo sorso. Lydia continu a mangiare il pane di segale.
Lev si asciug la bocca con il fazzoletto rosso e si vide riflesso nel
finestrino del pullman. Si volt dall'altra parte. Da quando Marina
era morta, detestava specchiarsi, perch nell'immagine di se stesso
coglieva sempre il senso di colpa per essere ancora vivo.
Perch la segheria di Baryn ha chiuso? domand Lydia.
Non avevano pi alberi rispose Lev.
Una disdetta disse Lydia. Che altro potrebbe fare?
Lev bevve di nuovo. Gli avevano raccontato che in Inghilterra la
vodka costava troppo. Gli immigrati se la facevano in casa con le
patate e l'acqua del rubinetto, e quando Lev pensava a quelle persone
cos ingegnose, se le immaginava sedute accanto a una stufa a carbone,
dentro una casa di tanti piani, che parlavano e ridevano, mentre
fuori pioveva, e gli autobus rossi passavano in strada e un televisore
baluginava in un angolo della stanza. Sospir e disse: Far qualsiasi
cosa. Mia figlia Maya ha bisogno di vestiti, scarpe, libri, giocattoli,
di tutto. L'Inghilterra  la mia speranza.
Verso le dieci, furono distribuite coperte rosse ai passeggeri, alcuni
dei quali stavano gi dormendo. Lydia ripose i resti del suo pasto, si
copr e accese la luce sopra la sua testa, sotto il ripiano dei bagagli, e
inizi a leggere un vecchio libro tascabile, scritto in inglese. Lev vide
il titolo, Il potere e la gloria. Aveva molta voglia di fumare, soprattutto
dopo aver bevuto la vodka, e adesso non ne poteva pi. Sentiva
che i polmoni e tutto il corpo desideravano una sigaretta, inizi a
muovere le mani in modo nervoso e si accorse che gli tremavano le
gambe. Quanto mancava al prossimo rifornimento? Magari quattro
o cinque ore. A quel punto, tutti i passeggeri avrebbero dormito, eccetto
lui e uno dei due autisti. Soltanto loro avrebbero avuto una veglia
solitaria e sfibrante, il corpo dell'autista teso a cogliere i pericoli
e le sorprese di quella strada buia e tortuosa, il suo desiderio di
nicotina o di oblio, senza ottenerne nessuno dei due.
Invidi Lydia, immersa nel libro inglese. Lev sapeva di dover pensare
ad altro. Si era portato un libro di racconti fantastici: storie improbabili
che un tempo gli piacevano molto, su donne che si trasformavano
in uccelli al calar del sole, e su un branco di cinghiali che uccidevano
e arrostivano i loro cacciatori. Ma era troppo agitato per leggere
cose cos strane. Non sapendo pi che cosa fare, tir fuori dal
portafoglio una banconota inglese da venti sterline nuova di zecca,
poi alz una mano per accendere la luce sopra la sua testa e cominci
a esaminarla. Su un lato, la regina, sciatta come sempre, EUR, con
il diadema e la faccia grigiastra in campo viola, e sull'altro un uomo,
un personaggio del passato, con grandi baffi spioventi e un angelo
che suonava la tromba sulla sua testa, e tutta la luminosit dell'angelo
che scendeva su di lui in tante linee verticali. Gli inglesi adorano
la loro storia gli aveva detto il suo insegnante d'inglese soprattutto
perch non sono mai stati invasi da nessuno. Solo di tanto in
tanto ammettono che alcune loro imprese sono andate male.
Era indicato che l'uomo della banconota era vissuto dal 1857 al
1934. Aveva l'aria del banchiere, ma che cosa aveva fatto per comparire
su un biglietto da venti sterline nel Ventunesimo secolo? Lev
osserv la sua mascella squadrata, cerc di decifrare il nome scritto
in modo illeggibile sotto il colletto inamidato, ma non ci riusc. Pens
che quella persona non aveva mai conosciuto altro sistema al di
fuori del capitalismo. Che aveva sentito parlare di Hitler e Stalin, ma
senza temerli - non aveva dovuto temere alcunch, eccetto una lieve
flessione di capitale ai tempi del grande crollo delle Borse, quando
a New York la gente si buttava gi dalle finestre e dai tetti. Doveva
essere morto nel suo letto prima che Londra venisse bombardata,
prima che l'Europa fosse fatta a pezzi. La luminosit dell'angelo
doveva aver brillato sulla sua fronte e sui suoi abiti antiquati fino alla
fine dei suoi giorni perch era risaputo in tutto il mondo che gli
inglesi erano fortunati. Adesso, pens Lev, vado nel loro paese e li
costringo a spartirla con me, la loro dannata fortuna. Ho lasciato
Auror, partire  stato difficile e doloroso, ma ora tocca a me.
Lev fu distolto dai suoi pensieri dal libro di Lydia che cadeva sul
pavimento del pullman. La guard, vide che si era addormentata e
osserv il suo martirio di nei. Le diede una quarantina d'anni. Sembrava
immersa in un sonno tranquillo. Lui se la immagin seduta in
una cabina con le cuffie strette ai capelli scialbi, gioviale e attenta
mentre traduceva simultaneamente un fiume di parole. Pu aiutare a me. No. Pu aiutarmi.
Con il passare delle ore, Lev cerc di ricordare le sigarette pi significative
della sua vita. Aveva una fervida immaginazione. Alla segheria
di Baryn lo chiamavano tutti il "sognatore", in senso dispregiativo.
La vita non  fatta per sognare lo aveva avvertito il suo
capo. I sogni portano alla sovversione. Ma Lev sapeva d'essere di
natura fragile, facile alla disperazione, sapeva che gli bastava un nonnulla
per rallegrarsi o incupirsi e che quella sua indole l'aveva condizionato
nell'infanzia e nell'adolescenza e forse gli aveva anche impedito
di comportarsi da adulto. Soprattutto da quando Marina se
n'era andata. Perch ora la morte di lei lo accompagnava in ogni
istante, come un'ombra sui raggi X del suo spirito. Altri sarebbero
stati capaci di scacciare quell'ombra - con l'alcol, o con donne giovani
o con l'ebbrezza di accumulare quattrini - ma Lev non ci aveva
nemmeno provato. Sapeva di non essere ancora in grado di dimenticare Marina.
Sul pullman, intorno a lui, i passeggeri dormivano. Alcuni erano
accasciati verso il corridoio centrale, le braccia abbandonate come in
un atteggiamento di resa. Nell'aria risuonavano continui sospiri. Lev
si cal la visiera del berretto sugli occhi e si mise a pensare a quello
che sua madre Ina e lui chiamavano "il miracolo della stella di Natale",
perch era una storia che conduceva verso un lieto fine, verso
una sigaretta pura e innocente come l'amore.
Ina era una donna che non si era mai concessa di affezionarsi ad
alcunch perch, come diceva spesso, Che senso ha, visto che la vita
ti porta via tutto?. Ma c'erano alcune cose che le mettevano allegria,
e una di queste era la stella di Natale. Con le foglie scarlatte,
sembrava pi una decorazione creata dall'uomo che una pianta. Le
stelle di Natale le suscitavano una profonda ammirazione perch le
trovava originali e perch duravano a lungo in un mondo fatto di cose
destinate ad appassirsi e a morire.
Una domenica di alcuni anni prima, in occasione del sessantacinquesimo
compleanno di Ina, Lev si era alzato molto presto ed era
andato in bicicletta per trentacinque chilometri fino a Yarbl dove, dietro
alla stazione, si trovava un mercato di piante e fiori. Era una giornata
quasi autunnale, e una luce morbida avvolgeva i venditori mentre
allestivano in silenzio i loro chioschi. Lev fumava e guardava dal
bar della stazione, dove stava bevendo caff e vodka. Poi era uscito
e s'era messo a cercare le stelle di Natale.
Gran parte della merce venduta al mercato di Yarbl erano primizie:
cavolfiori, semi di girasole, patate novelle, rami di ribes, cestini
di mirtilli. Ma erano sempre pi numerosi quelli che indulgevano alla
voglia, ormai quasi dimenticata, di cose inutili, puramente decorative,
e la vendita dei fiori aumentava di anno in anno.
In genere, le stelle di Natale si vedevano da lontano. Lev aveva
camminato piano tra i banchetti, alla ricerca di rosso. Il sole brillava
sulle sue scarpe nere, consumate. E il suo cuore era insolitamente
leggero. Sua madre stava per compiere sessantacinque anni e lui l'avrebbe
stupita riempiendo di stelle di Natale il piccolo abbeveratoio
sul portico, cos la sera lei si sarebbe seduta fuori a lavorare a maglia
e ad ammirare le piante, e i vicini sarebbero venuti a congratularsi -
per i fiori e per la gentilezza di suo figlio.
Ma al mercato non c'erano stelle di Natale. Lev l'aveva percorso
in lungo e in largo, fissando desolato i ciuffi di carote, l'assortimento
di cipolle, i sacchetti di plastica pieni di letame di maiale e cenere.
Niente stelle di Natale.
Per Lev era stata una catastrofe. Cos aveva ricominciato il giro,
percorrendo la strada dei chioschi, fermandosi qua e l per insistere
con gli ambulanti, ammettendo che le sue insistenze avevano un tono
accusatorio e sembravano insinuare che quei tizi erano loschi perch
nascondevano le piante rosse sotto i banchi, in attesa di venderle
in cambio di dollari americani o pezzi di motore o droga.
Mi servono le stelle di Natale si era sentito dire, come un uomo
che sta per morire di sete o un bambino petulante e figlio unico.
Spiacenti compagno avevano detto gli ambulanti. Solo a Natale.
Non gli restava altro che pedalare fino a casa, ad Auror. Dietro la
bicicletta aveva attaccato un carretto di legno che si era costruito da
solo (con gli scarti rubati alla segheria di Baryn) e, a mano a mano
che passavano i chilometri, le ruote cigolavano beffardamente. La
desolazione dei sessantacinque anni di Ina si spalancava davanti a
Lev come la voragine di una miniera abbandonata.
Lev si spost piano sul sedile, per non disturbare il sonno di Lydia.
Appoggi la testa contro il vetro freddo del finestrino. Poi ricord
la scena che l'aveva accolto, come una visione, in un paesino sperduto
lungo la strada del ritorno: una vecchia vestita di nero, seduta
in silenzio su una sedia fuori di casa, e accanto a lei una carrozzina
di plastica con un bambino che dormiva. E ai suoi piedi, un mucchio
di cianfrusaglie in vendita: un grammofono, bilance e pesi, uno scialle
ricamato, un paio di mantici di cuoio e una carriola piena di stelle
di Natale, le foglie appena colorate di rosso.
Lev aveva sbandato con la bicicletta, domandandosi se sognava.
Aveva appoggiato un piede sulla strada polverosa. Stelle di Natale,
nonnina, vero?
 questo il loro nome? Io le chiamo bandiere rosse.
Le aveva comperate tutte. Il carretto era pieno e pesante. Lui era
rimasto senza soldi.
Le aveva coperte con alcuni sacchi fino a che non era sceso il buio,
poi le aveva sistemate nel piccolo abbeveratoio di Ina sotto le stelle
ed era rimasto l accanto, aspettando l'alba, e quando il sole aveva
toccato le foglie, il rosso s'era ravvivato in maniera sorprendente, come
i crocus del deserto quando fioriscono dopo la pioggia. Era stato
allora che Lev si era acceso una sigaretta. Si era seduto sugli scalini
del portico di Ina, aveva fumato e fissato le stelle di Natale, e la
sigaretta era come un'ambra luminosa, e lui l'aveva fumata fino all'ultimo
centimetro e poi l'aveva spenta, ma se l'era tenuta stretta
nella mano sporca di terra.
Alla fine Lev si addorment.
Si svegli alla sosta del pullman per il rifornimento, da qualche
parte in Austria, immagin lui, visto che il distributore era molto grande
e luminoso e su un piazzale c'era una fila silenziosa di camion con
scritte in tedesco, illuminati dai lampioni antinebbia arancioni.
Freuhof. Bosch. Grunewald. Konigstransporte...
Lydia era sveglia, e insieme scesero dal pullman per respirare l'aria
fredda della notte. Lydia si strinse un cardigan sulle spalle. Lev
cerc nel cielo le luci dell'alba, ma non pot scorgere nessun segnale.
Si accese una sigaretta. Le mani gli tremavano quando l'avvicinava
e l'allontanava dalle labbra.
In Inghilterra far freddo disse Lydia. Sei preparato?
Lev pens alla sua casa immaginaria di tanti piani, con la pioggia
fuori, il televisore che baluginava e gli autobus rossi che passavano
gi in strada.
Non lo so disse.
Quando arriva l'inverno disse Lydia per noi sar uno shock.
Anche da noi gli inverni sono freddi.
S, ma non durano tanto. Mi hanno raccontato che in Inghilterra
certi inverni non finiscono mai.
Nel senso che non c' l'estate?
L'estate c'. Ma non te la senti nel sangue...
Altri passeggeri del pullman vagavano nell'area di servizio. Alcuni
stavano facendo visita alla toilette. Altri rimanevano l in piedi, come
Lev e Lydia, un po' infreddoliti, spettatori incerti di cosa stessero
guardando, arrivi che ancora non erano arrivati, tutti di passaggio e
senza la minima cognizione del tempo. Oltre il piazzale dove erano
posteggiati i camion, c'era una cortina fitta e scura di alberi.
Lev ebbe improvvisamente voglia di mandare da l una cartolina
a sua figlia Maya, per descriverle quel limbo notturno: il cielo lattiginoso,
gli alberi immobili, il bagliore del distributore di benzina, la
gente come il pubblico di una galleria d'arte, perso quando visita senza
guida una mostra. Ma Maya era troppo giovane per capire quelle
cose. Aveva solo cinque anni. Al mattino, avrebbe preso la mano di
Ina e camminato fino a scuola. Per pranzo, avrebbe mangiato salsiccia
fredda e pane con i semi di papavero. Una volta tornata a casa,
Ina le avrebbe dato latte di capra con un po' di cannella in un bicchiere
giallo, una fetta di torta con l'uvetta e marmellata di rose.
Avrebbe fatto i compiti al tavolo della cucina, poi sarebbe uscita fino
alla strada principale di Auror per cercare i suoi amici e giocare
con le capre e le galline nella polvere.
Mi manca gi mia figlia disse Lev a Lydia.
Quando il pullman attravers il confine tra la Germania e l'Olanda,
Lev si era ormai arreso: al suo angolo angusto vicino al finestrino, al
ronzio incessante dell'aria condizionata, alla presenza tranquilla di
Lydia che gli offriva uova, frutta secca e pezzi di cioccolata, all'odore
e alle voci degli altri passeggeri, agli effluvi di disinfettante dalla
toilette, alla sensazione di percorrere lentamente grandi distanze pur
andando sempre avanti.
Mentre osservava i campi piatti e i pioppi luccicanti, i canali e i
mulini a vento e i paesini e il bestiame al pascolo, Lev si sent cos
calmo e rilassato che era come se il pullman fosse diventato la sua
vita e nessuno gli avrebbe mai pi chiesto di scuotersi dall'inerzia di
quel viaggio. Cominci a desiderare che l'Europa fosse pi grande,
cos sarebbe potuto restare in quella condizione per molti giorni a
venire, finch qualcosa cambi dentro di lui, finch cominci a provare
noia per le uova sode e per la vista del bestiame al pascolo, e gli
torn la voglia di arrivare a destinazione.
Sapeva che quella crescente apatia era rischiosa. Cominci a desiderare
che il suo migliore amico, Rudi, fosse l con lui. Rudi non si
arrendeva mai a niente, e non si sarebbe arreso all'oppio dei chilometri
che passavano. Rudi combatteva la sua battaglia quotidiana
con la vita. La vita non  altro che un sistema ricordava spesso a
Lev. Quello che conta  rompere il sistema. Durante le ore di sonno,
Rudi giaceva rannicchiato con i pugni chiusi contro il petto, come
un pugile. Quando si svegliava, saltava su e scalciava via lenzuola
e coperte. I suoi capelli scuri e spettinati erano sempre lucidi. Gli piacevano
la vodka e il cinema e il calcio. Sognava di avere quella che
lui definiva una "macchina seria". Su quel pullman, Rudi avrebbe
cantato e ballato musiche tradizionali nel corridoio, e avrebbe scambiato
cibo e oggetti con gli altri passeggeri. Avrebbe resistito.
Come Lev, Rudi fumava una sigaretta via l'altra. Una volta, dopo
che la segheria aveva chiuso, avevano fatto un lungo viaggio insieme,
avvolti nel fumo, fino alla lontana citt di Glie, nel cuore gelido
dell'inverno, quando il sole restava basso tra i tronchi nudi degli alberi,
e il ghiaccio brillava sui binari facendoli sembrare rivestiti di diamanti,
e le tasche di Rudi erano zeppe di banconote di dubbia provenienza
e nella borsa, protette dalla paglia, c'erano undici bottiglie di vodka.
Rudi aveva sentito dire ad Auror che a Glie vendevano un'automobile
americana, una Chevrolet Phoenix. Rudi chiamava affettuosamente
quella macchina "Chevy". Aveva detto che era azzurra con
finiture bianche e cromate, che aveva fatto solo duecentocinquantamila
chilometri e che lui aveva intenzione di andare a Glie per vederla,
e se fosse riuscito a far scendere il prezzo, l'avrebbe comperata,
sicuro come l'oro, e se la sarebbe portata a casa. Il fatto di non
aver mai guidato prima non lo preoccupava. E che sar mai? aveva
detto a Lev. Ho guidato un muletto alla segheria ogni singolo
giorno di quel lavoro di merda. Guidare non  mica chiss che cosa.
E con le macchine americane non devi neanche preoccuparti delle
marce. Basta piazzare la leva sulla D e partire.
In treno faceva caldo, per il grosso tubo del riscaldamento che
correva sotto i sedili. Lev e Rudi disponevano di un intero vagone.
Avevano sistemato i cappotti di montone e i cappelli di pelliccia sul
ripiano per i bagagli e avevano aperto la borsa con la vodka e s'erano
messi ad ascoltare musica da una radio gracchiante e minuscola,
piccola come un topo. L'aria densa del vagone, un misto di vodka e
di calore, era avvolgente e acre. Ben presto s'erano sentiti temerari
come soldati di ventura. Quando era passato il controllore, l'avevano
baciato su tutte e due le guance.
A Glie, s'erano trovati in mezzo a una tormenta, ma erano ancora
accaldati, per cui la neve era sembrata qualcosa di piacevole, come
la carezza di una ragazza, e avevano barcollato per le strade ridendo.
Ma ormai era quasi buio e Rudi aveva annunciato: Non guardo
la Chevy con questo cazzo di buio. Voglio vederla risplendere.
Cos erano entrati nella prima pensione che avevano trovato, avevano
saziato i morsi della fame con ciotole di gulasch e di ravioli, poi
erano andati a dormire in una stanzetta che sapeva di naftalina e di
lucido per linoleum, e avevano dormito come sassi fino al mattino.
Il sole era alto nel cielo terso quando Lev e Rudi si erano avviati
verso la casa del proprietario della Chevy. La neve era spessa e pulita.
Ed eccola l, parcheggiata da sola sulla strada deserta, sotto un
tiglio solitario, in tutta la sua mole esagerata, una vecchia Chevrolet
Phoenix azzurro cielo con le alette bianche e le finiture cromate, e
Rudi era caduto in ginocchio. Questa  la mia pupa aveva detto.
Questa s che  la mia bambina!
Presentava qualche imperfezione. La portiera dalla parte del guidatore
aveva un cardine arrugginito. La gomma dei tergicristalli s'era
ridotta quasi a niente nei vari inverni freddi. I quattro pneumatici
erano lisci. La radio non funzionava.
Lev aveva notato l'esitazione di Rudi, che aveva girato intorno alla
macchina diverse volte, facendo scorrere la mano lungo le fiancate,
ripulendo il tetto dalla neve, esaminando i tergicristalli, dando
qualche calcio agli pneumatici, aprendo e chiudendo la portiera difettosa.
Poi aveva alzato lo sguardo e aveva detto: La prendo. Dopodich
s'era messo a contrattare, ma il proprietario aveva capito
quanto Rudi desiderasse quella macchina e s'era rifiutato di abbassare
il prezzo. La Chevy era costata a Rudi tutto quello che aveva con
s, compreso il montone, il cappello di pelliccia e cinque delle otto
bottiglie di vodka rimaste nella borsa. Il proprietario era un professore di matematica.
A cosa pensi? chiese una voce. Era quella di Lydia, che aveva interrotto all'improvviso il suo nuovo impegno, il lavoro a maglia.
Lev la guard, considerando che era trascorso tanto tempo da
quando qualcuno gliel'aveva chiesto. O forse non gliel'aveva mai
chiesto nessuno, perch Marina sembrava sapere sempre quello che
lui aveva in testa e cercava di agire di conseguenza.
Be' disse Lev pensavo al mio amico Rudi e a quella volta che
siamo andati insieme a Glie per comperare un'auto americana.
Oh, allora il tuo amico Rudi  ricco.
No. Per lo meno, mai a lungo. Ma gli piace trafficare.
Trafficare  deleterio disse Lydia, tirando su con il naso. Non
faremo mai nessun progresso finch esisteranno trattative sottobanco.
Ma raccontami della macchina. L'ha presa?
S disse lui. L'ha presa. Che cosa stai facendo?
Un maglione disse Lydia. Per l'inverno inglese. Gli inglesi lo chiamano pullover.
Pullover?
Gi. Un'altra parola da imparare. Dimmi di Rudi e della macchina.
Lev tir fuori la fiaschetta di vodka e bevve. Poi raccont a Lydia
che, una volta comperata la Chevy, Rudi aveva fatto due o tre giri
nelle strade deserte che circondavano il condominio per prendere un
po' la mano, mentre il professore di matematica lo guardava dalla
porta di casa, con un berretto di astrakan in testa e un'espressione divertita.
Poi Lev e Rudi erano ripartiti, con il sole che illuminava il paesaggio
silenzioso e ghiacciato, e Rudi aveva alzato il riscaldamento
dell'auto al massimo e aveva detto di sentirsi in paradiso. Il motore
emetteva un profondo borbottio, come quello di una barca, e Rudi
aveva detto che era il suono dell'America, potente e musicale. Nel
cassettino del cruscotto, Lev aveva trovato tre barrette di cioccolato
svizzero, reso pallido dal tempo, e se le erano divise tra una sigaretta
e l'altra, che avevano acceso con l'accendino incorporato nell'auto,
e Rudi aveva detto: Adesso ad Auror ho una nuova professione: il tassista.
Nel pomeriggio, ancora lontani dal loro paese, s'erano fermati a
un distributore, che consisteva in una pompa solitaria e arrugginita
in una valle deserta, e in un cane dal pelo a macchie che faceva la
guardia. Rudi aveva suonato il clacson e un uomo anziano era sbucato
fuori da un casotto di legno, dove c'erano in vendita sacchi di
carbone, e aveva guardato la Chevy con timore, come se fosse stata
un carro armato o un Ufo, e il cane dal pelo a macchie s'era tirato su
e s'era messo ad abbaiare. Rudi era sceso, indossando soltanto i pantaloni
e gli stivali e la camicia a quadri, e quando si era sbattuto la
portiera alle spalle, l'unico cardine funzionante s'era rotto e la portiera
era caduta nella neve.
Rudi aveva imprecato. Lui e il benzinaio erano rimasti per un momento
a fissare quel disastro, per il quale non pareva esserci un rapido
rimedio, e persino il cane, sorpreso, aveva smesso di abbaiare.
Poi, Rudi aveva sollevato la portiera e cercato di rimontarla, ma anche
se rientrava nell'incastro non stava pi su. E avevano dovuto fissarla
al sedile con una vecchia corda sfrangiata, mentre Rudi borbottava:
Stronzo di un professore! Sapeva che sarebbe successo. Mi
ha preso in giro.
Rudi s'era messo a pestare i piedi per scaldarsi, mentre il serbatoio
si riempiva di benzina, perch stava tornando a fare freddo e lui
non aveva n giaccone n cappello, e il crollo della portiera aveva infranto
il suo sogno di felicit. Lev era andato a controllare il cardine
spezzato e aveva detto: Sono solo i cardini, Rudi. Quando siamo a
casa, possiamo aggiustarla.
Lo so aveva detto Rudi ma quel cazzo di portiera resister per
altri cento e passa chilometri?  questo il problema.
S'erano rimessi in viaggio, con il pieno pagato da Lev, diretti a
ovest, verso il tramonto, e il cielo, dapprima di un arancio intenso,
era diventato rosso scuro, poi viola, e i campi coperti di neve
s'erano riempiti di ombre lilla, e Lev aveva detto: A volte questa
terra sembra persino bella, e Rudi, con un sospiro, aveva aggiunto:
Stamattina sembrava bella, ma tra poco scender di nuovo la
notte.
All'arrivo del buio, il parabrezza era coperto di ghiaccio e i tergicristalli
ormai consunti si limitavano a grattare la patina gelata senza
toglierla, avanti e indietro molto lentamente, producendo una specie
di lamento, rendendo impossibile la vista della carreggiata. Rudi
aveva accostato e, insieme a Lev, aveva osservato i disegni formati
dal ghiaccio alla debole luce gialla dei fari puntati sui rami degli alberi
che sembravano di filigrana. Lev aveva visto che a Rudi tremavano
le mani.
Adesso che cazzo facciamo? aveva detto Rudi.
Lev s'era tolto la sciarpa di lana e gliela aveva messa attorno al
collo. Poi era sceso dall'auto, aveva aperto il bagagliaio e tirato fuori
dalla paglia una delle ultime tre bottiglie di vodka, aveva detto a Rudi
di spegnere il motore, e quando lui l'aveva fatto, i tergicristalli avevano
tracciato un ultimo arco inutile, per poi giacere su un lato, come
due vecchi stanchi che crollano uno accanto all'altro ai bordi di
una pista da pattinaggio. Lev aveva svitato il tappo della bottiglia,
preso un bel sorso di vodka, e cominciato a spargere lentamente l'alcol
sul parabrezza, guardandolo tracciare nitidi solchi nel ghiaccio.
A mano a mano che la patina si scioglieva, Lev aveva potuto distinguere
sempre meglio la faccia larga di Rudi, attaccata al parabrezza
in totale stupore, simile a quella di un bambino. E poi avevano proseguito
nella notte, fermandosi di tanto in tanto per versare altra
vodka e tenendo d'occhio l'ago illuminato del livello del serbatoio
che continuava a scendere.
Lydia interruppe il lavoro a maglia. Si appoggi il pullover sul petto,
per vedere quanto mancava prima di iniziare a scalare per le maniche.
Disse: Ora voglio sapere di quel viaggio. Siete riusciti ad arrivare
a casa?.
S disse Lev. Siamo arrivati all'alba. Eravamo stanchi. Anzi,
molto stanchi. E il serbatoio era quasi vuoto. Quella macchina beve
cos tanto che ridurr Rudi sul lastrico.
Lydia sorrise scuotendo la testa. E la portiera? chiese. L'avete
aggiustata?
Oh, certo disse Lev. Ci abbiamo saldato i cardini nuovi di una
carrozzina per bambini. Funziona. Solo che si apre di scatto.
Di scatto? E Rudi usa la Chevy come taxi, pur avendo una portiera
cos?
S. D'estate tiene tutti i finestrini aperti e tu puoi andare in giro
con il vento tra i capelli.
Oh, a me non piacerebbe disse Lydia passo tanto di quel tempo
a cercare di proteggermi i capelli dal vento.
Stava di nuovo scendendo la sera quando arrivarono all'Hook of Holland
e rimasero a lungo in coda per imbarcarsi sul traghetto. Nessuno
aveva prenotato le cuccette per i passeggeri del pullman; gli consigliarono
di dormire sulle panchine o di trovarsi un posto ponte e
di non comperare bevande al bar della nave perch era molto caro.
Quando arriveremo in Inghilterra disse uno degli autisti saremo
a solo due ore di strada da Londra e dalla vostra meta, quindi cercate
di dormire se potete.
Una volta a bordo, Lev raggiunse il ponte pi alto e guard il porto
gi in basso, con le sue gru e i container, i grandi capannoni, gli
uffici, i parcheggi e le banchine dove luccicavano chiazze di gasolio.
Cadeva una pioggia finissima. Si sentivano i gridi dei gabbiani, richiami
nostalgici rivolti a qualche isola lontana e dimenticata, e Lev
pens quanto sarebbe stato penoso vivere vicino al mare sentendo
ogni giorno quei versi cos malinconici.
Il mare era calmo e il traghetto salp senza fare rumore, i motori
sembravano attutiti dall'oscurit. Lev si appoggi al parapetto, fumando
e osservando il porto olandese che si allontanava, e quando
la terra non si vide pi, e cielo e mare divennero un'unica macchia
scura, ricord i sogni che aveva fatto quando Marina stava per morire,
con lui che si trovava in mezzo a un oceano infinito, che non
lambiva mai nessuna spiaggia.
Per colpa della salsedine la sigaretta divenne amara, cos la spense
con un tacco sul pavimento del ponte, poi si sdrai su una panca
per dormire. Si tir il berretto sugli occhi e, per trovare conforto, pens
a come scendeva la notte ad Auror. Il buio calava sempre sugli
abeti delle colline, sulla foresta di camini delle case e sul campanile
di legno della scuola. E in quella dolce notte vide Maya che dormiva
sotto la trapunta di piuma d'oca, con un braccio steso da un lato
come se mostrasse a un invisibile visitatore la stanzetta che divideva
con la nonna: i due letti, il tappeto, il cassettone dipinto di verde
e di giallo, la stufa a cherosene, e la finestra quadrata, aperta per accogliere
l'aria fredda, la rugiada della notte e il grido delle civette...
Era una bella immagine, ma Lev non riusc a trattenerla. La consapevolezza
che, con la chiusura della segheria di Baryn, Auror e una
decina di paesi vicini erano spacciati, cancellava la stanza, la figlia
che dormiva e anche l'immagine di Ina che si muoveva nell'oscurit
prima di inginocchiarsi a pregare.
Le preghiere non servono a un cazzo aveva detto Rudi quando
l'ultimo tronco era stato tagliato e spedito lontano e tutti i macchinari
si erano azzittiti. Adesso siamo alla resa dei conti, Lev. Si
salver solo chi sa darsi da fare.
...
.
...
CAPITOLO 2.
...
.
...
La cartolina con Diana.
...
.
...
Il pullman arriv a Victoria Station alle nove del mattino e i passeggeri
sfiniti vennero accolti da un'inattesa giornata di sole. Si guardarono
intorno per osservare la luce sugli edifici, la fila luccicante dei
carrelli per i bagagli, le ombre scure che le loro figure proiettavano
sui marciapiedi di Londra, cercando di abituarsi al bagliore. Mi aspettavo
la pioggia disse Lev a Lydia.
Faceva anche caldo. Lydia aveva messo il maglione incompiuto
in valigia. Il cappotto che aveva sul braccio le pesava.
Arrivederci Lev disse allungando una mano.
Lev si chin e la baci sulle guance piene di nei, poi disse: Pu
aiutare a me. Pu aiutarmi. Risero, poi si allontanarono - come Lev
si era immaginato - ognuno verso un futuro diverso, nella citt sconosciuta.
Lev guard verso Lydia mentre lei correva diretta alla fila dei taxi.
Quando apr la portiera, si volt e gli fece un saluto, e Lev percep
una certa tristezza da parte sua - o persino un rimprovero inaspettato.
Come risposta, Lev si tocc la visiera del berretto di pelle, un
gesto che poteva sembrare o troppo da militare o troppo antiquato,
oppure entrambe le cose, dopodich il taxi di Lydia si allontan e Lev
vide che lei guardava diritto davanti a s, come una ginnasta che deve
mantenersi in equilibrio sulla trave.
Lev prese la sua borsa e and alla ricerca di un bagno pubblico.
Sapeva di puzzare. Dalla camicia a quadri usciva uno strano fetore
di alghe. Pens, Be',  logico, mi sono arenato su quest'isola, sotto
un sole inatteso... Sentiva gli aerei che gli rombavano sopra la testa
e pens, Mezza Europa viene fin qui, ma nessuno se la immagina
cos, con questo caldo e un cielo cos terso.
Segu le frecce verso la toilette della stazione, ma poi trov un tornello
all'ingresso che gli sbarrava la strada. Pos la borsa per terra e
guard che cosa facevano gli altri. Infilavano una moneta in una fessura
e il tornello girava, ma l'unico denaro che aveva Lev era una
mazzetta di banconote da venti sterline - secondo Rudi gliene sarebbe
bastata una alla settimana finch non trovava un lavoro.
Per favore, pu aiutarmi? chiese Lev a un anziano elegante che
si avvicinava al tornello. Ma l'uomo inser la sua moneta, spinse il
tornello con l'addome, ed entr con la testa alta come se Lev non
esistesse. Lev lo fiss. Si era espresso in modo sbagliato? L'uomo prosegu
deciso senza rallentare.
Lev attese. Rudi, ne era certo, avrebbe scavalcato quella barriera
senza pensarci un attimo, incurante delle conseguenze. Ma Lev sapeva
che non sarebbe riuscito a scavalcare. Le sue gambe non avevano
lo scatto inesauribile di quelle di Rudi. Rudi ubbidiva a leggi diverse
dalle sue, e probabilmente sarebbe sempre stato cos.
Mentre stava l, il bisogno di lavarsi era cresciuto col passare dei
minuti. Era afflitto da piccole punture su tutta la pelle, come graffi.
Il sudore gli colava dalla testa e poi gi per il collo. Si sent quasi
mancare. Tir fuori una sigaretta dal pacchetto semivuoto, l'accese
e l'uomo che andava e veniva dai bagni lo guard, e dopo un po'
quelle occhiate gli fecero notare un cartello con scritto "Vietato fumare",
appeso alle piastrelle, a pochi passi da lui. Fece un ultimo tiro,
poi la butt a terra e la schiacci sotto la suola, cos si accorse
che le scarpe nere erano sporche di fango. Pens,  il fango del mio
paese, il fango di tutta l'Europa, e devo trovare uno straccio per togliermelo...
Poco dopo, si avvicin al tornello della toilette un ragazzo con la
tuta, la barba lunga e una borsa di tela piena di attrezzi. Lev decise
che quell'uomo - perch era giovane e perch la tuta e la borsa da
lavoro lo identificavano come un degno rappresentante del proletariato
vecchio stile - non avrebbe fatto finta di non vederlo, cos gli
chiese con grande cautela: Pu aiutarmi, per favore?.
L'uomo aveva i capelli lunghi e spettinati, la faccia era impolverata
di calce. Certo rispose. Cosa succede?
Lev indic il tornello, tenendo in mano una banconota da venti
sterline. L'uomo sorrise. Frug nelle tasche della tuta, trov una
moneta, gliela diede e gli strapp di mano la banconota. Lev lo fiss disperato.
No disse. No, per favore...
Ma il ragazzo si gir dall'altra parte, super il tornello e si avvi
verso il bagno. Lev rimase a bocca aperta. Non gli venne in mente
neanche una parola in inglese, si mise a imprecare nella sua lingua.
Poi vide che il ragazzo tornava verso di lui con un sorriso che
tracciava solchi scuri sulla sua faccia bianca di polvere. Porse la banconota
a Lev. Stavo scherzando disse. Era solo uno scherzo, amico.
Lev entr in un camerino e si spogli. Tir fuori dalla borsa un vecchio
asciugamano a righe e se lo strinse intorno ai fianchi. Si sent
subito meglio.
Raggiunse uno dei lavabi e apr l'acqua calda. Da una sedia accanto
all'entrata, l'addetto alla toilette, un sik di una certa et, lo
guard con occhi gravi, fissi sotto il turbante avvolto con cura.
Lev si lav la faccia e le mani, prese il rasoio e si tagli la barba di
quattro giorni. Poi, facendo attenzione a non lasciar cadere il vecchio
asciugamano, si insapon le ascelle e l'inguine, la pancia e dietro alle
ginocchia. Il sik non si mosse, ma continu a fissare Lev, come se
guardasse un film d'epoca che conosceva a memoria e che gli piaceva
sempre, ma non lo commuoveva pi. Sentire il sapone e l'acqua
calda sulla pelle fu un tale sollievo che gli venne quasi da piangere.
Negli specchi vedeva riflessi gli altri uomini che lo guardavano,
ma nessuno diceva una parola e Lev continu a insaponarsi e a
frizionarsi fino a che non si sent pulito e fresco, senza quel fetore di
alghe addosso. Si mise un paio di mutande pulite, poi si lav i piedi
e mont sull'asciugamano per asciugarseli. Tir fuori dalla borsa un
paio di calzini e una camicia. Si pass un pettine tra i capelli grigi.
Aveva gli occhi stanchi, la faccia rasata di fresco apparve scavata nella
luce fredda della toilette, ma si sentiva di nuovo un essere umano:
era pronto.
Raccolse le sue cose e si avvi verso la porta. Il sik rimase immobile
sulla sedia di plastica, ma Lev not accanto a lui un piattino con
qualche spicciolo - ben pochi perch l la gente era troppo di corsa
per pensare alla mancia per un vecchio dagli occhi pesti - e gli dispiacque
di non avere monete da metterci. Dopo tutto il sapone che
aveva usato e tutta l'acqua che aveva schizzato per terra, doveva pur
dare qualcosa all'addetto. Si ferm, si frug in tasca e trov un accendino
di plastica che aveva comperato al deposito dei pullman di
Yarbl. Stava per metterlo nel piattino quando pens, No, questo sik
ha un lavoro e una sedia su cui stare mentre io non ho niente, per
cui la minima cosa che possiedo diventa troppo preziosa per cederla
a lui. Il pensiero di Lev riguardo alla mancia che si rifiutava di dare
si fece pi sofisticato quando si disse che il sik appariva cos impassibile
a tutto ci che gli accadeva intorno che sarebbe certamente
rimasto impassibile davanti a un accendino da quattro soldi. Cos
Lev super il tornello, e si avvi verso la strada assolata, certo che
il sik non si sarebbe nemmeno girato per lanciargli un'occhiata di
rimprovero.
Si ferm nel punto in cui i pullman facevano capolinea e poi ripartivano.
Molto tempo prima - o almeno cos gli sembr - quando
aveva prenotato un posto sul pullman TransEuro, la ragazza dell'agenzia
di viaggi gli aveva detto: Quando arriva a Londra, pu essere
avvicinato da persone che le offrono un lavoro. Se le succede, non
firmi niente. Chieda loro che lavoro le offrono, quanto la pagano e
che alloggio le danno. A quel punto, se le condizioni le sembrano
buone, pu accettare.
Nella sua immaginazione, quelle persone assomigliavano ai poliziotti
di citt come Yarbl e Glie, individui massicci dalle braccia muscolose,
la faccia colorita e le pistole nascoste addosso, nei posti pi
impensati. Si augur quasi di vederseli davanti, cos non sarebbe
stato responsabile dei prossimi giorni e ore della propria vita. Non
gli importava molto del tipo di lavoro, pur di avere un salario, un
orario da osservare e un letto su cui dormire. Era talmente affaticato
che ebbe voglia di sdraiarsi l dov'era, al sole caldo, e aspettare
che arrivasse qualcuno. Ma poi pens che non sapeva quanto durasse
una giornata estiva in Inghilterra, e quando sarebbero sopraggiunti
il pomeriggio e la sera, e non voleva trovarsi per strada
nelle ore di buio.
C'era tanta gente che arrivava e partiva, con gli autobus, i taxi e
le automobili, ma nessuno si avvicinava a Lev. Si avvi, seguendo il
sole, assalito dai morsi della fame, ma senza alcun progetto, nemmeno
quello di procurarsi del cibo. Pass accanto a un bar e il profumo
del buon caff lo tent, ma rimase titubante sul marciapiede,
fuori dal locale. Non aveva il coraggio di entrare temendo di non essere
in grado di capire quanto ci voleva per il cibo e il caff. Pens di
nuovo a Rudi, che l'avrebbe preso in giro per quella stupida timidezza
e si sarebbe infilato l dentro con passo deciso e avrebbe trovato
le parole giuste e i soldi giusti per ottenere quello che voleva.
Lev era in una strada ampia e trafficata, dove gli autobus rossi
sfioravano i marciapiedi e la puzza degli scappamenti rovinava l'aria.
Non c'era un filo divento. Su un alto edificio vide le bandiere che
pendevano molli dalle aste, e per strada una donna se ne stava zitta
e immobile, con i capelli lunghi e un abito molto leggero, come la figura
di un dipinto. Continuavano a passare aerei che ricamavano nel
cielo ghirlande di vapore.
Lev lasci il viale trafficato e svolt a sinistra, su una strada alberata,
e si ferm in un punto all'ombra, pos la borsa per terra che iniziava
a pesargli e si accese una sigaretta. Si ricord che quando aveva
cominciato a fumare, tanti anni prima, aveva scoperto che il fumo
attenuava la fame. L'aveva detto a suo padre, Stefan, che gli aveva risposto:
Ma certo, non lo sapevi? Ed  molto meglio morire per colpa
delle sigarette che della fame.
Lev si appoggi all'albero. Era un giovane platano. Le ombre che
i rami tracciavano per terra erano precise e delicate, come se la natura
stesse disegnando una carta da parati. Stefan era morto "per colpa
delle sigarette", o forse per i lunghi anni di segatura alla segheria
di Baryn. Era morto a cinquantanove anni, prima che Maya nascesse,
molto prima che Marina si ammalasse o che a Baryn cominciasse
a girare la voce della chiusura dello stabilimento. E, giunto alla
fine, le uniche parole che aveva detto con voce esile, come quella
di un adolescente, erano state: Questa  una brutta morte, Lev. Se
puoi, non fare lo stesso.
Lev ebbe un improvviso colpo di tosse. Gett via la sigaretta e
bevve la vodka che restava nella fiaschetta. Poi si sedette sulla ringhiera
di ferro che cintava il platano e chiuse gli occhi. La solidit del
tronco dietro la schiena gli dava sicurezza, gli sembrava una sedia di
casa sua. Si addorment e la testa gli cadde da un lato. Aveva una
mano abbandonata sulla borsa. La fiaschetta della vodka era posata
su una coscia. Sopra di lui, svolazzava un passero, impegnato a costruirsi
il nido.
Qualcuno gli tocc la spalla e Lev si svegli. Confuso, vide una grossa
faccia che spuntava da sotto un casco da moto, e una pancia
prominente. Aveva sognato un enorme campo di patate in cui si sentiva
perso, in mezzo all'infinito susseguirsi di solchi e creste di terra.
Sveglia. Polizia.
Al poliziotto puzzava l'alito come se anche lui avesse viaggiato
senza sosta, per giorni e giorni. Lev cerc di infilare una mano nella
tasca della giacca per prendere il passaporto, ma una grossa mano
gli afferr il polso e glielo strinse con forza spaventosa.
Calma! Niente scherzi, prego. Alzati!
Stratton Lev finch non fu in piedi, poi lo inchiod al tronco
sferrandogli un calcio alla caviglia per fargli divaricare le gambe.
La fiaschetta di vodka sbatt rumorosamente per terra. La radio,
che il poliziotto aveva alla cintura, si mise all'improvviso a gracchiare
forte, ricordando i colpi di tosse di un moribondo.
Lev sent la mano libera del poliziotto muoversi sul suo corpo:
braccia, torace, fianchi, inguine, gambe, caviglie. Cerc di restare immobile,
senza protestare. Una parte del suo cervello si chiedeva se
stava per essere arrestato e rispedito a casa. E poi pens a tutti i chilometri
da percorrere e alla vergogna di ritornare ad Auror a mani
vuote, dopo la sofferenza e la disgregazione familiare che aveva causato.
La radio gracchi di nuovo e Lev sent allentarsi la morsa di ferro
che gli stringeva il polso. Il poliziotto lo guard diritto negli occhi
e cos da vicino che la sua grossa pancia sfior la fibbia della cintura
di Lev.
Cerchi asilo, vero?
Pronunci quelle parole come se gli facessero ribrezzo, come se
gli facessero rimettere il cibo che gli aveva reso l'alito cos cattivo. Lev
le riconobbe. All'agenzia di viaggi di Yarbl, quella ragazza cos premurosa
gli aveva detto: Si ricordi che lei  un immigrato regolare,
per motivi di lavoro, non "cerca asilo", come dicono gli inglesi parlando
di chi  stato cacciato dal proprio paese. Adesso noi facciamo
parte dell'UE. Lei ha diritto di lavorare in Inghilterra. Non deve permettere
che la trattino male.
Sono in regola disse Lev.
Fammi vedere il passaporto, prego.
Lev aveva ancora le braccia alzate contro l'albero. Le abbass lentamente,
raggiunse una tasca e prese il documento che il poliziotto
gli strapp di mano. L'uomo guard la foto del passaporto e poi lui
in rapida successione.
Tutti quelli con una divisa sono dei bastardi idioti aveva detto
una volta Rudi. Soltanto gli idioti cazzeggiano in giro con le manette
e le ricetrasmittenti.
Va bene disse il poliziotto. Allora sei appena arrivato?
S.
Fammi vedere la borsa, prego.
Il poliziotto si accucci e la sua cintura si tese e le pieghe tubolari
della pancia si ammassarono in un'unica montagna di carne. Apr
la cerniera della borsa di tela di Lev e tir fuori tutto: i vestiti che si
era tolto nel bagno della stazione, il sacchetto con la roba sporca, magliette
di ricambio e maglioni, un paio di scarpe nuove, pacchetti di
sigarette russe, una sveglia, due paia di pantaloni, fotografie di Marina
e di Maya, una cintura con la cerniera per nascondervi il denaro,
un dizionario di inglese e il suo libro di racconti, due bottiglie di
vodka...
Lev attese con pazienza. La fame gli brontolava nelle viscere, che
immaginava bloccate da tutte quelle uova sode che Lydia l'aveva costretto
a mangiare. Osserv la miseria dei suoi effetti personali, sparsi
sul marciapiede.
Alla fine, il poliziotto rimise tutto nella borsa e si alz in piedi.
Hai un indirizzo a Londra? Un posto dove stare? Un albergo? Un
appartamento?
Bi e bi rispose Lev.
Hai un B&B? Dove?
Lev si chiuse nelle spalle.
Dov' il tuo B&B?
Non so disse. Devo trovare.
Dalla ricetrasmittente giunse una voce roca e imperiosa. Il poliziotto
(Lev non fu in grado di capirne il grado) se la port alla tempia
e quella voce gli scaravent nell'orecchio un flusso incomprensibile
di parole. Lev osserv la motocicletta, striata di decalcomanie
fluorescenti, con la ruota anteriore sul marciapiede, e pens a quanto
Rudi si sarebbe interessato alla marca e alla cilindrata, mentre a
lui, Lev, non importava niente.
Attese in silenzio e, per la prima volta, si accorse che un uccello
si agitava tra le foglie dei rami sopra le loro teste. Faceva caldo, sebbene
si trovassero all'ombra. Lev non aveva idea se fosse ancora mattina.
Il poliziotto si allontan, parlando alla radio. Ogni tanto si voltava
a guardare Lev, come il padrone di un cane senza guinzaglio,
per assicurarsi che non se ne fosse andato. Alla fine ritorn e disse:
Bene.
Prese la borsa di Lev e la fiaschetta della vodka ormai vuota e
gliele cacci in mano, insieme al passaporto. Gli ricord un bullo
della sua scuola, un certo Dimitri, e gli torn in mente che
Dimitri-il-bullo era morto schiacciato da un tram che si era ribaltato al mercato
di Yarbl e che quando lui e Rudi l'avevano saputo erano scoppiati
a ridere, pestando i piedi e urlando dalla gioia.
Ora vai via di qui disse il poliziotto.  vietato dormire per strada.
 comportamento antisociale, e la multa  salata. Quindi datti
una risistemata. Pulisciti queste scarpe di merda. Tagliati i capelli
e magari trovi qualcosa da fare.
Lev non si mosse. Lentamente infil il passaporto nella tasca della
giacca e guard il poliziotto mentre si sistemava sulla moto e faceva
manovra. Il motore prese vita rumorosamente e il poliziotto ripart,
senza degnare Lev di uno sguardo, come se non esistesse pi.
Lev guard l'orologio. Faceva le 12,23, ma lui non sapeva se fosse
l'ora inglese o quella di Auror, quando i bambini della piccola
scuola di Maya si sedevano sulle panchine per consumare il pranzo
che consisteva in latte di capra, pane e cetrioli sott'aceto e, qualche
volta d'estate, fragoline di bosco raccolte sui monti sopra il
paese.
Raggiunto il fiume, Lev pos la borsa per terra e tir fuori dal portafoglio
una banconota da venti sterline. Comper due hot dog e una
lattina di Coca-Cola da un chiosco, e gli misero in mano, come resto,
una montagna di spiccioli. Si sent orgoglioso di quello scambio.
Si appoggi al parapetto dell'argine e guard Londra. I panini
erano gustosi e bollenti, la bibita gli pizzicava i denti. Nonostante
il cielo fosse azzurro, il fiume era di un colore grigioverde opalescente.
Lev non sapeva se tutti i fiumi di citt fossero cos - incapaci di
riflettere il cielo per il fango scuro rimasto sul fondo per tanti secoli.
Lungo il fiume, in entrambe le direzioni, passavano grandi battelli
per i turisti dove persone spensierate si accalcavano per trovare posto
sul ponte pi alto e fare fotografie in pieno sole.
Lo sguardo di Lev fu catturato da quelle persone. Invidi la loro
disinvoltura, i loro calzoncini corti e il modo in cui le voci delle
guide turistiche si rincorrevano sull'acqua increspata mentre descrivevano
gli edifici in tre o quattro lingue diverse, di modo che chi era a
bordo non si sentisse mai confuso o smarrito. Lev not anche che il
viaggio di quelle persone aveva un termine - risalivano il fiume per
qualche chilometro, oltre la ruota gigante che girava pigra su uno
stelo troppo esile, poi tornavano nel punto da cui erano partiti -,
mentre il suo viaggio in Inghilterra era appena iniziato, sembrava infinito
e senza una destinazione certa, eppure, malgrado questo, col
trascorrere dei minuti il disorientamento e la preoccupazione gli provocavano
fitte nella testa.
Alle spalle di Lev continuavano a passare persone che facevano
jogging, e il fruscio delle loro scarpe e il loro respiro accelerato erano
come un rimprovero per lui che, fermo, sorseggiava Coca-Cola
senza avere alcun progetto, mentre quelle persone avevano uno scopo
e una forza e un piccolo e saldo obiettivo per migliorarsi.
Lev fin la Coca-Cola e si accese una sigaretta. Era convinto che
anche lui avesse bisogno di migliorarsi. Da troppo tempo ormai soffriva
di sbalzi d'umore, era malinconico e irascibile. Persino con Maya.
Aveva passato giornate intere sul portico di Ina senza muovere un
dito, o sdraiato su una vecchia amaca, a fumare guardando il cielo.
Tante volte si era rifiutato di giocare con la figlia o di aiutarla nei compiti,
delegava tutto a Ina. E sapeva che non era giusto. Ina manteneva
la famiglia creando monili. Ma preparava anche da mangiare, puliva
la casa, zappava il pezzetto di terra trasformato in orto, si occupava
degli animali - mentre Lev stava sdraiato a guardare il cielo. Altro
che ingiusto, era riprovevole. Ma alla fine era riuscito a dire a sua
madre che avrebbe riparato il torto. Avrebbe salvato le sorti della famiglia
studiando l'inglese ed emigrando in Inghilterra. In due anni
sarebbe diventato un uomo di mondo. Si sarebbe comperato un orologio
di marca. Avrebbe portato Ina e Maya sul battello dei turisti per
far vedere loro gli edifici famosi. E senza aver bisogno della guida
perch Lev, a quel punto, avrebbe saputo i nomi di tutti gli angoli di
Londra...
Rimproverandosi per la sua pigrizia e per la sua trascuratezza verso
Ina, Lev si diresse a una bancarella che vendeva souvenir e cartoline.
La bancarella era all'ombra dei pilastri che sorreggevano un ponte
molto alto e Lev sent subito freddo senza pi il sole addosso. Osserv
le bandiere, i giocattoli, i modellini, le tazze e le tovagliette di
lino, indeciso su che cosa comperare per sua madre. Il venditore lo
guardava distratto da un angolo, nell'ombra. Lev sapeva che Ina
avrebbe gradito le tovagliette - il tessuto era spesso e resistente - ma
costavano 5 sterline e 99, quindi lasci perdere.
Si mise a girare lentamente il classificatore con le cartoline, cos
le scene di vita londinese gli rotearono ubbidienti davanti agli occhi.
Infine vide quello che doveva prendere assolutamente: una cartolina
d'auguri sagomata sul viso della principessa Diana. Su quel viso
il famoso sorriso struggente; tra i capelli biondi le risplendeva un diadema
e gli occhi erano di un azzurro intenso e triste.
L'acquisto di quella cartolina lo affatic molto. Quando si trascin
di nuovo al sole, si sentiva sfinito, anchilosato, al limite della resistenza.
Doveva trovare un letto per sdraiarsi.
Prese una decisione pur sapendo che era una scelta avventata,
ma si sent incapace di fare altro: ferm un taxi. Quando lo vide fermarsi,
rimase quasi sorpreso. Il tassista era minuto e anziano, con
crespi capelli grigi. Attese con pazienza che Lev parlasse.
Bi e bi, per favore disse Lev.
Eh? disse il tassista.
Per favore disse Lev. Sono molto stanco. Pu portare a bi e bi.
Il tassista si gratt la testa, spostando i pochi ciuffi che aveva. Da
queste parti non ce ne sono. Gli unici buoni che conosco sono a Earls
Court. Va bene per lei?
Come? disse Lev.
Earls Court disse l'uomo a voce pi alta. Vicino a Earls Court
Road. Va bene?
Va bene disse Lev. Portare, per favore.
Sal sul taxi e si adagi nell'ampio, comodo sedile. Si accorse che
il tassista lo guardava nello specchietto: lo guardava mentre guidava.
Fuori dal finestrino Londra si mostr in tutto il suo splendore,
una citt vetrina senza alcun ricordo della guerra. Ogni tanto Lev
aveva l'impressione di riconoscere un edificio che aveva visto in diapositiva
al corso di inglese a Yarbl, ma non ne era sicuro. Era sopraffatto
dalla frenesia della giornata inglese, con il tempo accelerato dal
traffico in movimento, dalla gente che correva, dal sole che appariva
e scompariva dietro i tetti e le torri.
La proprietaria del Champions Bed and Breakfast Hotel si present
come Sulima. Era sulla cinquantina. Indossava un sari, aveva la
carnagione olivastra, le labbra lucide e scarlatte, parlava lentamente
e a Lev sembr che la voce fosse gentile.
La segu lungo un pianerottolo rivestito di moquette fino alla stanza
numero 7, che lei apr subito.
L'ultima libera disse Sulima.  fortunato. In tutte le stanze ci
sono la doccia e la macchina per farsi il caff. L c' il televisore. Questa
 un po' pi buia delle altre perch si affaccia su un condominio,
ma vedr che  silenziosa. Dormir bene.
Lev fece un cenno di approvazione. Rimase a guardare il letto
stretto con la testiera di legno e due guanciali puliti.
Sulima gli sorrise. Per quante notti le serve? chiese.
Lev cap la domanda, ma non sapeva cosa rispondere. Pos la
borsa per terra.
Una notte? disse la donna. Due notti?
Quale prezzo? chiese lui.
Venti sterline la stanza. Ventidue con la colazione.
Venti sterline. Ventidue sterline...
Lev sospir, maledicendo Rudi per aver calcolato cos male il costo
della vita. Una notte disse.
Desidera la prima colazione?
Lev sembr incerto. Non sapeva come fosse la colazione e se sarebbe
riuscito a mangiarla. L'hot dog ce l'aveva ancora sullo stomaco
e si sentiva la pancia piena d'aria.
Non so disse.
Sulima accese le luci, pos il telecomando sul comodino, e Lev
not che si muoveva con eleganza e discrezione. Lisci il letto. Be',
me lo dir. Basta che chiami la reception. Vuole la sveglia?
Scusi? disse Lev.
Vuole che la chiamiamo per svegliarla?
Lev si chiuse nelle spalle. Non aveva colto una sola parola di quello
che gli aveva detto, ma la donna sorrise e sembr capire il suo stato
d'animo. Cap che non era in grado di rispondere ad altre domande,
che la sua struttura umana stava per crollare. Gli consegn
la chiave e se ne and senza aggiungere altro.
Adesso che aveva finalmente un letto, Lev ci si sedette sopra e rimand
un poco il piacere di chiudere gli occhi. Si tolse la giacca, tir
fuori il denaro dalla tasca e cerc di contarlo, ma sembrava che non
fosse pi capace di farlo. Seduto, rest a fissare quelle monete sconosciute
fino a quando non si accorse di un pezzetto di carta stropicciato
che aveva tirato fuori insieme ai soldi. Non lo riconobbe. Lo
prese, lo apr e vi trov poche righe scritte nella sua lingua.
Caro Lev, mi ha fatto piacere viaggiare insieme a te. Ti auguro buona
fortuna. Se avessi bisogno di un traduttore, ti lascio il numero degli
amici da cui sto, nella zona nord di Londra. Se posso, ti aiuto volentieri.
Con amicizia, Lydia.
Lev fiss il biglietto. Non aveva idea di quando Lydia avesse deciso
di scriverlo - di quando gliel'avesse infilato nella giacca di pelle! Sorrise
con affetto. Era il tipo di cosa nascosta che pu fare un'innamorata.
Tuttavia pens che Lydia non avesse intenzioni del genere. Era
solo una persona affettuosa, magari un po' sola, ma animata dalla
cortesia, non dal sesso, e dotata di una sensibilit tale da capire che,
probabilmente, Lev non avrebbe mai chiamato, non si sarebbe mai
esposto alla bench minima ambiguit che una telefonata avrebbe
potuto innescare. Comunque quel pezzetto di carta lo conserv. Lo
infil nel portafoglio e, cos facendo, ripens con tenerezza a Lydia
che lavorava a maglia, alle sue mani bianche e morbide, alle uova sode
che mangiava con estrema circospezione per evitare che un pezzetto
di tuorlo o di guscio cadesse sulla gonna o sulla moquette del
pullman.
Lev and alla finestra e guard fuori. Il sole era coperto dal retro
di un edificio a tanti piani e poco distante dalla finestra c'era un sudicio
tetto a terrazza dove passeggiava un piccione.
I piccioni aveva detto Stefan una volta portano in citt l'anima
della campagna, l'anima degli alberi e gli spiriti del bosco. L'anima
dei morti del bosco.
Chi sono i morti del bosco? aveva domandato Lev al padre.
Tutti quelli che hanno sofferto aveva risposto Stefan. Il passato
del nostro paese non significa proprio niente per te?
Lev si era allontanato, interrompendo la conversazione. Non sopportava
che Stefan lo riprendesse, come in realt faceva spesso, e i
racconti del vecchio sugli "spiriti del bosco" lo innervosivano e lo
mettevano a disagio. Sapeva che Stefan appendeva "stracci votivi"
sugli alberi, nei dintorni di Auror. Li aveva visti ciondolare dai rami,
erano patetiche offerte ai defunti. Lev li aveva mostrati a Rudi dicendo:
Guardali. La generazione di mio padre! Non ne posso pi
di loro. Hanno la testa completamente andata.
Hai ragione aveva detto Rudi, guardando le strisce di tela. La
storia li ha colti a un'et influenzabile.
Lev osserv il piccione, con le zampe color vinaccia e la testa che
si muoveva a scatti. Ora Stefan era uno dei "morti del bosco", sepolto
in un terreno alle spalle di Auror, che si stava ripopolando di abeti
e di frassini. Ma Lev visitava di rado quel posto. Sapeva che ci andava
Ina e a volte portava con s Maya. D'estate tornavano a casa con
grandi mazzi di margheritine selvatiche e Maya diceva a Lev: Abbiamo
visto il posto dove dorme il nonno. Lev aveva pensato di andarlo
a trovare prima di partire per l'Inghilterra, per dare una sorta
d'addio al padre, ma alla fine non l'aveva fatto. Ed era stato facile non
farlo. Era stato facile definire inutile quella visita, niente di pi che
un rituale affettivo. Eppure, alla vista del piccione sulla terrazza, la
prima persona a cui aveva pensato era stato Stefan e lo aveva visto
nitidamente, seduto sulla sedia a Baryn, con un pezzo di salame
smangiucchiato, mentre strappava il pane con le mani piene di macchie
e si asciugava i baffi spioventi con il fazzoletto. E sapeva che Stefan
era parte della ragione per cui si trovava a Londra, perch aveva
dovuto strapparsi da dentro il bisogno del padre di resistere ai cambiamenti.
Pens: Dovrei rallegrarmi che la segheria abbia chiuso, altrimenti
sarei esattamente dove era lui, seduto per sempre su una
sedia. Sarei sfruttato da una segheria fino alla morte, mangiando le
stesse cose ogni giorno, con il vento e la neve, anno dopo anno, rintanato
nello stesso angolo sperduto e lontano da tutti.
Il letto finalmente lo accolse.
Era gi pomeriggio. Lev si sdrai e rest immobile, solo in parte
sotto il lenzuolo e la coperta, sprofondando in un sonno troppo pesante
per lasciare spazio ai sogni.
Emerse un'unica volta dal torpore, per barcollare fino al bagno e
pisciare la Coca-Cola in un water pulito che sapeva di dolci, e per
vedere che il cielo sopra Londra stava diventando scuro e che nel caseggiato
di fronte erano apparse alcune luci. Fece scorrere l'acqua
nel lavabo, bevve e sent ridere qualcuno nel corridoio.
Non aveva mai dormito su un letto comodo come quello e cerc
di non pensare a quanto gli costava, ma solo alla fortuna di trovarsi
l, mentre fuori la citt si preparava all'eccitazione della notte e una
donna chiamata Sulima stava seduta nella hall, silenziosa e riservata,
a fare la guardia. Accese l'abat-jour e gli scatt il solito dubbio -
come gli capitava ad Auror - su quanto sarebbe durata l'elettricit
prima che qualche tronfio ingegnere nella centrale di Yarbl schiacciasse
un interruttore per dirottarla altrove. Una volta Maya gli aveva
domandato: Perch le luci si spengono sempre, Pappa?, ma Lev
non si ricordava cosa le aveva risposto. Qualcosa tipo che non c'era
abbastanza elettricit da sfruttare? Che si doveva condividere con altri?
Chiss. Ma di una cosa si ricord. Una sera, ubriaco, era finito
nell'oscurit fumosa e familiare della casa di Rudi e si era sentito dire:
I tagli dell'elettricit non sono casuali. Non  vero che ce n' poca.
Vogliono solo rovinarci le serate.
Lora, la moglie di Rudi, era entrata in camicia da notte nella stanza
dove stavano bevendo. Aveva in mano un piattino crepato con un
mozzicone di candela acceso, lo aveva posato tra le bottiglie di vodka
ormai vuote, poi se n'era andata senza una parola. Rudi aveva detto:
Lora  una donna molto buona. Un giorno trover un buon marito.
Dopodich avevano iniziato a ridere, ai due lati della fiammella
tremula, e avevano riso fino a farsi venire il mal di stomaco, una
risata ubriaca, silenziosa, inspiegabile, che sembrava non dovere aver
fine.
Lev richiuse gli occhi. Sotto le palpebre tutto divenne nero come
il cioccolato e sapeva che il sonno sarebbe stato cos, morbido e scuro,
e che sarebbe durato fino alla mattina seguente.
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
Un uomo pu andare lontano, ma il suo cuore pu essere lento a raggiungerlo.
...
.
...
Ciao mamma, ciao Maya. Ecco la principessa Diana per voi. Sto bene.
Qui fa molto caldo. Oggi mi trover un lavoro. XXX Lev/Pappa
Lev era seduto nell'ordinata saletta-ristorante di Sulima, a sorseggiare
una tazza di t e a scrivere la sua cartolina. Non c'era nessun altro.
Il t era forte e lo tir su, e lui ricord quando Rudi, che da giovane
era stato due mesi in prigione, gli aveva detto che nel carcere di
Yarbl il t era la principale merce di scambio tra i detenuti, e pens
a come, quando lui e Rudi erano ragazzi, il mondo conservasse ancora
qualche scampolo di innocenza, come le ultime sacche d'aria respirabile
in una nave che stava per affondare. Una calda brezza scuoteva
le tende della finestra aperta. Sulla parete sopra di lui, accanto allo sgargiante disegno di una tigre, le lancette di un orologio si muovevano
silenziose. Erano le dieci e trentacinque appena passate.
Lev aveva fatto la doccia e si era lavato i capelli. Si sentiva pulito
ma fiacco, come se avesse l'aspetto di un giovane e il vigore di un
vecchio. Si immagin quel vecchio percorrere le afose strade di Londra,
trascinare la sua borsa pesante, cercare di parlare con gli sconosciuti,
fingere di essere forte e determinato, pronto per qualunque
lavoro, una persona dalle mille risorse...
Sulima apparve sotto l'arco di gesso che conduceva all'ingresso
di casa sua. Vuole ancora t? gli chiese con gentilezza.
Indossava un sari diverso, quel giorno, del colore degli opali, il
colore grigioverde del fiume. Tra il corpetto del sari e la gonna, la linea
della vita era morbida e dorata. Guard Lev e la cartolina con
Diana, poi si sedette di fronte a lui e disse: Cerco di dare una mano
agli stranieri. Anch'io sono stata aiutata quando sono arrivata qui.
Mi hanno offerto un lavoro come donna delle pulizie in un albergo
che si chiamava The Avenues. Un lavoro duro. Pulire, pulire, pulire.
E tutto doveva essere perfetto: niente polvere sopra le mantovane,
l'estremit della carta igienica ripiegata all'interno. Capisce?.
Lev non aveva idea di che cosa fosse una mantovana, o del perch
la carta igienica dovesse essere piegata, ma annu ugualmente.
Sulima gli port via il piatto della prima colazione. Lui aveva mangiato
met salsiccia, ma non aveva toccato uova e pancetta.Tir fuori
il pacchetto di sigarette, prese l'ultima e l'accese. Sulima gli porse
un portacenere di vetro.
 sposato? Ha una famiglia? gli chiese.
Lev fece un tiro di sigaretta, gir la testa per soffiare fuori il fumo
lontano da Sulima. Mia moglie morta disse.
Sulima si port una mano alla bocca, e Lev vide in quel gesto la
reazione di una donna molto pi giovane, quasi una bambina, a cui
avevano insegnato a chiedere scusa dopo aver detto qualcosa di sbagliato
o inopportuno. Per sollevarla dall'imbarazzo, lui indic il disegno
della tigre e disse: Mia figlia, Maya. Cinque anni. Ama animali.
S? disse Sulima.
S. Dice a me a volte: "Pappa, questo maiale  triste, questa oca
 stanca".
S? Davvero?
Questa tigre. Maya pu dire: " arrabbiata".
Sulima fiss Lev. Batt le palpebre nervosamente e cominci a sistemarsi
i capelli con le mani morbide. Fuori, in strada, Lev poteva
sentire il traffico scorrere lento.
Per Maya disse devo trovare lavoro.
Sulima si schiar la voce e disse: The Avenues Hotel non c' pi.
Peccato, se no la mandavo l. Adesso  una palestra. Piena di gente
che pedala per salvarsi il cuore. Per un lavoro dovrebbe provare in
Earls Court Road. Locali di ogni tipo. Cercano sempre personale.
S? disse Lev.
Dovrebbe iniziare da l.
Court Road?
Earls Court Road. Uscito da questo portone, gira a sinistra, poi
a destra, poi a sinistra. Mi dispiace molto per sua moglie.
Ed eccolo l, a trascinare la sua borsa lungo la strada sporca, abbagliato
dal sole. La prima cosa che avrebbe desiderato comperare era
un paio di occhiali scuri.
Mentre camminava gli tornarono in mente le parole dell'insegnante
di inglese di Yarbl: Quando cercate lavoro, siate educati. La
nostra  gente fiera. Noi non ci prostriamo, ma non siamo neanche
villani. Per esempio, potete dire: "Mi scusi se la disturbo, non avrebbe
qualcosa da offrirmi? Sono un immigrato regolare".
Non avrebbe qualcosa da offrirmi? Erano parole difficili da ricordare,
figurarsi da pronunciare. Per di pi, ogni volta che si avventurava
in un negozio o si presentava alla cassa di un fast-food, Lev aveva
difficolt a dire qualsiasi cosa. In una rivendita di giornali, un locale
buio e antiquato, venne assalito da una profonda tristezza che quasi
gli tolse il respiro. Cos non disse niente, se non chiedere un pacchetto
di sigarette russe, e la ragazza grassa di fronte a lui si gratt il
naso e lo squadr come se fosse un pazzo.
Russe?
S. Russe o turche.
Ma va'. Da queste parti non ce ne sono.
In una pizzeria in cui trov un po' di fresco, con ventilatori a pale
sul soffitto che giravano lenti tra puntini di luce intensa, Lev attese
accanto alla porta finch fu avvicinato da un giovane cameriere.
Fumatori o no?
Fumatori o no.
Non avrebbe qualcosa da offrirmi? domand Lev, cercando di
pronunciare la difficile frase correttamente. Sono un immigrato regolare.
Prego? disse il cameriere.
No, mi scusi. Cerco lavoro. Mi scusi se disturbo.
D'accordo disse il giovane. D'accordo. Be', aspetta un attimo.
Lev lo guard allontanarsi e sparire dietro una porta su cui era
scritto Riservato al personale. Il locale era quasi vuoto e gli altri camerieri
ciondolavano sfaccendati, con indosso camicie bianche e papillon
rossi, gli occhi puntati su Lev. Il rumore delle pale al soffitto
gli ricord la vecchia pista di ghiaccio di Baryn, dove andava a pattinare
con Marina, reggendosi al corrimano, e dove l'aria gelida odorava
di disinfettante.
Quando il cameriere riapparve disse: Mi spiace. Ehm... il capo
ha fatto un salto fuori.
Ha fatto un salto? disse Lev.
S. Fuori. Ma al momento non c' niente. Niente lavoro. Mi
spiace.
Okay disse Lev.
La borsa iniziava a dargli fastidio. Non perch pesava, ma perch
l'aveva l con s, con dentro tutto quello che si era portato appresso
della sua vita precedente. Immagin che in qualche modo
tutti potessero vedere ci che conteneva, e si prendessero gioco
dei suoi miseri averi. A preoccuparlo c'era anche altro. Ogni volta
che posava la borsa per terra, le bottiglie di vodka tintinnavano
ed era imbarazzante, come se lui fosse un contrabbandiere incapace
che lasciava capire a chiunque quello che vendeva. Si pent
di non aver chiesto a Sulima se poteva lasciarla al Champions B&B.
Ma ormai doveva portarsela dietro, come un'appendice del suo
corpo.
S'imbatt in un cassone dell'immondizia parcheggiato al margine
della strada e not che, in mezzo ad assi di legno, materassi macchiati
e cumuli di detriti, avevano buttato un bel po' di metallo arrugginito.
Lev si ferm, pos la borsa e osserv il ferro vecchio, e pens
a cosa avrebbe significato per Ina e a come lei lo avrebbe battuto
e lavorato e fatto diventare cos sottile da poterlo tagliare e modellare
con un paio di forbici, come se fosse un'unghia. La ruggine 
bella diceva spesso Ina. La ruggine mi d una mano. La ruggine
rende tutto pi delicato con il passare del tempo.
Lev si chin sul bordo del cassone. Nei confronti di Ina aveva
sempre provato una certa inquietudine, perfino da bambino, quando,
in qualche modo - non avrebbe saputo spiegarlo - sua madre gli
appariva spettrale, come se, nella corsa attraverso la vita, fosse una
concorrente che nessuno notava e che arrancava per ultima, sempre
per ultima, con l'angoscia negli occhi. Tante volte Lev aveva desiderato
che non fosse cos, ma era cos. E adesso, da anni, Ina trascorreva
le giornate a creare monili per altre donne, donne che non suscitavano
alcuna compassione, donne con sorrisi spavaldi e stivali alla
moda, donne che fumavano e ridevano e sfidavano il mondo. Ina
non aveva mai sfidato il mondo. Sedeva nell'ombra in una casupola
di legno, illuminata da una lampada a olio che fiatava come una
creatura vivente, e il suo banco da lavoro era coperto di frammenti
di metallo e fili di rame, e lei aveva le mani piene di bruciature causate
dal saldatore e dai ferri roventi e con il passare del tempo stava
perdendo la vista. Lev sapeva che il giorno in cui l'avrebbe persa definitivamente
sarebbe stata una tragedia.
"Ma adesso vedr la principessa Diana" si disse Lev. Si immagin
Ina che attaccava la cartolina sopra il banco da lavoro in modo
che la lampada a olio illuminasse la pelle rosea e il mezzo sorriso,
e poi si appoggiava allo schienale della sedia per ammirare
quei lineamenti perduti e gli incantevoli arabeschi del diadema di
brillanti. E anche Maya sarebbe entrata nella casetta di tanto in tanto
per guardare Diana. E qualche volta - non spesso - avrebbero
voltato la cartolina per rileggere quello che lui aveva scritto: Oggi
mi trover un lavoro.
Lev tir su la borsa e sent sbatacchiare le bottiglie di vodka. Si
maledisse per essersi perso nelle sue fantasie. Sognare a occhi aperti
poteva andare bene durante la pausa pranzo alla fabbrica di legname
di Baryn, ma non si poteva sognare a occhi aperti e sopravvivere
in citt come Glie o Jor, tanto meno a Londra. Le citt sono
fottuti circhi aveva detto una volta Rudi e le persone come te e me
sono gli orsi che ballano. Quindi continua a ballare, compagno, continua
a ballare, o sentirai la frusta.
Il caldo stava aumentando. Lo si percepiva salire dal marciapiede,
lo si vedeva tremolare sopra le automobili. Lev si era sempre considerato
forte - un uomo forte e agile - ma adesso si sentiva vacillare.
Gli colava il sudore dalla fronte. Le persone per strada cominciavano
a sembrargli grottesche, grasse e deformi e malate. Ingenuamente,
aveva creduto che tutti gli inglesi fossero come Alec Guinness
nel Ponte sul fiume Kwai, longilinei e ironici, con gli occhi sorpresi.
Oppure come Margaret Thatcher, sempre di corsa verso l'obiettivo.
Ma ora, l, parevano indolenti e brutti, e avevano le teste rasate,
oppure si tingevano i capelli, e molti di loro succhiavano da lattine
di Coca-Cola mentre camminavano per strada come bambini
inquieti, e Lev pens che fosse capitato loro qualcosa di tragico -
qualcosa che nessuno nominava ma che si coglieva sulle loro facce
e nei loro movimenti goffi, scomposti.
Entr in un locale fresco e ben illuminato che si chiamava Ahmed's
Kebabs. Un arabo stava pulendo il pavimento di piastrelle con la candeggina.
Dietro il banco, un cono di carne grigiastra girava su un grill
perpendicolare. Il banco frigo mostrava foglie di lattuga spezzettate,
pomodori affettati e diversi tipi di pane. Un espositore frigorifero era
pieno di lattine di bibite fresche.
Lev pos a terra la borsa e l'arabo si gir a guardarlo mentre strizzava
lo straccio.
Mi scusi disse Lev non avrebbe qualcosa da offrirmi?
L'arabo prese il secchio e lo straccio e ripose tutto dietro il banco.
Poi si volt per esaminare Lev. Aveva lo sguardo pensieroso e irrequieto
e i capelli lucidi e spettinati, come quelli di Rudi.
Siediti disse.
Davanti al banco erano allineati tre sgabelli di plastica e metallo
cromato, cos Lev si arrampic su uno e appoggi le braccia sul ripiano
fresco. L'arabo tir fuori un piatto di carta. Dal banco frigo prese
un panino farinoso fatto a tasca e lo riemp di pezzetti di lattuga.
Poi si diresse verso il cono di carne e ne tagli rapidamente qualche
fetta, che infil nella tasca prima di posarla sul piatto di carta di fronte
a Lev. Lev lo fiss. La carne sapeva di capra.
Ora l'arabo era al frigorifero delle bibite. Tir fuori una lattina
verde, l'apr e la pos accanto al piatto con la carne e il pane. Bevi
disse.
Lev lo ringrazi, avvicinando a s lentamente la lattina. Con l'altra
mano si asciug il sudore dalla fronte. Poi si port la lattina alla
bocca e bevve, mentre l'arabo lo osservava con attenzione. La bibita
era frizzante e gli pizzic la lingua, ma era meravigliosamente fresca,
cos continu a bere, e in quel mentre ricord quando Marina
implorava di avere acqua fresca e senza sapore, e poi piangeva di rabbia
perch l'acqua dell'ospedale era tiepida e sapeva di fogna.
Mi chiamo Ahmed disse l'arabo. Mangia pure. Offre la casa.
Mi scusi? disse Lev.
Mi hai chiesto se avevo qualcosa da darti. Be', ti do da mangiare
e da bere. Da dove vieni? Da qualche parte dell'Est Europa, eh? Il
mio kebab  molto buono. E per te  gratis. Sei libero di mangiare.
Libero.
Lev conosceva molto bene quella parola. L'insegnante d'inglese
gli aveva spiegato che l'Occidente si definiva "mondo libero"
e quell'espressione
l'aveva affascinato per mesi. Ma come si doveva immaginare
quella libert? Nei suoi sogni, Lev la vedeva spesso come
una strada nera, che andava diritta e sicura verso un orizzonte piatto
dove volteggiava qualche uccello stagliandosi nel cielo bianco, ma
c'era qualcosa di austero e inesorabile in quel paesaggio, e Lev aveva
detto a Rudi: Non so bene che cosa significhi, e Rudi aveva ribattuto:
Non lo sai, Lev, perch non hai messo neanche una macchina
su quel cazzo di strada! La libert  velocit. La libert  cilindrata
e ripresa. La libert  quattro ruote sotto il culo.
Lev ringrazi di nuovo Ahmed per avergli offerto da mangiare e
da bere. Assaggi il kebab, ma dopo il primo boccone ci rinunci.
Aveva voglia di fumare, ma i suoi due ultimi pacchetti di sigarette
erano in fondo alla borsa e lo imbarazzava mettersi a cercarli.
Allora disse Ahmed vuoi un lavoro? Che tipo di lavoro?
Qualsiasi lavoro disse Lev.
Be' disse Ahmed sei fortunato. Sei capitato nel posto giusto,
perch sono musulmano.
S? disse Lev.
Il Corano insegna che gli atti di solidariet saranno ricompensati
in paradiso. Io ti ho dato da mangiare cibo prelibato, e per questa
generosit avr la mia ricompensa. Ma ora far di pi. Sto per
darti un lavoro.
Lev rest in attesa. Non era sicuro di aver capito bene. Ahmed gli
domand come si chiamava e da che citt veniva, e Lev glielo disse,
e Ahmed sorrise e disse: Un uomo pu andare lontano, ma il suo
cuore pu essere lento a raggiungerlo.
Prego? disse Lev.
Non farci caso. Mi piace inventare proverbi. Il sorriso di Ahmed
si allarg e poi divenne una sonora risata che riecheggi fra le
pareti del locale, sgombre e rivestite di piastrelle, e all'improvviso Lev
pens, Mi sta prendendo in giro, e il cibo e l'acqua non saranno gratis.
Poi Ahmed spar dietro una tenda a strisce di plastica, molto simile
a quella che Ina d'estate appendeva all'architrave della porta,
di tanti colori, ma sbiaditi dal sole e dal tempo, e Lev rimase solo. Si
avvicin alla borsa e, con mani tremanti, ci frug dentro finch non
trov le sigarette, apr un pacchetto e ne accese una con l'accendino
di plastica che aveva quasi regalato al sik addetto alla toilette della
stazione. Aspir profondamente, godendosi quella prima boccata,
sentendo che il fumo cominciava a calmarlo mentre tornava a sedersi
sullo sgabello di plastica ad aspettare. Rimase quasi immobile,
concentrato sulla sua sigaretta. La carne di montone continuava a
girare sul perno meccanico. Su una parete a specchio l accanto Lev
poteva vedere riflessa la strada alle sue spalle e il traffico lento e la
gente panciuta che camminava trascinandosi.
Sembr passare un'eternit prima che Ahmed tornasse. Pos sul
banco una grossa scatola di cartone che traboccava di volantini in
bianco e nero sui quali il nome Ahmed's Kebabs era scritto in caratteri
svolazzanti e reclinati all'indietro. Con orgoglio, Ahmed pest un
pugno sopra la pila di fogli. Il tuo lavoro disse. Distribuire volantini. Okay?
S?
S. Per tutto il quartiere. Tutte le case private. Quelle eleganti.
Quelle brutte. Appartamenti. Bed and Breakfast. Qualsiasi porta. Mi
raccomando controlla i seminterrati. Molte persone che mangiano
kebab vivono nei seminterrati. Lascia perdere gli alberghi. Per ogni
volantino che imbuchi, ti do due centesimi. Dieci case, venti centesimi.
Cento case, due sterline. Forse sei un miscredente, Lev, ma oggi
Allah ti ha sorriso. Eh?
C'era il problema della borsa.
Lev non voleva separarsene perch conteneva tutti i suoi averi,
ma sapeva che non sarebbe potuto andare di casa in casa con quell'ingombro.
Pens di caricarsela sulle spalle, infilando le braccia nei
manici, ma era troppo pesante, cos decise di fidarsi di Ahmed e lasciargliela
e non pensarci pi, perch in fondo conteneva cose che
non avevano valore, se non per lui.
Prima di mettersi in marcia, Lev si sforz di mangiare ancora qualche
boccone di kebab. Aveva bisogno di rifocillarsi per affrontare le
ore che l'attendevano, quando sarebbe arrivato il caldo di mezzogiorno,
e lui si sarebbe ritrovato perso in quel caldo, perso in un labirinto
di strade anonime. Ma tutto sommato era contento. Quel lavoro
non lo costringeva a parlare con le altre persone n a capire
quello che gli dicevano. Sarebbe stato di nuovo solo con i suoi sogni.
Ahmed infil met dei volantini in un sacchetto di plastica e glielo
consegn. Lev non aveva idea di quanti fossero, ma pesavano e
immagin che la plastica gli avrebbe tagliato le mani. Gli sarebbe
piaciuto avere ancora la tracolla di tela che usava da studente, tanti
anni prima, quando la scuola di Auror aveva ancora la sua campanella
di ferro e sopra le colline si avvistavano le aquile. Si chiese che
fine aveva fatto la campanella e che fine avevano fatto le aquile, ma
sapeva che non era il momento di pensarci e che doveva lasciar perdere.
La maggior parte delle cose sparisce aveva detto una volta
Rudi. Quindi fa' in modo che almeno qualcuna sparisca dentro le
tue tasche.
Si avvi sotto il sole. Pass accanto a un chiosco di fiori colmo di
rose, lill e fiordalisi e il loro profumo, nel cuore della citt, lo sorprese,
come se avesse creduto che i fiori profumassero solo nei luoghi
calmi e silenziosi.
Sapeva che doveva iniziare subito a distribuire i volantini, cos lasci
la trafficata Earls Court Road e fin in una strada costeggiata da
edifici alti, non molto diversi da quelli che aveva immaginato popolati
di immigrati che distillavano la vodka dalle patate, eccetto che in
quegli edifici c'era una sorta di solida maestosit che non aveva previsto.
Alcuni erano eleganti, circondati da cancellate dipinte di fresco
e con grossi pilastri bianchi o color crema che risplendevano nella
calura. Altri erano malridotti, quasi cadenti, con crepe nelle cornici
delle finestre e sacchetti della spazzatura abbandonati sui gradini
d'ingresso. Da qualunque parte si voltasse, Lev not quell'accostamento
di edifici restaurati e fatiscenti e lo trov consolatorio, come
se, finalmente, avesse visto a Londra qualche segno dei danni della
guerra che nessuno era riuscito a cancellare.
Tir fuori una manciata di volantini e li infil nella cassetta della
prima casa. Sotto Ahmed's Kebabs c'era scritto Carne halal di prima
qualit; I migliori prezzi di tutto il quartiere; Fast-food e take-away; Cortesia
nel servizio a qualsiasi ora, ma Lev non era in grado di capire ogni
parola. Sapeva che "migliore" era un concetto importante, poco utilizzato
nel suo paese, se non da gente come Rudi, che amava circondarsi
di un alone di meraviglia, tanto che perfino i suoi stivali dovevano
essere degni di ammirazione e il suo dopobarba doveva avere
potere seduttivo sia sugli uomini sia sulle donne. "Cortesia nel servizio"
sembr una contraddizione a Lev, se pensava ai pochi ristoranti
in cui era stato nel suo paese, quando Marina era ancora viva e
lui l'aveva portata fuori a cena per dimostrarle quanto tenesse a lei.
I camerieri e le cameriere si erano comportati come i sorveglianti di
un campo di lavoro, sbattendo sul tavolo piatti di carne piena di nervature,
versando vino da caraffe sporche, portando via i piatti da sotto
il naso prima che loro due avessero finito di mangiare...
Perch non sorridete mai? aveva chiesto una volta Marina a un
cameriere imbronciato con il grembiule pieno di macchie. E il ragazzo
- perch si trattava di un ragazzo, non di un adulto - l'aveva
guardata sorpreso.
Sorridere ai clienti non ti costerebbe niente aveva continuato
Marina con garbo, ma il ragazzo aveva distolto lo sguardo.
Si sbaglia aveva detto. Sorridere ci costerebbe la nostra dignit.
Dopodich era scappato in cucina, pestando per terra gli scarponi,
facendo oscillare il vassoio con i piatti, i bicchieri e la caraffa vuota.
Marina aveva preso la mano di Lev e aveva detto: Adesso quel
ragazzo mi fa pena. Prima ero arrabbiata e adesso sono dispiaciuta,
e preferivo la rabbia!.
Marina.
Non doveva iniziare a pensare a lei. Se Lev voleva sopravvivere
era essenziale non perdersi in quei sogni a occhi aperti.
Scese alcuni scalini che portavano a un seminterrato e trov, quasi
nascosto sotto il marciapiede, un minuscolo giardino con allori, lavanda
e grosse ortensie in cerca di luce. Un gatto tigrato era raggomitolato
sul davanzale della bassa finestra e apr appena un occhio
quando Lev prese alcuni volantini per infilarli sotto la porta tinta di
un giallo vivace. Di fianco alla porta c'era un campanello con due nomi,
Kowalski e Shepard. Lev si ferm a guardare i nomi e la porta
gialla e poi il giardino, ricavato quasi dal nulla ma talmente bello nella
sua semplicit che improvvisamente fu colto da una forte invidia
per quelle due persone, Kowalski e Shepard. Li immagin tornare a
casa dal loro lavoro ben pagato, innaffiare le piante, dare da mangiare
al gatto, ordinare il kebab da Ahmed, comperare vino o vodka,
sedere l'uno accanto all'altra al loro tavolo, mangiare e ridere e fumare,
poi andare in camera da letto mano nella mano al calar della
notte. E pens, Io non avr mai una vita cos. Mai.
Lev riprese il suo giro. Il sacchetto con i volantini divenne pi leggero
dopo che complet le prime tre strade e giunse in una piazza
tranquilla, dove un gruppo di bambini giocava in un piccolo prato
spelacchiato, protetto da una recinzione, e l'aria era intrisa del profumo
di ligustro. Adesso era in trance da consegna: saliva gli scalini
dell'ingresso, prendeva i volantini, li infilava nella cassetta delle lettere,
scendeva i gradini, si inabissava nel seminterrato, contava i nomi,
sceglieva il numero corrispondente di volantini, li infilava nella
porta, risaliva in strada e passava all'edificio successivo... Le gambe
gli facevano un po' male, si teneva il berretto di pelle calato sugli occhi
per ripararsi dal sole, ma era soddisfatto del suo lavoro. Poco pi
tardi, calcol di aver guadagnato una sterlina.
Si ripos qualche minuto, appoggiandosi alla cancellata che introduceva
al giardino della piazza, osservando i bambini sulle altalene
e le loro giovani madri, vestite in jeans e canottierine aderenti,
sdraiate sull'erba all'ombra di un gelso. Si accese una sigaretta e ne
gust il sapore, e gli parve di incanalare nei polmoni il profumo di
ligustro insieme al fumo, e qualcosa in quella combinazione di aromi
gli infuse vigore e audacia, e pens che nella notte sarebbe tornato
l per dormire sotto il gelso e osservare la vita che scorreva nelle
case attorno e in tal modo conoscere un nuovo volto di Londra -
un volto segreto. E questo lo rallegr, l'idea di aver scelto un posto
dove dormire, un posto libero, un posto segreto, un posto dove poteva
controllare la situazione...
A un tratto Lev si accorse che le giovani mamme si erano voltate
e lo stavano fissando e bisbigliavano qualcosa. Lui abbass lo sguardo.
Nascose la sigaretta con il palmo della mano. Una delle donne
si alz e gli venne incontro. Lev la guardava da sotto il bordo del berretto.
Aveva la pelle chiara ed era graziosa, con le braccia coperte di
lentiggini, e gli si avvicin cos tanto che Lev avvert l'odore della sua
crema solare.
Questo  un giardino privato gli disse.
S? disse lui.
S. Questo giardino  solo per i residenti. Quindi... se ne pu andare,
per favore?
Lev guard oltre le spalle della giovane donna e vide che le sue
amiche avevano chiamato a s i bambini dall'altalena e li tenevano
vicini, e cap che lo consideravano un criminale alla stregua di quelli che nel carcere di Yarbl venivano maltrattati ed emarginati e di cui
la societ non amava parlare.
Tu pensi che... esord, poi si ferm. Gli mancavano le parole,
ma sentiva che, se ne avesse conosciute di pi, non sarebbe riuscito
a spiegare loro chi era. La giovane donna con le lentiggini rest di
fronte a lui con le mani sui fianchi. Lev voleva dirle che aveva una figlia,
della stessa et dei bambini nel giardino, e che proprio in quel
momento Maya tornava a casa a piedi da scuola, con la piccola tracolla
e le scarpe consumate...
Capito? disse la donna. Adesso se ne va. Vero?
Lev scosse la testa, cercando di comunicarle che si sbagliava sul
suo conto, che lui era un brav'uomo, un padre affettuoso, ma quel
gesto allarm la donna, che chiam le altre: Non se ne vuole andare.
Qualcuno telefoni alla polizia.
No disse Lev. No polizia...
Allora se ne vada.
Sono nuovo disse Lev. Cerco solo la mia strada fra tante strade.
La donna sospir, quando un'amica la raggiunse. Un balordo
disse. Un balordo straniero. Mi sembra innocuo.
Okay disse l'altra avvicinandosi a Lev. Fuori di qui, d'accordo?
Compriendo?
Nel tardo pomeriggio, distribuiti tutti i volantini, la fame e la sete cominciarono
a tormentare Lev. E lui pens con nostalgia alle uova sode
di Lydia.
Sapeva di essersi perso. Si pent di non aver lasciato una scia di
volantini che lo avrebbero aiutato a ritrovare la strada. Si ferm e si
guard intorno, da una parte e dall'altra, a sinistra e a destra. Poi si
rimise in marcia, cercando di ricostruire da dove era venuto.
Quando finalmente raggiunse il locale di Ahmed, lo trov affollato
di arabi che mangiavano i panini imbottiti di carne e bevevano
caff in bicchieri di carta. L'odore del montone gli parve ora quasi un
dolce profumo e Lev si fece largo per raggiungere il banco e consegn
ad Ahmed il sacchetto vuoto.
Volantini andati disse.
Ahmed gli dava la schiena, stava affettando la carne dal cono, le
braccia imperlate di sudore.
Mi auguro, amico mio disse un istante dopo che tu li abbia
messi tutti nelle cassette delle lettere. Ho avuto gente che li buttava
nella spazzatura e poi voleva essere pagata, e anche se sono un musulmano
molto gentile, questa cosa mi manda in bestia.
Gli arabi l intorno si misero a ridere.
Ridevano per il "mi manda in bestia"? Lev ricord che il suo insegnante
d'inglese aveva detto: In una lingua straniera, a volte, una
frase si capisce solo dopo un po' che si  sentita.
Ahmed riemp tre tasche di pane con carne e insalata. Le pos
sul banco per i suoi amici arabi, poi si diresse verso la macchina del
caff. Da quel poco che Lev intu, Ahmed non era pi di buonumore
come la mattina. Lo osserv servire i caff, prendere i soldi e metterli
nel suo sofisticato registratore di cassa, che non emetteva un trillo come quelli utilizzati nel paese di Lev, ma solo una muta e breve
vibrazione di gratitudine ogni volta che il suo cassettino si apriva per
accogliere le banconote. Lev rimase a fissarlo. La grossa mano di Ahmed
vi stava appoggiata sopra e, dopo un attimo di esitazione, afferr
una banconota e richiuse il cassetto. Ahmed and da Lev. Pos
il denaro sul banco.
Ecco qui disse. Cinque sterline. Duecento volantini. Sono generoso.
Okay? E mi fido di te perch sono molto buono. Vuoi un
caff?
Grazie rispose Lev. Molto grazie.
La mancanza di un tetto, la fame, erano cose con cui per un po'
bisognava
fare i conti, pens Lev. Migliaia - anche milioni - di persone
nel mondo soffrivano la fame e non avevano un posto dove dormire.
Non per questo morivano o perdevano la speranza o impazzivano.
Ma in ogni caso, al termine del suo primo giorno di lavoro a Londra,
Lev cap che non poteva sopravvivere distribuendo volantini per
Ahmed. In un chiosco che vendeva frutta comper due banane, in
una panetteria un soffice panino bianco, in un ufficio postale un francobollo
per la cartolina della principessa Diana e in un negozio che
vendeva giornali un sacchetto di tabacco, un pacchetto di cartine e
una bottiglia d'acqua - e cos le cinque sterline erano andate.
Port la sua borsa fino alla strada dove vivevano Kowalski e Shepard
e, sul far della sera, scese verso il loro seminterrato e si sedette
l sotto, nascosto alla strada, dietro gli allori e le ortensie. Trov alcune
scatole di cartone schiacciate e riposte in un angolo in fondo alla
sua tana, le sistem e ci si sedette sopra. Mangi le banane e il panino
e guard farsi buio intorno a lui.
Aspettava che Kowalski e Shepard tornassero a casa. Immaginava
gi le loro voci, giovani e fresche, e la luce che trapelava dalle loro
finestre, morbida e calda. E pens che se fossero usciti per innaffiare
le piante e l'avessero visto, lui avrebbe potuto spiegare di aver
scelto il loro seminterrato per via delle piante e della porta gialla,
convincendoli a lasciarlo stare l sotto - soltanto per quella notte.
Tuttavia, una parte di s si sentiva stupida ad aspettare l. Dalla
strada sopra di lui giungevano le risate dei passanti, lo sbattere delle
portiere e il ticchettio dei tacchi alti delle donne sul marciapiede.
Cerc di confortarsi pensando che quando Marina era viva, anche
lui aveva avuto una vita degna - bench pi modesta di quelle che
vedeva intorno a s a Londra - e ricord che, per il trentesimo compleanno
di Marina, lui le aveva comperato al mercato di Baryn un
paio di scarpe rosse con il tacco di sette centimetri e aperte sulla punta,
e Marina se le era messe con una gonna nera a volant e uno scialle
rosso preso in prestito da Lora, e poi avevano mangiato oca arrosto,
bevuto birra, vodka, ballato il tango sulla veranda di Rudi - Rudi
e Lora, Marina e Lev - e si erano sentiti pazzi di felicit e di passione.
A Lev parve di sentire ancora il dolce peso della schiena flessuosa
di Marina contro il suo braccio, di vedere lo scatto sexy dei suoi
piedi nelle scarpe rosse, di udire la sua risata che riecheggiava fra le
colline sopra Auror. Che serata. Neanche Rudi l'aveva mai dimenticata
e a volte diceva a Lev: Quella sera del compleanno di Marina.
Ci  successo qualcosa, Lev. Non eravamo pi esseri mortali.
Non eravamo pi esseri mortali.
Adesso, tutto quello che Lev poteva sentire era il peso del suo
corpo esausto, seduto sulle scatole di cartone, e l'enorme e inimmaginabile
peso della citt sopra di lui. Si sforz di pensare a cose positive:
la cartolina con Diana che iniziava il suo viaggio per raggiungere
Ina e Maya, la gentilezza di donne come Lydia e Sulima, i soldi
che avrebbe guadagnato se solo avesse resistito senza perdersi d'animo...
Nel seminterrato non arrivava nessuno. Il gatto era scomparso.
Le luci della strada tingevano di arancione le grosse ortensie azzurre.
Lev tir la borsa verso di s, prese un maglione che aveva fatto
sua madre, lo arrotol a mo'di cuscino e ci appoggi la testa. Si accese
una sigaretta e la fum in silenzio, osservando il fumo che saliva
a spirali dal suo nascondiglio e lambiva le foglie scure dell'alloro
per poi dissolversi nel buio. Prima che la sigaretta fosse finita, Lev si
accorse che stava per sprofondare... sprofondare inesorabilmente nel
sonno. Fece appena in tempo a sporgersi per spegnere la sigaretta,
poi si arrese.
Ora la sua mente sognatrice evoc un ricordo. Stava tornando ad Auror
in bicicletta dalla segheria di Baryn. Con una lunga corda si era
legato sulla schiena gli scarti di legname che aveva raccolto per costruirsi
un carretto da trainare con la bicicletta. Quel carretto (di cui
aveva gi abbozzato un disegno) sarebbe stata la cosa pi utile che
avesse mai fatto con le sue mani. Un oggetto che gli avrebbe permesso
di trasportare innumerevoli altri oggetti, e che con il passare
degli anni sarebbe diventato indispensabile. Perch la vita funziona
cos aveva osservato Rudi. Ti crea vuoti davanti agli occhi che
devi riempire di cose.
Le assi di legno erano fissate di traverso sulla schiena di Lev. Il
caporeparto della segheria di Baryn, Vitali, aveva fatto finta di non
vedere che Lev raccoglieva gli scarti - o quasi. Si era limitato a ricordargli:
Sai che dovr farti una piccola multa. Niente di grave. Basteranno
un po' di uova. O un braccialetto di latta per mia moglie.
La strada per Auror era stretta e ripida. Era un tardo pomeriggio
di inizio estate e Lev sudava mentre pedalava e la corda gli tagliava
le spalle e lui pregava che le gomme della bicicletta non scoppiassero
sotto il suo peso sommato a quello delle assi.
Nell'unico tratto pianeggiante della strada, costeggiato da profondi
fossati, aveva scorto un trattore in arrivo dalla direzione opposta.
Il trattore trainava un carro carico di fieno e Lev aveva notato che le
balle ondeggiavano e si muovevano mentre il trattore procedeva.
Aveva pensato di dover scendere dalla bicicletta e liberare la strada
per lasciar passare il mezzo, ma smontare con i pezzi di legno legati
sulla schiena non sarebbe stato facile, quindi aveva deciso che era
meglio proseguire, diritto e senza esitazioni, perch su quel tratto di
strada c'era spazio per una bicicletta e un carro, e il guidatore del
trattore l'avrebbe visto in tempo utile per rallentare.
Invece il trattore non aveva rallentato. Gli era venuto incontro,
con il motore che ruggiva e con le grandi ruote, poi lo aveva raggiunto
e superato, ma sul retro del carro una balla che sporgeva in
fuori un po' pi delle altre aveva colpito le assi di legno legate sulla
schiena di Lev e lui era stato sbalzato dalla bicicletta nel fosso.
Per un attimo, era sprofondato nel buio. Poi aveva visto tornare la
luce e aveva guardato verso il cielo, che era affollato delle delicate nuvole
rosa di una serata estiva, e aveva cercato di trarre un po' di forza
da quello spettacolo, ma i dolori alla schiena e alle braccia erano lancinanti
e sentiva le assi che gli premevano sulle ossa e aveva pensato
che stava subendo una sorta di crocifissione. Ma per cosa lo stavano
crocifiggendo? Per non aver voluto bene a suo padre? Per non essersi
aperto con gli artigli la propria strada nella vita, come Rudi? Perch
si sdraiava su una grigia amaca ogni volta che si sentiva triste?
Non lo sapeva. L'unica cosa certa era che doveva provare ad alzarsi,
a liberarsi di quella croce di legno, a rimettersi in viaggio.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
Azzurro elettrico.
...
.
...
Quando Lev si svegli, la luce del giorno bianca come il latte si era
insinuata nel seminterrato e cadeva una pioggia leggera. Rest sdraiato
a guardarla, immobile, ritemprato dal sonno, e pens che non aveva
mai visto una pioggia del genere, cos impalpabile che quasi non
sembrava cadere, ma che piano piano rendeva lucide le foglie dell'alloro
e i fiori dell'ortensia e le pietre grigie del cortile.
Sul muro della casa di Kowalski e Shepard era assicurato un
grosso tubo per l'acqua con sotto un tombino e una canna per innaffiare
avvolta intorno al rubinetto. Lev sgattaiol fuori dal suo
nascondiglio, avanz furtivo fino al rubinetto e ascolt. Sent passare
qualche macchina in strada, ma sapeva che era ancora molto
presto; nessun rumore dall'appartamento e nessuna traccia del gatto
tigrato. Nel modo pi discreto possibile, Lev pisci sul tombino,
poi apr il rubinetto e si sciacqu le mani, si bagn la faccia.
Quindi torn nella sua tana e si sdrai di nuovo, la testa sul maglione
di Ina che, come ricordava, gli inglesi chiamavano pullover,
e non riusc a spiegarsi da dove venisse quella parola. Si accese una
sigaretta.
Rimase sdraiato a fumare e ad aspettare che la porta gialla si aprisse.
Non aveva paura di essere scoperto, era solo curioso di vedere
Kowalski e Shepard. Pens alla possibilit di chiedere loro il permesso
di stare l, se lui, in cambio, si fosse occupato delle piante, ma
sent Rudi ridergli in faccia e dirgli: Come no, Lev. Saranno felici
che un completo sconosciuto del cazzo tratti il loro muro come se
fosse un cesso e sconvolga la loro carbonaia per usarla come letto...
e tutto per pochi minuti di innaffiatura ai vasi. Vedrai, penseranno di
essere stati baciati dalla fortuna!.
Poco pi tardi, quella pioggia impalpabile cess e il sole fece risplendere
le foglie bagnate. In strada c'era pi rumore di prima e Lev
sent che il polso della citt batteva pi veloce mentre la gente si preparava
alla giornata di lavoro. Ormai era certo che, chiunque fossero,
Kowalski e Shepard non c'erano. Avevano lasciato tutto in ordine,
la canna ben arrotolata e il pomo di ottone della porta lucido, ma
dovevano essere altrove.
Ahmed stava aprendo l'inferriata davanti al locale quando Lev arriv
con la sua borsa.
Bene disse Ahmed, con uno dei suoi sorrisi a trentadue denti.
Il mio uomo dei volantini. Pronto per un altro giorno di lavoro?
Lev chiese se poteva usare il bagno e Ahmed lo accompagn oltre
la tenda a strisce in un corridoio buio, stipato di cartoni di bibite
e piatti di carta, dove si affacciava un bagno rivestito di piastrelle, con
un lavabo e uno specchio di plastica. Non aveva finestre e il pavimento,
lavato da poco con un disinfettante, era ricoperto di fogli di
giornale perch si asciugasse pi in fretta. Su una delle pagine, vicino
al lavabo, c'era la foto di una donna in topless.
Lev si fece la barba e si lav il corpo. La presenza di quella donna
mezza nuda lo infastidiva. Da quando Marina era morta, non riusciva
a pensare al sesso. Una sera aveva detto a Rudi: Ormai potrei
farmi monaco. Non mi interessa. E Rudi aveva detto: Certo, capisco,
compagno. Ma ti passer, perch ogni fottuta cosa passa. Un
giorno ritornerai vivo.
Quel giorno gli sembrava ancora lontano. Osserv la fotografia.
Come poteva essere su un quotidiano nazionale? La modella aveva
due seni ridicoli, grossi come zucche, le labbra gonfie e umide, e indossava
solo un tanga con i lustrini. Desider che quella ragazza fosse
morta. Desider che chi l'aveva fotografata fosse morto. Desider
che i rapporti sessuali non suscitassero pi interesse, come collezionare
vecchi francobolli o appendere alle pareti i ritratti dei leader del
Partito comunista...
L'uomo del Ventunesimo secolo  un cane, pens, un cane abietto
e arrapato, con i denti in mostra e il cazzo violaceo e duro, e fili di
bava maleodorante che gli scendono dalla bocca ingorda...
Strofin il tacco della scarpa su quella foto per strapparla. Prese
l'asciugamano dalla borsa e si asciug. Si scrut nello specchio
di plastica nella speranza di cogliere uno sguardo o un dettaglio di
cui andare orgoglioso, ma sotto la misera luce del bagno la sua faccia
gli apparve gialla e spettrale, quasi disumana. E gli occhi erano
spenti.
E sentiva che stava per essere sopraffatto - come gli capitava di
tanto in tanto - dal dolore per la perdita di Marina. Solo trentasei
anni, aveva vissuto. Trentasei anni. Era una bella donna con una
voce che sprigionava gioia di vivere. Ogni mattina andava al lavoro,
nell'ufficio del sovrintendente ai Lavori pubblici di Baryn, con
indosso una linda camicetta bianca. La sera si metteva un grembiule
a righe e cantava mentre preparava la cena. Cullava la figlia
nel lettino fino a farla addormentare, paziente come una madonna.
Una sera d'estate aveva ballato il tango con le scarpe rosse.
Con gli stracci aveva creato un tappeto, lavorandoci per mesi e mesi.
Faceva l'amore come una zingara scatenata, con i capelli neri
che ricadevano intorno alla faccia di Lev. Era perfetta e non c'era
pi...
Lev sapeva che quello non era il posto giusto per iniziare a piangere.
Cerc di reagire come avrebbe fatto Rudi, mettendosi a inveire
o a pestare i piedi per bloccare le lacrime, ma lo stavano strozzando,
doveva lasciarle uscire. Si schiacci l'asciugamano umido contro
la faccia e preg che quello sconforto svanisse, come un breve
temporale, come un incubo dal quale  possibile svegliarsi. Ma non
svaniva, e cos rest l in piedi a piangere e dopo un po' - non sapeva
quanto tempo fosse passato - sent Ahmed che bussava alla
porta.
Lev chiam piano. Cosa succede al mio uomo dei volantini?
Niente balbett Lev.
Segu un momento di silenzio, poi Ahmed disse: Quando un
uomo piange, non  mai per niente... e questo non  uno dei miei
proverbi.  la verit.
In mezzo a tutto il suo dolore, Lev si sent stupido. Mi spiace
disse. Mi spiace.
Okay disse Ahmed. Vado a prepararti il caff. Fai con calma.
Poi esci e ti bevi il caff. D'accordo?
Lev sent che l'uomo si allontanava. La proposta del caff lo
commosse, allora pens: L'uomo del Ventunesimo secolo  un cane, ma
a volte, come un cane fedele, sa anche dimostrare affetto.
Ancora per un giorno.
Disse ad Ahmed che avrebbe distribuito volantini ancora per un
giorno, ma poi avrebbe dovuto trovarsi un lavoro pagato meglio.
Ahmed disse: Capisco. Io ti do una miseria. Lo so. Ho un'attivit
molto piccola e un affitto di merda molto alto. Ma che cosa andrai
a fare?.
Non lo so disse Lev.
Vai all'ufficio di collocamento, amico mio, e non ti aiutano.
Non mi aiutano?
No. Comma 22. Sai cosa significa?
No.
Nessuna via d'uscita. L'ha inventato un americano e vuol dire
nessun cazzo di via d'uscita.
S?
Per ottenere qualsiasi lavoro devi ricevere il sussidio da un anno.
E per ottenere il sussidio, devi aver lavorato in questo paese per
un anno. Buffo, eh? Capisci? Comma 22.
Lev si fece una sigaretta con il tabacco che aveva comperato. Gli
tremavano ancora le mani per quell'esplosione di dolore. Ricord la
parola "sussidio" dalle sue lezioni d'inglese, ma sapeva che aveva un
significato complesso, che non era mai riuscito a capire. Cerc di rammentare
cosa diceva il suo insegnante mentre Ahmed tagliava gli ultimi
resti di kebab dallo spiedo, li buttava nel secchio della spazzatura
e ripuliva dal grasso il meccanismo che faceva ruotare la carne.
Lev fin di prepararsi la sigaretta, l'accese e sent il sapore insolito del
tabacco Virginia, come l'alito dolciastro di uno sconosciuto.
Poco dopo, Ahmed si pul le mani con uno strofinaccio pieno di
macchie e si volt verso Lev. Buono il caff? chiese.
S. Grazie Ahmed. Sei molto gentile.
Sono solo un buon musulmano, tutto qui. In paradiso avr sicuramente
qualche vergine tutta per me. Rise.
Lev si chiese se, nelle sue fantasie, quelle "vergini" avessero i seni
come zucche e le labbra gonfie. Poi Ahmed frug in uno scaffale
sotto il banco, tir fuori un giornale stropicciato e glielo mostr.
Evening Standard disse, indicando con il pollice le due parole scritte
in nero. Il giornale di Londra. Cerca qui, Lev. Leggi con attenzione.
Vai alle pagine "ESJOBS". Ci sono anche centinaia di camere in affitto.
Oggi distribuisci i miei volantini. Domani trovi un lavoro su questo
giornale. Lavoro e stanza. Okay? Cos andr tutto a posto.
Finita la giornata e ricevute altre cinque sterline da Ahmed, Lev non
sapeva dove andare, se non tornare al nascondiglio nel cortile di
Kowalski e Shepard. Questa volta la sua cena fu una pagnotta di pane
nero e una confezione di salame affettato. Delle cinque sterline
che aveva guadagnato gli rimasero solo due sterline e ventiquattro.
Non osava pensare a quanto costasse ogni cosa. Per placare la sete
bevve dal rubinetto sul muro.
Scese la notte e l'appartamento rimase buio. Lev si sedette nella
sua tana sotto il marciapiede, si accese una sigaretta e prese dalla
borsa una torcia per leggere gli annunci di lavoro sul giornale:
Cercasi manovale a Croydon; manager per impresa edile con competenze
meccaniche o elettriche; montatori di controsoffitti e paratie
a Sydenham; addetto alla sicurezza per la London Underground
Limited a tempo indeterminato; idraulico con attrezzatura propria
iscritto alla Corgi...
La sua mente chiese una tregua. Si coric. Tenne la torcia accesa e
dirott il sottile fascio di luce sui fiori dell'ortensia e quell'azzurro
elettrico gli ricord una notte in cui era andato a pescare con Rudi e
avevano fatto una delle pi strane scoperte della loro vita.
Con la Chevy avevano raggiunto il lago Essel, un lago freddo e
calmo distante chilometri da Auror, circondato da pini e abeti, dove,
a quanto Rudi aveva sentito, si stordivano i pesci con la luce e poi si
pescavano con le mani. Succede perch gli aveva spiegato Rudi 
un lago molto isolato. Quei pesci del cazzo non hanno mai visto la
luce elettrica, cos, quando salgono in superficie per dare un'occhiata...
troppo tardi, fratello! Li uccide la loro curiosit.
Il lago Essel non era stato facile da trovare. La Chevy strideva e
ringhiava mentre Rudi la conduceva per quelle strade sterrate, e i rami
pi bassi degli alberi le rigavano il tettuccio, e le ruote giravano a
vuoto nei solchi di fango ricoperti di aghi di pino. A tratti Lev e Rudi
intravedevano il lago in lontananza, illuminato dalla luna, ma poi
la strada era finita e non c'era spazio per fare inversione, per cui la
Chevy aveva dovuto annaspare in retromarcia facendo ruggire il motore
fino a quando Lev non aveva detto a Rudi che sentiva odore di
bruciato.
Bruciato? aveva sbuffato Rudi. Bruciato un cazzo. Questo  un
segno di protesta! Questo  un motore meraviglioso che ti sta dicendo
che non gli va di essere trattato come un pickup.  come un
cavallo da corsa che scalcia nervoso quando gli chiedi di tirare un
carretto. Devi solo dominarlo.
Quando finalmente avevano raggiunto il lago, Rudi aveva parcheggiato
la macchina direttamente sulla riva, sopra una duna di sabbia,
di modo da direzionare i fari verso l'acqua. I pesci non avranno
mai visto delle luci cos grandi aveva detto Rudi. Ogni singolo
bastardo l sotto verr a galla a vedere. Avevano riempito il sedile
posteriore e il bagagliaio di secchi di plastica perch l'idea era riempirli
di pesce vivo, poi andare a Yarbl e venderlo al mercato del sabato,
di prima mattina. Il pesce vivo rende sempre di pi di quello
morto e si diceva che l ci fossero le carpe - una prelibatezza in quella
regione. Rudi aveva detto: Anche se non sono carpe, le chiameremo
carpe lo stesso. A meno che non siano delle fottute anguille.
In quel caso dovremo chiamarle anguille.
Lev e Rudi erano scesi dalla macchina e avevano guardato la luna
riflessa sull'acqua e ascoltato i rumori della notte e delle piccole onde
che si frangevano sulla striscia di spiaggia. Poi avevano acceso
un fuoco e si erano seduti l accanto, bevendo vodka e fumando e
cuocendo alcuni ravioli, preparati da Ina, in un pentolino nero agganciato
a un ramo ricurvo. Era una sera d'estate e le falene si raccoglievano
intorno al fuoco e la luna era sparita dietro gli abeti mentre
Lev e Rudi mangiavano i ravioli, che erano teneri e deliziosi.
Con lo stomaco pieno e la vodka e le sigarette che gli alleggerivano
la mente, avevano avuto la tentazione di restare l, a parlare della
vita, e di lasciar perdere le carpe. Solo il pensiero di quanto potevano
guadagnare a Yarbl li aveva ricondotti alla loro missione notturna.
Avevano riempito i secchi con l'acqua di lago e li avevano allineati
lungo la riva. Poi avevano acceso i fari dell'automobile. Si erano
tolti le scarpe, arrotolati i pantaloni ed erano entrati nell'acqua
gelida fino al ginocchio, tenendo la testa bassa in attesa che le carpe
fossero attirate dagli splendenti raggi di luce.
Meno male che la luna  calata aveva bisbigliato Rudi. Altrimenti
potevano confondersi. I pesci non sono molto intelligenti.
Per un po' non era accaduto nulla. Poi avevano iniziato a scorgere
sotto la superficie dell'acqua strani lampi e scintillii di luce azzurra.
Erano apparsi e scomparsi e poi ricomparsi, e Lev e Rudi erano
rimasti a osservarli. Che cazzo  quella roba? aveva detto Rudi. 
un lago pieno di alieni?  per questo che nessuno viene qui?
Ma ben presto Lev aveva capito: erano i pesci. Quando venivano
raggiunti dalla luce, emanavano un riflesso azzurrognolo.
Cazzo! aveva detto Rudi. Perch azzurro?
Forse  pesce russo aveva detto Lev. Carpe russe e gay.
I russi chiamavano azzurri gli omosessuali, e Rudi aveva ridacchiato,
ma poi entrambi avevano avuto la sensazione che quel bagliore
colorato avesse un che di preoccupante. E i pesci erano piccoli
- non sembravano affatto carpe: parevano esemplari esotici da acquario,
e sebbene alcuni di loro stessero nuotando intorno alle gambe
di Rudi e di Lev, nessuno dei due provava a prenderli.
Dopo averli osservati per qualche minuto, Rudi era tornato a riva
e aveva spento i fari della Chevy per vedere cosa succedeva, ed era
successo che, al buio, i pesci azzurri rimanevano luminosi, come guizzanti
fiamme di gas, rischiarando l'acqua intorno a loro, e Lev aveva
pensato di non aver mai visto niente di cos strano e cos sorprendente.
Aveva immerso una mano nel lago e provato ad afferrarne uno,
ma il pesce era schizzato fuori dall'acqua in un fulgido arco, come una
stella cadente azzurra, e a quel punto una ventina.di altri pesci si erano
messi a saltare creando una fontana al neon, che dopo un po' si
era estinta e l'azzurro aveva iniziato a svanire, fino a quando Lev e
Rudi non avevano visto altro che la superficie nera del lago.
Si erano seduti accanto ai resti del fuoco per asciugarsi i piedi.
Tutti e due si chiedevano se avevano avuto una specie di visione o di
sogno a occhi aperti, ma a un certo punto Rudi aveva detto: Era reale,
quel colore. Qui dev'esserci qualcosa di strano. Qualche tipo di
radiazioni. Secondo me quei pesci sono contaminati.
Comunque aveva aggiunto Lev sono troppo piccoli da vendere,
no?
Niente  troppo piccolo da vendere aveva detto Rudi, e Lev gli
aveva dato ragione. Al mercato di Yarbl potevi vendere forcine per i
capelli, potevi vendere pigne. Cos erano rimasti l seduti, a guardare
i secchi allineati, e a pensare a come avrebbero potuto chiamare quei
piccoli pesci, tipo "sardine d'acqua dolce" o "temoli azzurri di Essel",
ma poi si erano ricordati di aver mangiato i ravioli cotti nell'acqua
contaminata del lago e si erano chiesti se non fossero gi condannati
alla malattia o alla morte, dopodich avevano vuotato i secchi in silenzio,
li avevano rimessi in macchina ed erano tornati a casa.
Da quella volta a Lev capitava di pensare che forse stava morendo
lentamente, senza darlo a vedere, per aver mangiato i ravioli cotti
sul lago Essel, o magari per aver sfiorato qualche pesce mentre saltava
fuori dall'acqua. Adesso, nel cortile di Kowalski, notando un azzurro
simile nei petali delle ortensie, fu di nuovo colto dalla paura:
la paura di allora e il bel ricordo, aggrovigliati, che spingevano l'uno
contro l'altra, come lottatori, nessuno dei due disposto a cedere.
La notte era fredda - molto pi fredda di quella precedente - e
Lev dovette tirare fuori dalla borsa tutti i suoi vestiti per coprirsi, ma
nonostante questo non riusciva a dormire.
Quando non riesci a dormire, figlio mio, pensa a un progetto
gli diceva spesso il padre. Cos quelle ore non andranno perse. Allora
Lev prese una decisione. Ne fu sorpreso, anche se sapeva che
era una decisione ragionevole: il giorno seguente avrebbe telefonato
a Lydia. Si era offerta di aiutarlo e adesso lui aveva bisogno d'aiuto,
per cui l'avrebbe accettato. Niente di pi. Sarebbe andato da lei,
nella casa dei suoi amici. Insieme avrebbero letto tutti gli annunci di
lavoro del giornale e Lydia li avrebbe decifrati. Lei sapeva cos'era un
manovale. Avrebbe chiamato i numeri di telefono indicati nelle pagine
di ESJOBS per fissare dei colloqui, e prima di sera, lui avrebbe
trovato lavoro.
Per quanto al corso di inglese consigliassero a chi andava in Inghilterra
di comperarsi un cellulare "non appena se lo poteva permettere",
avevano anche insegnato loro a usare i telefoni pubblici e Lev
aveva imparato le istruzioni a memoria, come una poesia:
Stacca la cornetta.
Inserisci la moneta.
Fai il numero.
Parla.
Era ancora mattina presto. Rispose una voce maschile e Lev sent un
rivolo di sudore sulla fronte. Mi scusi disse. Posso parlare con Lydia?
Chi parla? ribatt la voce inglese.
Mi chiamo Lev.
Olev?
S, Lev. Posso parlare con Lydia?
Sent l'uomo che la chiamava, poi Lydia venne al telefono.
Lev? chiese. Quello del pullman?
Sentendo parlare la sua lingua, gli venne voglia di urlare di gioia.
Si scus con Lydia per il disturbo e lei gli disse che non era affatto
un disturbo, era un piacere, e Lev le raccont del giornale e degli annunci
di lavoro per lui incomprensibili.
Ah disse subito Lydia ti serve un traduttore. Perch non vieni
a Muswell Hill stasera, cos chiacchiereremo del nostro viaggio insieme?
Le chiese dove fosse Muswell Hill e Lydia gli disse che era una
zona molto bella dove le case erano circondate da giardini e dove
nella notte si sentivano le volpi e quelle volpi si nutrivano dei rifiuti
domestici e allevavano i piccoli in tane abilmente scavate sotto i muri
di cinta dei giardini.
Oh disse Lev. Allora sono come una volpe. Ho dormito in una
tana sotto la strada.
La notizia sconvolse Lydia. Lei gli disse che andava a prendere
una mappa della metropolitana per spiegargli come arrivare a Highgate,
la fermata pi vicina a Muswell Hill. Poi gli disse che, una volta
arrivato a quella stazione e uscito in strada, lei sarebbe stata l ad
aspettarlo, e insieme sarebbero andati all'appartamento dei suoi amici,
che si chiamavano Larissa e Tom, e Lev avrebbe potuto mangiare
con loro.
Lev sonnecchi quasi tutto il giorno nella sua tana, con il sole che
andava e veniva, e si prepar sigarette e ascolt i rumori della strada.
Un postino scese i gradini che portavano al seminterrato e infil
qualche busta nella cassetta di Kowalski, ma poi sfrecci via senza
notare Lev. Quando gli venne fame, mangi la crosta di pane rimasta
e le ultime due fette di salame.
Sulla metropolitana affollata, Lev rimase seduto immobile,
aggrappato alla sua borsa. Lasci vagare gli occhi sugli altri passeggeri
e pens che, al suo paese, le persone si assomigliavano fra loro e avevano
all'incirca la stessa corporatura, mentre la Gran Bretagna sembrava
un insieme di nazioni diverse, e in quell'insieme, la carne umana
di ogni colore era supernutrita, per cui perfino le ragazzine africane
che, una generazione prima, sarebbero state magre e solenni,
erano sovrappeso, con pance adipose che debordavano dagli abiti
aderenti come se fossero incinte, e grandi facce tonde, e mani brutte
e tozze, gli anelli d'argento che affondavano nelle dita grasse. Ed
erano in tanti a mangiare proprio l, sulla metropolitana. Una delle
ragazze africane succhiava un lecca-lecca. I bambini si riempivano la
bocca di patatine, spingendosele dentro, come fossero lattanti, con i
piccoli palmi paffuti. Due imponenti uomini bianchi, seduti a gambe
larghe come per mettere in mostra lo sfacciato rigonfiamento delle
loro zone private, mangiavano hamburger e cipolle dentro confezioni
di polistirolo, e l'odore della cipolla ricordava qualcosa che si
stava avariando, e Lev si copr la faccia con una mano. Quando scesero
dal treno, i due uomini lasciarono le confezioni semivuote sul
piccolo ripiano dietro i sedili, appestando la carrozza. Lev era nauseato.
Tutti sapevano che l'America era un paese di obesi, ma ad Auror
non era giunta notizia che anche l'Inghilterra stesse prendendo
la stessa strada. Laggi, nelle fantasie della gente, gli inglesi erano
ancora pallidi e magri. E portavano cinture molto strette.
Alla fermata di Embankment, mentre Lev si spostava per prendere
la Northern Line, pass accanto a un sassofonista che suonava
per qualche spicciolo in uno dei lunghi corridoi senz'aria, e not che
il musicista era davvero magro, come lui, e si chiese se venisse da
lontano e se dormisse l, in quella stazione, avvolto nel suo cappotto
logoro, e passasse le giornate a guardare i battelli dei turisti sul
fiume. Si chiese anche quanto guadagnasse. Perch l andavano tutti
di corsa e anche se qualcuno, inconsciamente, cominciava a camminare
a tempo di jazz, non si fermava per buttargli una moneta. In
ogni caso l'uomo continuava a suonare. Era meglio che chiedere l'elemosina,
pens Lev. Era un modo per passare il tempo.
Il viaggio da Embankment a Highgate fu molto lungo, come se
Muswell Hill si trovasse in un'altra citt. La borsa gli pesava sulle ginocchia.
Aveva voglia di tornare in superficie. Aveva voglia di fumare
una sigaretta. Inizi a percepire la spossatezza negli sguardi degli
altri passeggeri. E ricord di aver provato la stessa stanchezza a Yarbl
o a Glie, la stanchezza dovuta all'affollamento, al fiato degli altri, alle
luci violente della citt, all'essere esposto a cos tanti occhi. E si rese
conto che, da quando la segheria di Baryn aveva chiuso, non aveva
pi frequentato nessuno, eccetto Maya e Ina, e Rudi e Lora qualche
volta, e che quell'esistenza invisibile lo aveva lasciato impreparato
ad affrontare la citt e a esporsi al suo sguardo critico.
Come promesso, Lydia lo aspettava fuori dalla stazione della metropolitana.
Indossava un vestito senza maniche, a fiori rossi, che
metteva in mostra le braccia chiare, e un paio di occhiali da sole azzurri
contro la luce accecante. Appena lo vide gli sorrise e gli and
incontro allargando le braccia pallide, come se Lev fosse un vecchio amico.
Gli disse che l'appartamento di Tom e Larissa non era distante, e
mentre si incamminavano lungo strade ripide con il selciato sconnesso,
dove piccoli giardini traboccavano di piante e cespugli, e dove
l'aria profumava di ligustro e di rose, gli spieg che Larissa veniva
dal loro stesso paese e insegnava yoga, e Tom era uno psicoterapeuta
inglese che guadagnava bene ed era una persona molto generosa.
Come vedi aggiunse Muswell Hill  un paradiso.
L'appartamento era al pianterreno di un alto edificio e aveva una
zona seminterrata, che era lo studio di Tom, con ingresso indipendente,
sala d'attesa e toilette in cui i pazienti potevano prepararsi o
riprendersi dopo la seduta. Si affacciava su un giardino poco curato,
dove un intrico di meli formava un'ampia tettoia naturale e in alcuni
vasi crepati di terracotta erano stati piantati gerani. Il soggiorno
era un ambiente lungo e luminoso, con pavimento in parquet, tappeti
afgani e divani di pelle consumati, un piano verticale e un tavolo
rotondo apparecchiato per la cena. Lev osserv la stanza e pens
che per i colori e le proporzioni fosse la pi bella che avesse mai visto.
Pos la borsa per terra e si ferm sulla porta, a guardare, e Lydia
disse: So cosa pensi, Lev.
Larissa usc dalla cucina e diede la mano a Lev. Era una donna
graziosa e mora, con i capelli raccolti disordinatamente sopra la testa,
gli occhi grandi, come quelli di un'attrice greca di cui Lev non ricordava
il nome. Le baci la mano in un gesto vecchio stile che non
aveva inteso fare, e si sent stupido e a disagio quando lei la ritrasse,
ma poi si accorse che la donna non era irritata, solo divertita.
Benvenuto gli disse. Lydia mi ha raccontato tutto del vostro viaggio e
di come le sia sembrato corto grazie alle vostre chiacchiere.
S? chiese Lev.
S. A Tom e me pare di conoscerti gi. Quindi, entra e siediti. Lydia
ti ha detto del suo lavoro?
No rispose Lev.
Allora raccontaglielo Lydia! disse Larissa.
E Lev vide Lydia arrossire e iniziare a lisciarsi i fiori rossi del vestito,
come per preparare il suo ingresso in una serata di gala.
Be' disse praticamente sono stata molto fortunata, Lev, perch
Larissa e Tom conoscono Pyotor Greszler, il famoso direttore
d'orchestra nostro connazionale, che si trova da poco a Londra per
provare con la London Philharmonic Orchestra, per cui, quando sono
arrivata, avevo il lavoro gi pronto che mi aspettava.
Vedi, Pyotor  anziano e il suo inglese  scadente, cos io faccio
da interprete, fra lui e l'orchestra. Traduco ai musicisti tutto quello
che lui dice e a lui tutto quello che loro rispondono. Sto l tutto il
giorno, a dare istruzioni all'orchestra e ad ascoltare la loro musica.
Non mi sarei mai immaginata di fare un lavoro cos bello.
Lydia baci Larissa sulla guancia e Larissa sorrise. Siamo cos felici
per te, Lydia. Non potremmo essere pi felici. Poi si rivolse a Lev
e disse: Dopo il primo giorno di lavoro di Lydia, Pyotor mi ha telefonato
ed era contentissimo. Ha detto che  una traduttrice molto,
molto sensibile in fatto di musica e che per lui era un piacere averla
con s in sala prove. Non  fantastico?.
L'unica cosa  che disse Lydia passando tutte le giornate con
il maestro Greszler, non ho ancora avuto il tempo di cercarmi un posto
dove stare, e Tom e Larissa sono cos gentili a ospitarmi senza
condizioni. Credo di essere stata baciata dalla fortuna e non so proprio
cos'ho fatto per meritarmi tutto questo.
Lev guard la faccia di Lydia, illuminata da un sorriso radioso, e
pens a come la vita, a volte, svelasse meraviglie nascoste, come la
consegna delle stelle di Natale.
Stava per congratularsi con Lydia quando Tom entr in soggiorno.
Per un attimo parve confuso, come se non si fosse aspettato di
trovarsi di fronte uno sconosciuto, ma Larissa si affrett a dire: Tom,
caro, questo  Lev, l'amico di Lydia. Ricordi?.
Tom lo guard e Lev vide che, in qualche modo, corrispondeva
all'immagine che aveva sempre avuto degli inglesi: alto e longilineo,
occhi azzurri, capelli senza colore, che viravano verso il grigio, abbigliamento
non degno di nota. Tom gli diede la mano e disse: Benvenuto
a Londra, e questo a Lev sembr strano, come se il suo primo
arrivo fosse stato un errore e quello fosse il vero inizio della sua
nuova vita, l nel "paradiso" di Muswell Hill.
Signore disse Lev. Grazie.
Bene disse Larissa con aria allegra. Tom, beviamo qualcosa.
Certo disse Tom. Vino? Vodka? Che cosa volete?
A Lev piace la vodka disse subito Lydia.
Larissa?
Va bene la vodka. Ma apri anche un vino bianco. Sto facendo il
branzino.
D'accordo disse Tom. Vino e vodka.
Quando Tom usc dal soggiorno per andare in cucina, Lev chiese
a Larissa se poteva usare il bagno. All'improvviso gli era venuto
mal di pancia. Era come se il suo intestino avesse dormito per quattro
giorni e adesso, nel momento pi inopportuno, si fosse risvegliato.
Larissa lo accompagn in un piccolo bagno pieno di luce, sul cui
davanzale erano allineate tante conchiglie e dove morbidi asciugamani
bianchi erano appesi a un supporto di legno e il cordino da tirare
per accendere la luce era un nastro di seta intrecciato. Dalla finestra
Lev sentiva arrivare la freschezza del giardino.
Si guard nell'armadietto a specchio e si accorse di avere le guance
chiazzate di fuliggine o sporco, i capelli impolverati e la camicia
macchiata. Si sedette sul water e si liber cercando di fare il minor
rumore possibile. L'idea di cagare nell'appartamento di uno psicoterapeuta
inglese gli incuteva un certo timore. Quando ebbe finito,
apr l'acqua calda del lavabo, si insapon le mani e la faccia, si tolse
la camicia sporca, che puzzava di sudore e dei kebab di Ahmed, si
lav le ascelle e si asciug con uno dei soffici asciugamani bianchi.
Guard la vasca sognandosi un bagno caldo. Nella borsa trov una
camicia pulita - l'ultima - e se la infil. Era a quadretti bianchi e marrone,
l'aveva presa al mercato di Yarbl in cambio di una tavola di legno
e alcuni chiodi da sette centimetri.
Gli parve di rinascere.
Quando usc dal bagno, sent l'odore del pesce sul fuoco. Appena
si sedette su uno dei divani di pelle, gli passarono un grande bicchiere
di vodka. Chiese se poteva fumare e Tom disse: S, certo, certo,
e gli diede un portacenere. Inizi la lunga procedura per prepararsi
una sigaretta e alz lo sguardo per vedere Lydia che gli sorrideva
con aria protettiva mentre lui sistemava e risistemava la piccola
striscia di tabacco sulla cartina Rizla.
La cena lasci Lev stupefatto: zuppa di pomodori e peperoni servita
con crostini caldi, poi il branzino cotto su un letto di finocchi,
con patate novelle e un'insalata di cetrioli. Ogni nuovo boccone lo
sorprendeva con il suo sapore squisito. Si ritrov a fissare Larissa,
la sua faccia e poi le sue mani, domandandosi quale conoscenza possedesse
per creare piatti cos prelibati. Lev mangi pi lentamente
che pot, prendendo bocconi sempre pi piccoli. Una volta svuotato
il piatto, avrebbe voluto ricominciare dalla zuppa rossa. Pens che,
potendo, avrebbe mangiato quelle cose ogni giorno per il resto della vita.
Con il trascorrere del tempo, l'oscurit cominci a scendere nella
stanza e Larissa accese alcune candele sul tavolo. Lev guard fuori
dalle alte finestre e vide che il cielo dietro i meli sbiadiva in un verde luminoso.
Il paradiso di Muswell Hill.
Per Lev era tutto ancora pi meraviglioso grazie al cibo squisito
e al fatto che, finalmente, poteva parlare di nuovo la sua lingua, ma
quel paradiso non sarebbe durato a lungo. Pi tardi, dopo aver scorso
insieme a Lydia tutti gli annunci di lavoro sul giornale, si sarebbe
ritrovato solo sulla strada. Sapeva di essere molto lontano dal cortile
di Kowalski, quindi dove avrebbe dormito? Avrebbe chiesto di un
altro Bed and Breakfast? Avrebbe speso altre venti sterline per un letto pulito e una doccia?
Ci avrebbe pensato pi tardi. Alla disperata, poteva dormire sotto
i meli. Magari, nella notte, sarebbero arrivate le volpi ad annusare
il suo corpo immerso nei sogni. Bevve il vino bianco e sent che gli
andava alla testa mentre Lydia continuava a parlare con entusiasmo
del proprio lavoro, del genio di Pyotor Greszler e del suo amore per
la musica, e Tom e Larissa proponevano brindisi al futuro, e i bicchieri
da vino venivano di nuovo riempiti e Tom si alzava per aprire
un'altra bottiglia. Poi Lydia disse: Basta parlare di me. Sono troppo
egocentrica. Adesso dobbiamo aiutare Lev a trovare un buon lavoro.
Questo  il nostro obiettivo.
S, sono d'accordo disse Larissa. Che cosa vorresti fare, Lev?
Lev disse di essere qualificato in un solo tipo di lavoro, quello di
operaio specializzato in una fabbrica di legname. Poi si trov a raccontare
di come a Baryn avessero abbattuto tutti gli alberi senza mai
rimboschire, tanto che, alla fine, la segheria non aveva pi niente da
segare e tutti i macchinari erano rimasti fermi e preda della ruggine
con il passare delle stagioni.
Questo  cos tipico del nostro paese, non  vero Larissa? disse
Lydia. Non si pensa mai al futuro, non si  mai fatto, e adesso che
il futuro  qui, la gente se ne va.
Be' disse Larissa io sono partita tanti anni fa. Poi raccont
che nel 1992 Tom aveva partecipato a un congresso internazionale
di terapeuti a Glie e lei, insieme a un'amica del corso di yoga, era andata
in un locale aperto fino a tardi dove lo aveva conosciuto e nell'arco
di una sera se ne era innamorata.
Mentre lei parlava, Tom sorseggiava il vino e sorrideva, e alla luce
delle candele gli occhi azzurri gli si illuminarono, come quelli di
un bambino. E Lev pens, La mia vita non sar mai come la loro. Sar
monotona e priva di amore. Ma non voleva che si accorgessero di
quanto li invidiava, cos finse grande interesse per la storia di Larissa
sul loro incontro al bar, sul corteggiamento di Tom e su come ciascuno
dei due avesse insegnato all'altro la propria lingua a letto. E
l'argomento della ricerca di un lavoro per Lev svan nel nulla, come
se nessuno avesse voglia di rovinare la serata con qualcosa di cos deprimente
- nemmeno Lydia - e Lev pens, Be', non importa, la cena
 squisita, e il vino, e la luce dorata della stanza; dormir sotto i meli
e domattina presto legger gli annunci sul giornale con Lydia.
Dopo cena, si trasferirono sui divani di pelle per bere il caff e Lev
fum e chiacchierarono di yoga. Larissa disse: Chi lo pratica vive in
uno stato che definiamo di "passivit ricettiva". Come dire, siamo lucidi
e percettivi, al contrario di tanta gente di questo paese che vive
in uno stato di sopore emotivo e spirituale, eppure non siamo in perenne
tensione per inseguire questo o quello. Capite? Siamo vivi e
aperti, e quando hai un simile atteggiamento di fronte alla vita, non
hai difficolt a trovare idee con cui misurarti e soluzioni a problemi di qualsiasi genere.
A Lev il discorso piacque. Avrebbe voluto che funzionasse anche
per lui. Ma si sent obbligato a dire: Non credo che molta gente si
trovi in questo stato mentale, Larissa. Penso al mio amico Rudi, per
esempio, che  "in perenne tensione per inseguire questo o quello" in ogni istante della sua vita!.
E tutti risero e Lydia disse: Oh, racconta a Tom e Larissa la storia
della Chevy, Lev. Cos lui inizi a raccontare la lunga impresa
del viaggio con Rudi per comperare la macchina e la portiera che era
finita nella neve e la vodka versata sul parabrezza per sciogliere il
ghiaccio. E mentre raccontava, abbell la narrazione con nuovi particolari,
come se fosse un attore che improvvisava a soggetto, e si rese
conto del potere evocativo della storia - le disavventure e i frangenti
comici, e gli sviluppi verso il lieto fine - e quando ebbe terminato,
vide che Tom e Larissa erano cos rapiti dal racconto che nessun
altro argomento sembrava poterlo eguagliare e nella stanza scese
il silenzio. E questo fu di grande soddisfazione per Lev, che pens
come, nei suoi quarantadue anni di vita, avesse sempre visto gli
altri al centro dell'attenzione, mentre nei pochi minuti appena trascorsi
i riflettori erano stati puntati tutti su di lui.
Poco dopo, il campanile di una chiesa da qualche parte sulle strade
ripide di Muswell Hill rintocc la mezzanotte e Larissa si alz per
raccogliere i bicchieri del vino e le tazze del caff.
Lev spense la sigaretta. Devo andare disse. Grazie per la splendida cena.
Not che Lydia guardava Larissa con sguardo trepidante. Larissa
se ne accorse e si rivolse a Tom. Propongo disse di preparare
un letto a Lev sul divano. Che ne pensi,Tom?  troppo tardi per trovare un posto dove dormire.
S disse Tom, gioviale. Buona idea.
Oh, s! esclam Lydia, unendo i palmi delle mani. Volevo proporvelo
io, ma non osavo. Il divano  un'ottima soluzione. Poi, domattina,
lo aiuto a tradurre.
Ora Lev appoggiava la testa su un cuscino pulito, e il suo corpo era
sotto un lenzuolo bianco e una coperta scozzese. Lasci la finestra e
le tende aperte per addormentarsi guardando la notte. Sent passare
alcuni aeroplani.
Verso le tre, venne svegliato da un rumoroso gruppo di ragazzi,
che urlavano ubriachi in mezzo alla strada. Cerc di capire cosa dicevano.
Fanculo!
S, fanculo tu!
Bastardo testa di cazzo!
Bastardo fottuto testa di cazzo!
A poco a poco si allontanarono, prendendo a calci una lattina.
Lev ud alcuni conati di vomito.
Il paradiso di Muswell Hill.
Ormai si era svegliato. Prese le cartine per prepararsi una sigaretta.
Si stava chiedendo se Lydia aveva sentito quel fracasso, quando
la porta della stanza si apr e lui se la trov davanti, in vestaglia.
Lydia? Cosa c'?
Scusa disse. Non potevo dormire. Mi sento in colpa.
Lev si tir su e accese la luce. La vestaglia di Lydia era di satin rosa
imbottito e le pantofole erano bianche e vaporose. La pelle della
faccia era lucida.
Mi sento in colpa, Lev, perch non ci siamo per niente occupati
di te.
Che cosa significa? disse lui.
Avremmo dovuto parlare di pi del tuo lavoro e cercare di inventarci
qualcosa. E quando ho sentito quella gente urlare per la strada,
ho pensato che l fuori pu essere molto dura e tu ci sei stato fino
a ora, e ieri sera non abbiamo fatto niente per aiutarti.
S che mi avete aiutato disse Lev. Mi avete offerto una buonissima
cena...
Io parlo del futuro disse Lydia. Voglio che tu abbia un futuro.
Attravers la stanza e and a sedersi sul pavimento, accanto al
divano di Lev. In strada era tornato il silenzio e Lev pot udire il canto
flebile di un uccello notturno proveniente da uno dei tanti giardini
ombrosi. Cominci a prepararsi una sigaretta. Lydia gli tocc un
braccio.
Vorrei provare... disse. Vorrei aiutarti e starti vicino, Lev sussurr.
Lev fu contento di avere una sigaretta tra le mani. Si affrett ad
accenderla e aspir il fumo.
La faccia di Lydia era molto vicina alla sua. So che forse non 
quello che desideri disse lei. So che sei ancora in lutto per tua moglie.
E lo rispetto. Per, stavo pensando, io adesso ho un buon lavoro. Potrei aiutarti.
 un pensiero gentile disse Lev. Molto gentile. E sono contento
del tuo lavoro con il maestro Greszler. Ma questa  la tua nuova
vita, Lydia, e domani dovr seguire il tuo esempio e trovare la
mia.
Non parlo di soldi disse Lydia, agitata. Parlo di darci una mano
a vicenda. Passare un po' di tempo insieme...
S disse Lev. D'accordo. E accetter il tuo aiuto per gli annunci
sul giornale.
Lydia abbass lo sguardo. Sul pullman disse mi ero cos abituata
a stare con te. Fianco a fianco.  ridicolo, lo so. Ma mi sono immaginata
che viaggiassimo insieme. E quando ti ho salutato...
Lydia disse Lev con delicatezza non viaggiavamo insieme.
Lo so. Lo so. Sono una vera stupida.
No, non sei stupida, ma...
Lydia gli pos una mano sul polso. Lo strinse forte. Posso toccarti
i capelli, Lev? sussurr. Hai capelli bellissimi. Cos spessi e
morbidi. Posso solo toccarli?
Lev guard la faccia lucida di Lydia, cosparsa di nei. C'era qualcosa
in quella donna che l'aveva colpito fin dall'inizio - il modo in
cui aveva mangiato le uova sode preparate con tanta cura, la dolcezza
della voce - ma l'idea che lei lo toccasse lo terrorizzava.
Senti... inizi.
Solo i capelli disse Lydia. Solo quelli.
Sono sporchi disse Lev.
Non importa.
Senti... riprese lui. Ma Lydia allung il dorso della mano e glielo
pos sulla testa, appena sopra l'orecchio. Lev non si mosse. La
mano di Lydia non si mosse. La sigaretta continuava a bruciare. Lev
pens che, durante la serata, si era quasi sentito felice in quella stanza,
ma adesso quella felicit sembrava vuota e compromessa. Si maledisse
per aver telefonato a Lydia.
Lev disse lei, con la voce sottile e pacata di una bambina lo sai
di essere un bell'uomo. Sarebbe davvero triste se decidessi di rimanere
solo per sempre. Hai dimenticato la sensazione che pu darti
un bacio? L'hai dimenticato?
No disse lui non l'ho dimenticato. Ma adesso dobbiamo andare
a dormire tutt'e due.
Nel modo pi delicato possibile, Lev le prese la mano e gliela riport
in grembo, e vide che lei abbassava lo sguardo per osservarsela
come se fosse un regalo inatteso di lui.
 quasi giorno disse Lev. Non senti gli uccelli?
Be' disse Lydia gli uccelli non mi interessano molto.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
Due metri e mezzo di scolapiatti d'acciaio.
...
.
...
Con l'aiuto di Lydia, Lev trov lavoro nella cucina di un ristorante a
Clerkenwell. Gli davano cinque sterline e trenta all'ora.
Il proprietario e chef del ristorante GK Ashe era Gregory (GK) Ashe. Il direttore, Damian, che fece il colloquio a Lev alle tre del pomeriggio, disse: GK Ashe  il posto pi bello della citt. Hai capito, Olev?.
S disse Lev.
Damian era un uomo di mezz'et, pallido e con i capelli rasati.
Aveva un abito molto elegante e costoso e una camicia color limone.
Il suo era uno di quei sorrisi che svaniscono appena accennati.
Damian scrut Lev, lo esamin da capo a piedi con i suoi occhi castani,
vigili. Poi disse: Sei magro. Bene. Il signor Ashe vuole che il
personale sia magro. Perch significa che  anche agile. E nella sua
cucina bisogna essere agili. Agili, svelti e instancabili. Capisci cosa
intendo?.
Instancabile? disse Lev. Che cos'?
Mai stanco. Mai far vedere che sei stanco, anche se lo sei. Perch
i turni sono lunghi e devi reggerli. Qui nessuno sbadiglia. D'accordo?
Devi trattenerti. Se ti vedono sbadigliare potrebbero tirarti
addosso l'acqua bollente del bagnomaria.
Bagnomaria? disse Lev.
E non devi mai, mai, assaggiare niente, intesi? Se il signor Ashe
vede che ti metti in bocca anche solo una fettina di limone, ti caccia.
Quindi non farlo. Il personale cena alle cinque del pomeriggio.  un
pasto leggero perch non vogliamo che le persone che lavorano qui
siano appesantite da troppe proteine, ma di fame non muori. E, se il
servizio risulta davvero eccezionale, il signor Ashe a volte si lascia
trasportare dalla generosit e all'una del mattino prepara crostini per
tutti. E ci beviamo qualche birra. Insomma, siamo come una famiglia.Vedrai.
Damian fece uno dei suoi sorrisi evanescenti e Lev disse: La famiglia
 una buona cosa.
S,  vero disse Damian. Senza alcun dubbio. Immagino che
al tuo paese tu abbia una famiglia, giusto?Voi fate cos, ho visto, spedite
tutti i soldi a casa, in qualche villaggio, giusto?
Per mia madre e per mia figlia.
Ah s? Be', sei proprio un ragazzo generoso.Tua moglie  qui con
te in Inghilterra?
No rispose Lev. Mia moglie...  morta.
Ho capito disse Damian. Ho capito. Okay. Mi spiace. Senti,
vieni a vedere i lavelli. Eccoli. Due lavelli e due metri e mezzo di scolapiatti
d'acciaio. Qui regna la massima igiene. Questi scomparti sono
per i piatti da portata e quelli normali. Queste sono lavastoviglie
multiprogramma per i bicchieri. Getti d'acqua che disinfettano e lucidano.
Rubinetti a temperatura controllata. Okay, Olev? Con questa
attrezzatura puoi lavare piatti e posate per un reggimento.
In piedi di fronte ai lavelli, Lev guard la lunga parete rivestita di
acciaio che li sormontava e i canovacci perfettamente lavati e stirati,
appesi con ordine a ganci di acciaio. Avrebbe voluto che Rudi fosse
l con lui per ammirare tutto quello. Per sentirlo dire: Cristo, Lev!
Guarda come brilla questo cazzo di roba meravigliosa!.
Lev avrebbe iniziato il giorno seguente, presentandosi alle quattro.
Olev, ricordati disse Damian mentre lo accompagnava alla porta
che la cucina di un ristorante funziona esattamente come un'orchestra.
Ognuno deve concentrarsi e tenere il tempo. E c' solo un
direttore d'orchestra ed  lo chef. Quindi stai attento. Non rilassarti.
Non fare pause. Continua a suonare il tuo strumento e tieni il tempo.
Cos andrai benissimo. Ci vediamo domani.
Lev usc sotto il sole, arrotol una sigaretta e se l'accese. Sull'altro
lato della strada, alcuni clienti erano ancora seduti al tavolino
di un pub, e le loro risate sembravano quelle dei bambini, sguaiate
e assordanti. Lev si sedette vicino a loro e una delle donne, una
fumatrice, gli disse in tono civettuolo: Ciao, bellezza!, e gli
uomini si voltarono a guardarlo, ma solo per un istante, perch erano
tutti presi dai loro bicchieri e non c'era nuovo arrivato che potesse
distrarli.
Lev ordin una birra. Un piccolo premio che si era meritato. Adesso
era parte attiva dell'economia britannica. Non aveva bisogno di
tornare a distribuire volantini per Ahmed. Poteva mandare un'altra
cartolina a Ina, dicendole che aveva un lavoro pagato cinque sterline
e trenta all'ora, pi di quanto guadagnasse in un giorno a Baryn.
Ma poi ricord che l il denaro non bastava mai.
La stanza che gli aveva trovato Lydia a Tufnell Park costava novanta
sterline alla settimana. A queste doveva aggiungere i biglietti
della metropolitana e dell'autobus, i pasti e le sigarette. Quanto gli
sarebbe rimasto da spedire a Ina? Gli sarebbe rimasto qualcosa? Lev
guard la ragazza che l'aveva chiamato "bellezza". Come faceva a vivere
e a godersela e a passare il mercoled pomeriggio a bere? Come
poteva permetterselo? Quella donna lo ripugnava: la pancia gonfia,
la pelle grassa della faccia infiammata dal sole londinese. Preferiva
rimanere da solo, sorseggiando la birra gelata. Apr la mappa
della metropolitana e studi il percorso per Tufnell Park.
Era una strada di case minuscole, che si chiamava Belisha Road. Un
lato era ombreggiato da una fila di sorbi. Il marciapiede era crepato
e sconnesso e pieno di macchie.
Il numero 12 era sul lato in ombra e un'alta siepe di ligustro, lasciata
crescere a dismisura, rendeva buia l'entrata. Al di l della siepe
c'erano bidoni della spazzatura traboccanti di rifiuti e una bicicletta,
legata con la catena alle inferriate di una finestra.
Lev suon il campanello pi in alto, accanto al nome C. Siane.
Attese. Pos la borsa sul gradino. Sent un cane abbaiare e lungo
la strada vide un bambino in carrozzina che piangeva e tirava calci.
Le bacche dei sorbi iniziavano a indorarsi.
Quando la porta si apr, Lev vide un uomo basso, l'aspetto di un
elfo, con gli occhi cerulei, nervosi e una macchia di eczema sul naso.
Indossava una vecchia maglietta bianca e jeans sbiaditi che gli
stavano larghi.
Il signor Siane? domand Lev.
S. Christy Siane. Entri, entri. L'aspettavo. La sua amica Lydia ha
telefonato per la stanza.
Nell'ingresso buio, diverse paia di scarpe da ginnastica erano ammucchiate
disordinatamente, sotto una fila di ometti a cui erano appesi
piumini, sciarpe, zaini, felpe e giubbotti di pelle.
Tutta questa roba non  mia disse Christy Siane.  di quelli di
sotto. Siccome non vogliono sentire la puzza delle scarpe nel loro
appartamento, le lasciano qui e io ci inciampo sempre. Quella gente
se ne frega, non ha nessun riguardo.
Lev segu l'uomo su per le scale. Vide che la porta dell'appartamento
di Christy era pitturata di bianco e aveva attaccato il disegno
di un bambino che raffigurava una casa. L'ha fatto mia figlia Frankie
disse Christy. Non abita pi con me.  per questo che affitto la camera.
Dovrei togliere quel disegno, ma non riesco a decidermi.
Christy chiuse la porta bianca e Lev vide che anche l'appartamento
era tutto bianco e profumava di pittura fresca e di qualcos'altro,
che sper essere fumo, come gli sembrava. Guard oltre le porte
che si affacciavano sul piccolo ingresso dove si trovavano. Intravide
un soggiorno con una stufa a gas, due poltrone di vimini, un tavolo
e un televisore. Al soffitto c'era un lampadario di carta lavorata.
Le finestre erano senza tende.
L'arredamento  ridotto al minimo adesso disse Christy. Mia
moglie si  presa le sue cose e poi anche met delle mie. Le donne
inglesi! Ma non ha voluto niente di quello che le avevo regalato.
Nemmeno le cose che avevo preso per mia figlia. Quindi si trover
in camera una casa delle bambole e un negozietto di plastica che ho
portato fin qui da Orlando, in Florida, e qualche orsacchiotto. Spero
che le vada bene. Se le danno fastidio, mi d una mano e mettiamo
tutto in soffitta.
Christy apr la porta della stanza e Lev vide due letti a castello di
legno collegati con una scaletta e lenzuola con disegni di giraffe. Sul
davanzale della finestra c'era una serie di pupazzi. La moquette era
verde. Per terra c'era una casetta di legno con il comignolo rosso e
vasi di fiori dipinti oltre la porta d'ingresso. Accanto al letto a castello c'era un tappeto variopinto che gli ricord quello fatto di stracci
nella cameretta di Maya.
Le va bene? chiese Christy. L'ho pulita da cima a fondo. I letti
sembrano piccoli, ma sono da adulti. Le faccio un bucato alla settimana,
tutto compreso nelle novanta sterline. Vedr che qui star
bene. Non  molto diversa dalla cameretta che avevo da piccolo, a
Dublino. Anch'io avevo la federa con gli animali. Ma se le danno
fastidio, possiamo comperare altre lenzuola a poco, sulla Holloway
Road. D'accordo?
Lev entr nella stanza e pos la borsa per terra. Non aveva capito
tutto quello che gli aveva detto Christy Siane, eccetto che quella
era stata la camera della figlia e che adesso lei se n'era andata. Pass
in rassegna tutti i giocattoli e poi guard un acero fuori dalla finestra,
i cui lunghi rami quasi sfioravano i vetri. Quindi guard Christy,
che rimaneva sulla porta, come se non volesse entrare, le braccia
abbandonate lungo i fianchi in un gesto di impotenza, e Lev trasal
per un momento, riconoscendo nell'altro uomo qualcosa di se
stesso, una certa tendenza alla resa piuttosto che alla lotta, un certo
desiderio insidioso che tutto finisse.
Camera molto bella disse Lev. Prendo.
Bene rispose Christy. Ottimo. Be', almeno Angela ha lasciato
quelle tende. E questo  il lato tranquillo della casa. Eccetto quando
gli altri fanno il barbecue in giardino, ammesso che si possa chiamare
giardino, se guarda come lo tengono, e adesso hanno un cucciolo
che a volte guaisce di notte se non lo lasciano entrare in casa,
ma a parte questo c' silenzio. Ora le far vedere il resto.
Anche il bagno era pitturato di bianco e molto luminoso. La vasca,
il lavabo e il water sembravano nuovi. Lev scorse un sorriso amaro
sulla faccia di Christy. Questa  la pice de rsistance. Angela si sarebbe
portata via tutto se avesse saputo come strappare le tubature,
ma per fortuna non c' riuscita.
Bagno molto bello disse Lev.
S, mi fa piacere che l'abbia notato. Ho fatto tutto io.  la mia
professione, sono un idraulico. Ma ora sono freelance... se questo significa
essere pi o meno disoccupato. Dopo che Angela se n' andata,
ho perso il lavoro. Ma almeno abbiamo un bel posto dove cagare.
Le prendo un asciugamano.
Christy si allontan e Lev sent che apriva un armadio in un'altra
stanza. Guard il negozio di plastica i miniatura, accanto alla casa
in miniatura. Un'insegna sulla porta del negozio diceva: Salve! Siamo
aperti.
Torn Christy e gli diede un asciugamano verde. Allora disse
come si chiama di nome?
Di nome?
Io sono Christy. Sono irlandese, se non se n' accorto. Il mio
nome di battesimo  Christian, ma era troppo impegnativo da portare,
troppo pesante, capisce? Christy invece mi piace. Mi chiami
pure cos.
S disse Lev. E io sono Lev.
Bene disse Christy. Adesso preparo il t, Lev, e poi sistemiamo
la questione dei soldi. Io chiedo un mese d'anticipo, ma se non
ce la fa, mi accontento di due settimane.
Meglio due settimane disse Lev.
Okay, mi sta bene, amico.
Lev si mise a contare le banconote: era quasi tutto quello che aveva.
Pens di nuovo a quando Rudi gli aveva assicurato che avrebbe
potuto vivere con venti sterline alla settimana. Sono informato sugli
altri paesi diceva spesso Rudi. I telegiornali non li guardo soltanto,
li interpreto. Le mie opinioni si basano su ore di letture di approfondimento.
Lev sapeva anche che Rudi avrebbe contrattato sulle
novanta sterline e, molto probabilmente, avrebbe ottenuto uno
sconto sulla rata dell'affitto, mentre lui non ne era capace. Si consider
fortunato per aver trovato Christy Siane, per stare nella camera
di una bambina. Non lo infastidiva appoggiare la testa su una federa
con le giraffe.
Poveri uomini disse Christy mentre bevevano il t. Al giorno d'oggi
le donne ci tengono per le palle, ecco come la vedo io.
S? disse Lev.
Devo ammettere che ero arrivato a bere troppo e non  divertente
vivere con me quando mi riduco cos. L'alcol libera la merda
che  in me.Tutti gli uomini hanno un lato di merda... e tutte le donne...
 la natura umana. Ma in genere ce lo teniamo dentro, capisci?
In genere non vedi intorno a te cumuli di merda fermentata.
Lev annu. Fumavano tutti e due e i mozziconi nel portacenere
aumentavano a vista d'occhio.
Quindi Angela posso anche capirla continu Christy. Capisco
il suo punto di vista. Ma poi diventa cos cattiva. Capisci? Mi dice che
sono una nullit. E me lo dice davanti a Frankie, mia figlia. Allora
Frankie non mi parla pi, non vuole che le dia il bacio della buonanotte.
Entro in camera, quella dove stai tu adesso, e lei gira la testa
dall'altra parte. Prendo uno dei suoi giocattoli e le dico: "Guarda
Frankie, il pagliaccio Sammy vuole che tu dia la buonanotte a pap...".
E risulto patetico, perch lei non mi d retta. Nasconde la testa sotto
le coperte, come se stessi per picchiarla. E non l'ho mai fatto. Lo
giuro su Dio.  solo colpa di Angela se Frankie si comporta cos.
Lev annu. Comprese che a Christy non importava molto che lui
capisse quello che diceva. Forse, pens, gli  pi facile parlare se pensa
che io non capisca. Perch adesso che aveva iniziato a raccontare
la storia delle sue disavventure, sembrava non fermarsi pi. E a Lev
non dava fastidio. Si stava rendendo conto che la solitudine dell'irlandese
era profonda quasi quanto la sua. Avevano pi o meno la
stessa et. Entrambi rimpiangevano il tempo in cui avevano ancora
accanto le persone che avevano amato.
Che disastro sospir Christy. Si potr mai rimediare? Non credo.
Penso che Angela mi abbia chiuso in un vicolo cieco. Vado alla
scuola di Frankie, durante l'intervallo, la guardo che gioca all'aperto,
la guardo che corre e salta la corda, ma non mi  permesso avvicinarmi.
Gli insegnanti sono stati istruiti: non devo avere contatti con
la bambina. Sono considerato un "rischio inammissibile" perch una
volta ho rotto qualche piatto e bicchiere. Cos adesso devo andare in
tribunale per riavere i miei diritti, i miei diritti come padre... i miei
diritti come essere umano. E cosa succede se perdo? Sto cercando di
stare alla larga dall'alcol. Tu puoi aiutarmi, Lev. Mi sembri un uomo
equilibrato. Vorrei che mi aiutassi. Non lasciarmi andare al pub. E se
apro una fottuta Guinness a casa, toglimela dalle mani. D'accordo?
La prendi e la svuoti nel lavandino.
S rispose Lev. Provo. Ma lavoro molte ore al GK Ashe.
Gi,  vero. Per un attimo me n'ero dimenticato... mi sembrava
che potessimo passare le nostre giornate qui seduti a bere t! Mi piace
quando  tutto tranquillo come adesso. Una tazza di t. Una sigaretta.
La calma. Mi piace.
S disse Lev. Mi piace anche a me.
Di, raccontami di tua figlia.
Lev prese il portafoglio e tir fuori la fotografia di Maya che teneva
con s. La pass a Christy. Ricordava perfettamente la morbidezza
del vestito di lana che Maya indossava quel giorno. Guard
Christy ammirare la foto con tenerezza.
Le bambine disse. Cos adorabili, non  vero? Cos dolci e affettuose.
Sembrano angioletti. Poi, all'improvviso, bang ti voltano le
spalle. Dicono di odiarti. Ti spezzano il cuore.
Gli restitu la foto e Lev la mise via. Nel silenzio che segu, Lev
cerc di raccontare a Christy della morte di Marina, in modo che la
cosa venisse subito allo scoperto e non lo prendesse in contropiede
in un momento in cui sarebbe stato difficile parlarne. Quando l'altro
gli chiese perch Marina fosse morta, Lev cerc di spiegargli che
ad Auror e Baryn c'erano tanti casi di leucemia e nessuno sapeva il
perch. Alcuni dicevano che l'acqua era contaminata, altri che dipendeva
dalla carenza di carne rossa o da eccessive quantit di marmellata
di petali di rosa.
La sua teoria era che la morte di Marina avesse a che fare con un
traliccio della corrente elettrica, la cui ombra oscurava la loro casa nel
tardo pomeriggio. Cerc di spiegare a Christy che quell'ombra era
spaventosa, grigia e spaventosa, e il fatto che si allungasse sul giardino
- sul recinto delle capre e il pollaio e il piccolo orto che Marina
seguiva con tanta dedizione - lo aveva sempre riempito di rabbia e
di cattivi presentimenti. Era contento che Auror avesse finalmente la
corrente elettrica, ma l'odio e la paura per l'ombra del pilone non
l'avevano mai abbandonato.
Christy fiss Lev, la testa appoggiata sulle mani, che erano scheletriche
e mostravano qua e l cicatrici di bruciature. Dopo un po'
chiese: Perch avevi paura dell'ombra e non del pilone?.
Lev ci pens su. Rispose che l'ombra li toccava. Posava su di loro
una specie di grata. Il traliccio era distante, sulle colline sopra Auror,
ma la sua ombra cadeva proprio su di loro e non potevano fare niente
per difendersi.
Christy mise via le tazze. Il pomeriggio era terminato e da Belisha
Road iniziavano ad arrivare i rumori della sera. Tra questi si distingueva
il suono potente, metallico della musica proveniente dall'appartamento
di sotto.
Gente dell'East End annunci Christy. Stai attento, amico. Ti
racconter qualcosa di pi del manicomio in cui sei finito.
Christy cucin una kidney pie, e i due mangiarono il tutto accompagnato
da piselli in scatola, seduti sulle poltrone di vimini, davanti
alla TV, e quando ebbe finito di mangiare, Lev si addorment tra le
interminabili discussioni furibonde di un programma che si chiamava
Albert Square. Cadde in un sonno profondo, e al risveglio il televisore
era spento e la stanza quasi buia e di Christy Siane non c'era
traccia.
Lev attravers da solo l'appartamento. La cucina era in perfetto
ordine, i piatti lavati e messi via. Entr nella camera di Christy e
vide un letto matrimoniale, disfatto, e un comodino ingombro di
libri tascabili, lettere e medicine. A parte il letto e il comodino, la
stanza era vuota. Alla finestra era stata appesa una coperta, a mo'
di tenda.
Lev torn in soggiorno. Fiss il telefono con trepidazione. Per
qualche minuto cerc di resistere alla tentazione, ma non ci riusc, e
cos - senza sapere quanto costasse una telefonata al suo paese -
prese alcuni spiccioli dalla tasca e li pos di fianco al telefono. Poi
alz il ricevitore e fece il numero di Rudi. Appena sent la sua voce
ruvida, familiare, gli si scald il cuore.
Ehi! grid Rudi. Mi manchi, amico! Tutti sentiamo la tua mancanza.
Come va l? Stai gi per tornare a casa?
Lev rise. Raccont a Rudi che aveva trovato lavoro in un ristorante,
che dormiva nella camera di una bambina, che la gente a Londra
era pi grassa di quanto pensasse.
Grassa? disse Rudi. E allora? Non criticare le persone perch
sono grasse, Lev. Se qui mangiassimo meglio, sarei felice di essere
grasso. Metterei in mostra la mia pancia. E se a Lora crescesse il sedere,
non mi importerebbe. Me lo metterei davanti alla faccia e lo bacerei.
Be', d'accordo disse Lev ma non avrei mai immaginato che
fossero cos. Credevo che fossero come Alec Guinness nel Ponte sul
fiume Kwai.
Quel film  stato fatto in piena Guerra fredda, Lev. E stato fatto
prima della fottuta Guerra fredda. Sei proprio fuori dal tempo.
E tu, allora? disse Lev. Avevi calcolato che potevo vivere con
venti sterline alla settimana. Soltanto la camera ne costa novanta.
Novanta sterline? Ti stanno fregando, amico mio.
No disse Lev. Ho letto una trentina di annunci di camere in
affitto sul giornale. Sull'Evening Standard. Questa era la meno cara.
Rudi non replic. Lev attese qualche secondo, poi chiese di Maya
e di sua madre. Rudi rispose: Stanno bene, Lev. Solo che hanno perso
una capra. Ina pensa che gliel'ha rubata qualche stronzo dal recinto.
Pensa che adesso che tu non ci sei, a poco a poco, gliele prenderanno
tutte.
Adesso fu Lev che rimase senza parole. Pens alla grazia con cui
le capre zampettavano nel loro recinto polveroso.
Di' a Ina di farle entrare in casa di sera disse.
E dove le mette? disse Rudi.
Dove le pare. In cucina.
Cos cagano dappertutto, e quel bastardo irrompe in casa per
portarsele via.  questo che vuoi?
Di'a Ina di chiudere la porta con un doppio catenaccio.
Va bene, glielo dico. Ma sai, Lev, continua a chiedermi: "Rudi,
perch mio figlio se n' andato? Dimmi perch se n' andato".
Lo sa perch me ne sono andato. Lo sapete tutti, quindi non tormentarmi,
Rudi. Alla fine della prossima settimana arriveranno i primi
soldi. E Ina sar contenta.
Va bene, va bene. Le dico anche questo: contenta alla fine della prossima settimana.
Lev cambi argomento. Gli chiese del lavoro come tassista e Rudi rispose: Be', non  cambiato niente da quando sei partito. Come
sai, la gente non vuole pi usare la bicicletta, adesso che sa che esiste la Chevy. Vogliono viaggiare con stile sui miei sedili di pelle. Ma
mi sono accorto di una cosa: li stanno consumando quei cazzo di sedili di pelle! Ci strofinano sopra il culo. Immagino che gli piaccia la
sensazione di strofinarci sopra il culo, ma ai miei rivestimenti non fa affatto bene.
Se  solo il rivestimento a consumarsi disse Lev non  cos grave.
Be', non sar grave, ma mi fa incazzare.
Meglio quello piuttosto che si rovini un pezzo della macchina.
Ben detto, amico. Oggi ti sento sveglio. Ma forse adesso puoi spedirmi dei pezzi di ricambio da Londra.
S disse Lev. Appena mi sistemo. Appena comincio ad ambientarmi...
Ti senti solo? disse Rudi.
S disse Lev.
Segu un nuovo silenzio, in cui Lev immagin Rudi nel corridoio di casa sua dove, su un cassettone di mogano, teneva il registro delle corse e un vecchio orologio a cuc che sputava fuori un uccellino di legno mezzo rotto per annunciare ogni ora del giorno e della notte.
Ho visto la tua cartolina con Diana disse Rudi dopo qualche istante. Me l'ha fatta vedere Ina e mi  venuto duro. Ho pensato,
Principessa, fammi il tuo bel sorriso, e poi siediti in braccio a me.
Lev rise. Sent la propria risata come un'eco lontana e sconosciuta.
Poi, poco dopo, risuon anche la risata familiare di Rudi e Lev ricord
il viaggio in treno affogato alla vodka per raggiungere Glie e il tango
ballato sotto le stelle e i pesci al neon azzurri del lago Essel.
Altro che Dyana disse Lev. Domani ho un appuntamento con
due metri e mezzo di scolapiatti d'acciaio.
GK Ashe non era come Lev se lo era immaginato; era un uomo asciutto,
non alto, con una chioma nera e disordinata che conteneva dentro
un copricapo di cotone e due occhi di un azzurro sorprendente.
Lev calcol che doveva avere sui trentacinque anni.
Arriv in cucina appena prima delle quattro e trov Lev in postazione
davanti ai lavelli con indosso il grembiule a righe. Bene
disse, dandogli la mano. Sono GK Ashe. Sono contento che tu sia dei nostri, Olev.
Contento anch'io, signore disse Lev.
Non chiamarmi "signore". Chiamami "Chef".
Chef...
Damian ti ha spiegato che io dirigo la cucina con il polso di ferro?
Polso di ferro?
La differenza tra una cucina dove qualche persona  sfaticata e
negligente e una dove tutti si impegnano al massimo  la differenza
tra un'impresa di successo e una destinata al fallimento. E la parola
"fallimento" mi d sui nervi. Non voglio nemmeno pronunciarla,
d'accordo? In questo posto tutti devono darci sotto, va bene?
Darci sotto, Chef?
GK Ashe si lasci Lev alle spalle e raggiunse i lavandini. Dunque
disse questa postazione. Trattala come una sala operatoria.
Voglio che qualsiasi cosa... ogni cucchiaio, ogni teglia, ogni colino,
ogni ciotola, ogni frullino, tagliere, snocciolatore, grattugia, il pi
insignificante pelapatate... tutto deve essere come sterilizzato.
Quando avrai scrostato una casseruola, dovr poterci bere un cocktail.
Intesi?
Cocktail, Chef?
S. L'igiene in certe cucine  a dir poco indecente. Il settanta per
cento degli avvelenamenti da cibo in questo paese dipende dalle cucine
dei ristoranti. Ma non dalla mia. Non dalla mia. Quindi mi raccomando,
d'accordo? GK pos una mano sulla spalla di Lev. "Infermiere",
sar questo il tuo soprannome disse.  cos che chiamo
i miei addetti alla cucina: infermieri. E il tuo lavoro dovr essere
all'altezza di questo nome.
Infermiere?
Gi. Non prenderlo come un insulto.  esattamente il contrario.
 una designazione. Tu lavora con fierezza e andr tutto bene.
Provo disse Lev.
GK gli sorrise. Piroett lontano da Lev, ma poi si volt per dire:
Stasera partiamo con il nuovo menu, quindi qua dentro potr esserci
un po' di casino, la preparazione dei piatti potr richiedere pi
prove, ma cosa fanno gli infermieri? Mantengono la calma. Mettono
ordine. Hai capito? Contiamo su di te, Olev.
Arriv il resto del personale. Si avvicinarono a Lev per presentarsi,
e lui cerc di ricordare tutti i nomi: Tony e Pierre, i vice chef;
Waldo, lo chef di pasticceria; Sophie, l'addetta alla preparazione delle
insalate e dei contorni; poi i camerieri, Stuart, Jeb e Mario. Erano
tutti pi giovani di lui e avevano un'aria solenne, come gli attori quando
sono nervosi.
Alle cinque, la squadra si sedette a un tavolo in fondo al ristorante
e Jeb serv cosce di pollo lessate con sedano, carote e gnocchi,
il tutto cucinato da Tony. Lev mangi molto lentamente. Negli gnocchi
c'era un aroma che non riusciva a identificare. Assapor la deliziosa
pallina di pasta di patate, facendosela rotolare in bocca. Prezzemolo,
ecco cos'era. Mangi in silenzio, cercando di risalire alla ricetta,
mentre intorno a lui si discutevano i piatti del nuovo menu e
gli chef prendevano gli ultimi appunti.
Nel preparare la terrina di trota sent dire da GK Ashe voglio
che le foglie formino una rosellina, staccata dalla fetta. Non voglio
che tocchino il pesce o che siano sparse su tutto il piatto come in una
stupida caccia al tesoro. Condimento leggerissimo, intesi? Appena
un goccio di vinaigrette. E la maionese al pompelmo dovrebbe ricordare
il bottone di una divisa sopra il "polsino" della terrina. Avete presente l'immagine?
S, Chef disse Pierre.
E mettetecene poca disse GK. La trota ha gi abbastanza sugo,
 gi abbastanza ricca. Quello che vogliamo dire con la maionese
, d'accordo, adesso ti viziamo un po', ma non troppo. Bisogna gustarla.
Lev capiva solo qualche parola ogni tanto. Mangi altri gnocchi.
Immagin di servirli a Maya, nel loro squisito brodo di pollo.
La discussione sul menu prosegu, sempre pi accalorata. La
pintade, Chef disse Tony. Il vin de noix la scurisce e la insaporisce.
Pensavo di... mettere sul petto tre bastoncini di... forse di barbabietola
cotta al vapore, cos si avrebbe un bel contrasto cromatico.
No disse Ashe. Niente barbabietola. Cpes. Ne abbiamo gi parlato. Bastano i cpes e il piccolo castello di sabbia delle patate al gratin. Poi, tutto chiaro per il merluzzo?
S, Chef.
Hai trovato una bella indivia belga, Pierre?
S, Chef.
Allora non cuocerla troppo. Non voglio vedere il mio merluzzo
adagiato su una viscida poltiglia.
Tutti scoppiarono a ridere. Sophie disse: Mi fai passare la voglia
di mangiare, Chef.
Bene disse lui. Visto che sei troppo grassa.
Il gruppo si azzitt. Lev alz lo sguardo e vide Sophie arrossire e
posare coltello e forchetta sul suo piatto mezzo pieno, e ricord quando
Lora gli aveva detto: In questo paese, una donna sul posto di lavoro
combatte una guerra. Ogni singolo giorno.
Smise di guardare Sophie quando Stuart e Mario portarono via i
piatti del pollo e Waldo serv la crme brule, la crosta che ribolliva ancora
per la caramellatura.
Chef disse Waldo questa dovete assaggiarla tutti. Ho usato i
mirtilli, cotti appena un minuto per ammorbidirne la forma, come
base coagulante per la crme.
Va bene disse GK. Dacci un cucchiaio. Poi si rivolse a Lev.
Assaggialo anche tu. In Inghilterra i dolci li chiamiamo pudding. 
un retaggio di quando i nostri dessert non erano altro che budini.
Probabilmente questo spiega anche le forme della regina Vittoria. Ma
oggi in Inghilterra un dolce pu essere anche un sorbetto alla menta;
pu essere un lychee cucinato in un cestino di zucchero a velo.
Capisci, Olev?
Pudding? disse Lev. S, conosco il pudding inglese.
Bene disse GK, testando con delicatezza la crosta della brule
con il cucchiaio ma ora lo potrai conoscere propriamente... conoscerne
il vero significato. Se vuoi lavorare in una cucina, Olev, devi
usare le parole giuste. Devi ficcarti bene in testa il glossario.
Lo far, Chef disse Lev. E voleva aggiungere, nel modo pi educato
possibile, che c'era una parola che lo stesso GK avrebbe potuto
ficcarsi bene in testa, e quella parola era Lev, ma quando stava per
dirlo, GK si era gi voltato dall'altra parte e tutti erano concentrati
sulla brule di Waldo.
Buona disse Damian.  proprio gradevole.
Strepitosa, Waldo disse Mario.
 okay disse GK ma cambia la base di frutta nel corso della
settimana. Prova il rabarbaro. Prova le susine.
Lev assaggi il dolce. La crema era delicata e fredda, e la crosta
era calda e dolce e, ancora una volta, non aveva idea di quali ingredienti
fossero stati usati e di come si potessero ottenere quei contrasti
sorprendenti. Ripens a suo padre che diceva: Le cose possono
essere soltanto ci che sono. Noi comunisti l'abbiamo sempre saputo,
ma la nuova generazione non lo capisce. Bisogna ricordarglielo:
un filone di pane  solo un filone di pane. Non  un sacco d'oro. Non
 un maledetto carillon. Poi ricord Ina controbattere a Stefan, una
volta tanto, dicendogli: Se le cose possono essere soltanto ci che
sono, allora perch la chiesa di San Nicola a Baryn  stata trasformata
in una piscina coperta?.
Lev aveva le mani a bagno nei lavandini. GK Ashe gli aveva legato
intorno alla testa una bandana bianca di cotone. Lo aveva fatto quasi
con tenerezza, spingendoci sotto i capelli ribelli di Lev. La cuffia
dell'infermiere gli aveva detto. Tienila legata stretta, d'accordo,
Olev? Non voglio tracce di DNA umano nell'acqua del risciacquo.
Lev lavorava cercando di tenere il ritmo sempre pi frenetico delle
postazioni degli chef. L'acqua calda, la solennit delle superfici di
acciaio, la potenza del rubinetto per il risciacquo, gli fecero dimenticare
che si trattava di un lavoro umile. Il vapore appannava le piastrelle.
Sul ripiano alla sua destra gli chef buttavano recipienti per gli
impasti, colini, coltelli, pentole, fruste e taglieri, e Lev li raccoglieva
e li immergeva nell'acqua. Il suo soprannome era "infermiere", quindi,
nella sua fantasia, si sentiva l'infermiere di quell'attrezzatura. Si
propose di esaminare ogni pentola, ogni utensile, con occhio clinico,
per allontanare lo sporco nel modo migliore, per tenere sotto controllo,
istante dopo istante, il risultato del suo lavoro.
Dopo un po' di tempo, mentre faceva scorrere l'acqua calda e iniziava
l'ennesimo ciclo di lavaggio, con gli chef alle spalle chini sui loro
fornelli e l'odore di pesce che riempiva la cucina, la mente di Lev
inizi a perdersi. Immagin se stesso vestito di bianco, con il camice
di cotone da infermiere, che camminava verso il lago sulfureo di
Jor e faceva immergere persone malate nell'acqua torbida. Alcune cicogne
appollaiate sopra un comignolo guardavano la gente che
sprofondava nel lago e il cui biancore della pelle risaltava rispetto all'acqua bluastra.
Una di quelle persone era Marina e Lev prese a frizionarle le membra.
Le strofin il collo, le ascelle, le natiche, i piedi, le orecchie; le
sciacqu la bocca. Poi lei si distese e galleggi sulla superficie dell'acqua
e le braccia di Lev la sollevarono e l'avvolsero in un asciugamano
bianco e la adagiarono accanto agli altri, su una pedana di legno.
Naturalmente, non era guarita. Il compito di Lev era appena cominciato.
A guarirla sarebbe stata la sua costanza di infermiere, la
sua operosit nel ripetere le immersioni e le energiche ma inevitabili
frizioni, nel ripeterle pi e pi volte senza arrendersi, senza interrompersi...
Una presenza che sapeva di cibo al suo fianco lo riport alla realt.
GK Ashe gli lanci tra le mani un mop. Indic il pavimento. Cos'
questa roba? disse. Stai trasformando la mia cucina in un lago, cazzo!
Lev guard per terra. Le sue scarpe marron erano in mezzo a una
pozzanghera. Una piccola onda di schiuma lamb il retro del banco
frigo per le verdure. Il suo grembiule era zuppo e persino i pantaloni
erano bagnati e gli si attaccavano alle gambe.
Mi scusi, Chef disse.
Con un gesto stizzito, Ashe prese un secchio di plastica rosso da
sotto uno dei lavandini. Lo lanci a Lev, ma il secchio gli arriv su
una coscia e rimbalz sul pavimento scivoloso.
Asciuga! gli ordin. E svegliati. Ti tengo d'occhio. Concentrati!
Mario, diretto verso la porta, con tre porzioni di pasta al rag di
cervo, disse forte: Il tavolo quattro  pronto, Chef!.
Ashe si volt, scagliandosi contro di lui. Non direi proprio che 
pronto, Mario url. Dov' la ballotine?
Arriva subito, Chef... rispose Mario e poi spar, lasciando Ashe
l a brontolare. Non dite mai che un tavolo  pronto quando non 
pronto. Nessuno  capace di contare qui?
Ashe si allontan e Lev riemp il secchio sotto il rubinetto per il
risciacquo e si mise a pulire il pavimento. Adesso che aveva lasciato
il lago di Jor ed era tornato nella cucina, si rese conto che gli bruciavano
gli occhi e che sentiva un dolore persistente tra le scapole. Moriva
dalla voglia di fumare. Tutta quell'acqua intorno a s lo sorprese,
ma sapeva che doveva eliminarla, continuare a strofinare e strizzare
il mop finch le piastrelle non si fossero asciugate. Ma non riusciva
ad asciugarle. Non riusciva neanche a pulirle bene perch, dove
passavano, i suoi piedi lasciavano impronte di sporco.
Si guard intorno alla ricerca di un panno o di un canovaccio. (A
casa, quando Ina lavava i pavimenti, lei, come Ahmed, ci stendeva
sopra giornali vecchi e la carta a poco a poco si inumidiva scurendosi
e a volte Maya si inginocchiava per terra per guardare da vicino
le persone delle foto che diventavano nere.) Senza essere visto, Lev
prese un canovaccio pulito dal suo gancio e cominci a passarlo sul
pavimento mentre, alle sue spalle, sentiva aumentare il calore dei
forni e dei fornelli.
Lev strizz il canovaccio e lo gett sotto il lavandino per nasconderlo.
Si asciug le mani. Guard una grande pentola che gli era stata
passata. Era sporca di qualcosa che pareva colla gialla. Ricord un
articolo del giornale di Baryn sull'ultima passione scoppiata in Occidente
per un piatto contadino proveniente dall'Italia e chiamato
polenta. "La polenta" diceva il giornale " farina di mais mescolata
con acqua salata.  quello che i neri poveri del Sudafrica hanno chiamato
mealie-meal per intere generazioni.  un piatto umile, venduto
a un prezzo alto. Inserire la polenta in un menu di lusso  un atto
menzognero e decadente."
Lev prese la pentola della polenta. Aveva l'odore di un campo d'orzo
al momento del raccolto. La mise sotto il getto di acqua calda.
Verso le undici, Lev avvert che il ritmo nella cucina si allentava e sul
lavandino gli arrivavano cose diverse da prima: teglie da forno, bicchieri
da sorbetto, pirofile, fruste, tagliapasta, cucchiaini, tazze da
caff. Si concesse di girarsi, una sola volta, per controllare cosa facevano
gli altri, e vide che Sophie chiudeva il banco frigo delle verdure
e iniziava a togliersi la divisa. Quando si lev la piccola cuffia di
cotone, i capelli umidi le rimasero schiacciati sulla testa in pesanti
ricci, come se fosse appena uscita da una piscina.
Notte a tutti disse.
GK Ashe le si avvicin, le mise una mano sulla testa bagnata e le
punt addosso i suoi occhi color ghiaccio. Ottimo lavoro, calmo,
Sophie disse. Tutto ben coordinato. Molto bene.
Grazie, Chef disse Sophie.
Gli altri chef alzarono la mano in segno di saluto, poi lei si volt
verso Lev. Notte, Olev disse.
Lev si sorprese ad abbozzare un ridicolo inchino, tenendo in mano
una ciotola e un frullino. Waldo e Jeb ridacchiarono. Sophie sorrise.
Lev disse a bassa voce: Sophie, scusami. Mi chiamo Lev. Non
Olev.
Ah, d'accordo disse lei. Scusami tu.
Non c' niente di cui scusarsi disse Ashe. Lui si chiama Infermiere.
All'una di notte - quando il servizio era terminato da un pezzo e gli
ultimi clienti avevano abbandonato l'atrio di ingresso e la sala da
pranzo era buia e silenziosa - il personale era andato a casa, e le uniche
persone rimaste in cucina erano Lev e GK Ashe.
Ashe era seduto su uno sgabello alla sua postazione a bere un
bicchiere di vino bianco e prendere appunti sui suoi quaderni dei
menu. I suoi occhi azzurri guizzavano ovunque, seguendo Lev che
puliva i fornelli e le salamandre, gli scaldavivande e i ripiani d'acciaio.
Poi gli ricord di scopare e lavare per terra.
L'ultimo infermiere l'ho licenziato disse GK mentre Lev riempiva
il secchio rosso d'acqua calda e ci versava il detersivo perch si
rifiutava di fare per bene queste pulizie di fine serata. Gli ho detto:
"Sai che sei un idiota? Gli idioti dormono mentre i furbi lavorano".
Ma non ha capito. E allora, pace.  andato. Meglio per te.
S disse Lev. Meglio per me, Chef.
Ma era stanco come un vecchio mulo. Il bisogno di una sigaretta
lo faceva tremare. Le mani gli facevano male e gli bruciavano e il
dolore alla schiena era come una ferita aperta. Non vedeva l'ora di appoggiare la testa sui musi sorpresi delle giraffe.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Le umili origini di Elgar.
...
.
...
L'ondata di caldo a Londra dur molto a lungo.
Gli ingressi e le cancellate di Belisha Road si ricoprirono di polvere,
come pure i tetti delle automobili. Nel giardino del numero 12,
l'erba ingiall e il cucciolo denutrito guaiva per interi pomeriggi nell'ombra arida del sicomoro.
Christy Siane teneva le finestre dell'appartamento spalancate e
Lev si abitu ai rumori di North London, come a un brano di musica
moderna che sapeva apprezzato da altri, ma che non riusciva a
farsi piacere. Uno di quei rumori era la sega elettrica dei giardinieri
del Comune che potavano i rami dei sorbi.
Alcuni pomeriggi, Lev li passava seduto nella sua stanza, fumando
e fantasticando e nascondendo banconote da dieci sterline in pacchetti
di cartoncino marrone imbottiti di fogli di giornale da spedire
a Ina. Altri giorni, se non aveva male alle gambe, andava a piedi fino
a Parliament Hill per vedere la gente che lanciava nel cielo azzurro
bizzarri tipi di aquiloni e per cogliere frammenti di conversazioni
intorno agli stagni neri di Hampstead Heath. Osservava gli innamorati
e le giovani coppie con bambini, e li invidiava. La sua pelle
grigia prese colore sotto il sole del tardo pomeriggio. I capelli gli
arrivavano ormai oltre il colletto.
In genere, Lev e Christy dormivano fino a mezzogiorno, poi Christy
preparava il t e si trascinava fuori fino a una bottega greca per
comperare il pane fresco. A volte cucinava bacon e focaccine alle patate
e pomodori fritti. Poi lui e Lev si sedevano al tavolo davanti alla
finestra del soggiorno spoglio, a mangiare e a parlare di lavoro e di
soldi, o a cercare di intonare le filastrocche che anni prima avevano
insegnato alle loro figlie. Christy spieg a Lev che l'Irlanda era una
terra di canzoni. Disse che la musica risuonava nel verde delle siepi
e nei belati delle pecore, nelle romantiche baie della costa occidentale
e nelle malterie delle fabbriche di birra Guinness. Disse che l'Inghilterra
non aveva canzoni, soltanto marce militari e pietose vecchie
nenie per commemorare le glorie del passato. Se ti stabilisci in
un paese dove non si canta, prima o poi le cose finiscono male disse.
Avrei dovuto immaginarmelo prima di sposare Angela.
Verso la fine dell'estate, Lev and con Christy in un negozietto
ad Archway, dove lavoravano giovani indiani, e comper un cellulare.
Con l'assistenza di un commesso di nome Krishna, scelse il modello
pi economico. Quando uscirono dal negozio, Christy diede a
Lev una pacca sulla spalla dicendogli che adesso era un "vero londinese",
un "uomo moderno", e Lev era soddisfatto dell'acquisto. Il
cellulare era di un verde turchese. Per ora Lev non aveva quasi nessuno
da chiamare, eccetto Rudi, ma si divertiva a maneggiarlo e a
riascoltare la sequenza delle suonerie disponibili. E, sul far dell'alba,
quando tornava a piedi in Belisha Road dopo essere sceso dall'autobus
notturno, a volte chiamava Christy - ovunque si trovasse, nella
casa appestata di fumo di qualche amico o in un irish pub che non
chiudeva mai - e diceva: Sono Lev. Solo un saluto.
Lev diceva immancabilmente Christy. Vecchio mio! Sono a casa
in un baleno.
Ma di solito non andava cos. Se lo chiamavano perch avevano
bisogno di un idraulico, Christy rispondeva che lavorava solo di sera,
e quando Lev usciva per andare al GK Ashe, Christy era seduto a
comporre un puzzle o stava stendendo lenzuola e magliette sopra la
vasca da bagno. Ma un pomeriggio, prima che Lev andasse al lavoro,
gli mostr una mazzetta di banconote.
Contanti disse. Guarda un po'. I contanti sono preziosi, non
dimenticarlo mai, Lev. Fatti pagare in contanti. Vedi, io non finanzio
quegli idioti che abbattono gli alberi o scavano buchi del cazzo per
terra. Non sostengo nessuna guerra all'estero n contribuisco alla ristrutturazione
dei gabinetti della Camera dei Comuni. Spendo solo
per la mia vita. E mi sta bene cos.
Christy gli mostr fiero il denaro - un blocchetto di banconote da
venti - perch Lev lo ammirasse. Quando l'ebbe ammirato a sufficienza,
Christy si offr di andare a parlare con GK Ashe per convincerlo
a pagare Lev in contanti, ma l'altro disse: No, Christy. Grazie
del pensiero. Ma adesso ho un conto in banca. Damian mi ha aiutato.
Ogni tanto vado a vedere questa banca, la filiale di Clerkenwell,
e mi sento orgoglioso dei miei soldi al sicuro.
D'accordo disse Christy. Apprezzo il tuo attaccamento sentimentale
ai palazzi dell'estorsione capitalista. Ma  un furto chiederti
l'assicurazione nazionale e tutte le altre tasse quando hai una paga oraria cos bassa.
Ho la cena gratis.
Certo.  sempre qualcosa. Uno chef d'alta classe che ti riempie
la pancia una volta al giorno. Ma ti ho visto come torni a casa. A pezzi.
Ti sfruttano come uno schiavo.
No disse Lev. Sto bene. E mando soldi a casa.
E quanti riesci a mandarne? Non ti resta molto.
Dipende. A volte venti sterline a settimana. Nel mio paese, non  poco.
Veramente? Accidenti, ma allora perch non ci trasferiamo tutti laggi?
Christy era seduto di fronte a Lev in soggiorno. Appoggiava le
braccia magre su una vecchia macchia di t. Sospir e prosegu: Vorrei
tanto trasferirmi laggi. Perch no? Se venti sterline alla settimana
ti permettono ancora di comperare quello che qui comperavi una
volta. Magari avete bisogno di idraulici, che ne dici? Per avere dei sanitari
pi belli. Tua figlia avrebbe il suo piccolo lavabo con i rubinetti a forma di delfino, eh, Lev?.
Non ti piacerebbe vivere l disse Lev.
Perch no? Mi ispira. Le capre che scampanellano per strada. I
monili di latta. Le danze tradizionali. L'idea mi piace davvero.
No disse Lev. Non ti piacerebbe, Christy. Non c' futuro. Non c' lavoro.
Io lavorerei in proprio continu l'altro. Come Rudi e la sua ditta
di taxi. Andremmo a bere tutti insieme, tu, io e Rudi. E io sarei lontano da Angela, lontano dagli avvocati...
Ma anche da Frankie.
S disse Christy, con un sospiro malinconico. Be', lo so. Ma
adesso non  che la vedo molto. Solo quei piccoli attimi. Ah, e non
sai l'ultima: Angela si  fidanzata. Un certo idiota di agente immobiliare.
Pensa di andare a vivere con lui. Lei e Frankie. Andare a vivere
con quel coso. Mi devasta, davvero. Se Frankie comincia a
chiamarlo "pap", dovr uccidere qualcuno. Ti avverto, amico, dovr commettere un delitto.
Lev guard Christy che fermava con un elastico la mazzetta di
banconote. Sulla sua faccia affilata, l'eczema si stava allargando.
Perch non puoi vedere Frankie? disse Lev con tono pacato.  tua figlia.
Christy non alz lo sguardo, fisso sulla mazzetta. Dopo qualche
istante, disse:  stata Angela a farla finire cos. Ha detto che quando
bevevo diventavo violento. Ha detto che la picchiavo. Ha detto
che se picchiavo mia moglie, ero capace di picchiare anche la bambina.
Pos i soldi sul tavolo e si accese una sigaretta. Senza guardare
Lev, disse: Non ho mai picchiato Angela. Ne sono sicuro. O se l'ho
fatto, l'ho completamente cancellato, vuoto totale. Cos sono stato
costretto a dire al mio avvocato: "Non lo so". Una volta Angela mi ha
mostrato un labbro gonfio. Forse ero stato io. Forse s. Ma non potevo
credere di aver fatto una cosa del genere. Non potevo credere
che Christy Siane fosse andato anche solo vicino a fare una cosa del
genere. Ma come faccio a saperlo?.
Lev non batt ciglio. Avrebbe voluto confidare a Christy che, nelle
questioni d'amore, anche lui aveva detto e fatto cose di cui poi si era vergognato.
Ma quella conversazione richiedeva tempo e l'orologio da pochi
soldi sopra la mensola del camino di Christy diceva che erano quasi
le tre e mezza. Lev doveva andare a prendere l'autobus. Si allung
e tir fuori una Silk Cut dal pacchetto di Christy. Mettere in comune
le sigarette era diventata ormai un'abitudine. A conferma della
loro amicizia, pensava Lev. Inal il fumo e disse: Io credo che non
l'hai fatto, Christy. Se no avresti qualche ricordo.
Ne sei sicuro? disse Christy. Io non ne sono sicuro. Ed  per
questo che non posso difendermi. Per me  tutto buio. E adesso quel
cretino di agente immobiliare si scopa Angela e la sera legge le favole
della buonanotte a Frankie. Sono un vero perdente, non c' rimedio.
Quando Lev rientr dal GK Ashe, verso le due del mattino, trov
Christy sul pianerottolo davanti alla porta dell'appartamento, steso
in una pozza di vomito. Lev entr in casa, inumid un lungo pezzo
di carta da cucina e torn da Christy per pulirgli la bocca. Poi apr
l'acqua della vasca e trascin l'uomo in bagno, lo spogli e lo immerse
nell'acqua calda. Christy aveva ripreso conoscenza, adesso era
cosciente di dove si trovava. Era molto pallido, a parte le macchie dell'eczema,
e la voce era debole e incerta, come se provenisse da un
telefonino con scarsa copertura.
Mi spiace amico mio disse a Lev.  uno schifo, cazzo. Mamma
diceva sempre: "Non mi importerebbe delle sfuriate di pap ubriaco,
non mi importerebbe del servizio da t di zia Bridie che ha mandato
in mille pezzi, se solo si tenesse l'alcol dentro.".
Non ti preoccupare disse Lev. Non ti preoccupare.
Lasci Christy a insaponarsi il collo con una spugna e torn a pulire
la chiazza di vomito sul pianerottolo. Anche se l'odore era repellente,
Lev poteva sopportarlo. Quando Marina si era ammalata,
vomitava spesso, e lui si era abituato. Era una parte di lei, si ripeteva
sempre. Parte dell'essere umano. Era la prova che Marina fosse
ancora viva.
L'autunno freddo arriv all'improvviso.
Un pomeriggio, quando Lev and al lavoro, il sole era ancora caldo
sui vetri del 12 di Belisha Road, e quando usc di nuovo nella notte
di Clerkenwell, tutti i pub e i bar avevano le porte chiuse e un vento
gelido soffiava nelle strade deserte. Si avvi verso la fermata dell'autobus.
Quando inizi a piovere si tir su il bavero della giacca di
pelle. Il lampeggiante giallo del veicolo lavastrade illumin una citt
divenuta d'un tratto irriconoscibile.
Mentre aspettava l'autobus, seduto su una panchina sgangherata
fatta solo di un asse di legno, Lev ricord che, quando Marina lavorava
nell'ufficio del sovrintendente ai Lavori pubblici a Baryn, lui
la vedeva come la guardiana del suo mondo, certo che, qualsiasi cambiamento
fosse intervenuto nelle loro vite, la moglie sarebbe stata la
prima a esserne informata. Anche se si fosse trattato di un cambiamento
atmosferico. L'ufficio dei Lavori pubblici aveva allestito quello che il sovrintendente chiamava un "servizio di previsioni affidabili".
Marina sapeva sempre, per esempio, quando sarebbe nevicato. Il
suo dipartimento avrebbe predisposto la lubrificazione degli ingranaggi
dei vecchi spazzaneve e autorizzato il reclutamento dei conducenti
di quei mezzi, anziani in pensione prelevati dalle loro case e
portati per un'attesa terrificante nel deposito dei trasporti di Baryn,
dove gli unici comfort erano un vecchio samovar e una fila di orinatoi
arrugginiti che nessuno puliva.
Quegli anziani diceva Marina devono usare gli orinatoi molto
spesso. Ho paura che si prendano qualche infezione.
Arriv l'autobus e Lev sal a bordo e fu confortato dal tepore che
lo avvolse e da quella luce giallo limone nell'oscurit. Avrebbe preferito
essere avvisato della rapidit con cui cambiavano le stagioni inglesi.
Si era cos abituato al bel tempo che la sua mente non era preparata
a un freddo autunno. E ora vedeva davanti a s il lungo tunnel
dell'inverno, i pomeriggi bui, la vecchia desolazione che ti assale nel
cuore della notte quando senti gli alberi tormentati dal vento.
Lev chiuse gli occhi. I lunghi turni sui lavandini gli provocavano
mal di schiena. Infil le mani nelle tasche della giacca e strinse i preziosi
soldi che ci trov. Adesso aveva in mente l'ufficio di Marina nel
palazzo dei Lavori pubblici. Ricord l'aria stantia e il rumore della
porta pesante quando si apriva e si chiudeva e la targhetta con il nome di Marina sulla sua scrivania.
Era inverno l'unica volta in cui lui e Marina erano rimasti invischiati in una lite furibonda. Gi allora, Lev sapeva che il suo orribile
comportamento nei confronti della moglie aveva a che fare con la
stagione fredda, con la mancanza di luce, con il troppo poco sangue
che gli scorreva nelle vene. Per tutta quella stagione buia, si era detestato
- le sue urla farneticanti, i suoi modi crudeli - ma quell'odio
non aveva mutato i suoi sentimenti n le sue azioni. Per tutta quella
stagione buia, era consapevole che probabilmente si sbagliava, ma
non riusciva a voltare pagina, non riusciva a smettere di credere in
ci che nell'arco di un solo giorno era diventato per lui una cieca convinzione.
Aveva accusato Marina di tradirlo. Credeva che l'amante fosse il
suo capo, il sovrintendente in persona, il signor Rivas, cinquant'anni, un tempo noto come Compagno Rivas.
Quella fissazione gli era venuta un freddo venerd pomeriggio in
cui aveva finito di lavorare prima del solito alla segheria di Baryn. Lev
aveva attraversato la citt gelida per raggiungere l'ufficio di Marina.
Aveva varcato l'ingresso principale del palazzo dei Lavori pubblici,
lasciando tracce di fango e segatura sul linoleum della reception, ed
era stato bloccato da un usciere brutto e aggressivo, che lo aveva invitato
in modo rude a togliersi le scarpe.
Lev aveva ubbidito. A Baryn si ubbidiva ai dipendenti pubblici
senza mai contestare la loro autorit. Ma le sue calze erano umide e
bucate sui talloni. Mentre saliva le scale con le scarpe infangate in
mano, si era sentito un miserabile. Aveva raggiunto il corridoio dove
si trovava l'ufficio di Marina ed era entrato senza bussare.
Marina era seduta alla scrivania e leggeva alcuni documenti. Il sovrintendente,
nel suo completo elegante, era in piedi dietro di lei, intento
a leggere - o fingendo di leggere - gli stessi fogli, con un braccio
appoggiato sulle spalle della donna.
Lev era rimasto a fissare la scena. Il Compagno Rivas aveva avuto
un sussulto, ritirato il braccio e raddrizzato la schiena. Marina aveva
emesso un lieve verso strozzato, che Lev aveva interpretato come
la voce della colpa. Il suo sguardo si spostava dall'uno all'altra. Nessuno
aveva fiatato finch Marina non aveva detto: Il signor Rivas e
io stavamo controllando gli ultimi conti dell'ufficio distrettuale per il
riscaldamento e l'energia elettrica.
Rivas aveva guardato l'orologio. Be', in effetti si  fatto tardi per
essere venerd aveva detto. Porti pure sua moglie a casa. Poi era
passato davanti a Lev senza pi guardare Marina, click-click,
click-click, nelle sue scarpe tirate a lucido, ed era entrato nel
proprio ufficio chiudendo la porta.
Lev si era seduto su una poltrona di pelle. Aveva posato per terra
gli scarponi sporchi. I suoi occhi non si staccavano dalla faccia di
Marina. Lei si era messa a riordinare i documenti sulla scrivania senza
sostenere il suo sguardo. Lui vedeva che era rossa in faccia, che
quel rossore le era sceso fino al collo, e aveva immaginato che si fosse
diffuso anche sotto la candida camicetta bianca nella fessura tra i
seni. A che cosa ho appena assistito? le aveva chiesto.
Marina aveva continuato a ordinare le carte. A niente aveva
detto. Andiamo a casa. Aveva preso il cappotto dal gancio sul muro,
si era avvolta una sciarpa di lana intorno al collo e sistemata i capelli.
Oh, brava aveva detto Lev. Proprio quello che farei anch'io:
sistemati i capelli che ha toccato lui. Non controlli anche il rossetto
sulle labbra? O forse non te n' rimasto neanche un po'.
Non pensare quello che stai pensando, Lev aveva detto lei. Il
sovrintendente  affettuoso con tutto il suo staff, perch  convinto
che un atteggiamento umano sia pi produttivo di...
Pi produttivo di che cosa?
Pi produttivo della severit gerarchica vecchio stile e...
Ho chiesto pi produttivo di che cosa?
Per piacere, non urlare in questo ufficio. Produttivo di coesione.
Di affiatamento nel lavoro insieme.
E cos'altro fate insieme?
Marina non aveva risposto. Dalla tasca del cappotto aveva tirato
fuori un foulard e se lo era legato in testa. La dolcezza del suo viso
racchiuso nel foulard aveva colpito Lev diritto al cuore. Ti odio le
aveva detto. Hai appena distrutto la mia vita.
Erano andati a casa in bicicletta mentre scendeva la sera. Lev pedalava
davanti a Marina perch non poteva sopportare la sua vista,
ma ogni tanto scorgeva il debole tremolio del fanale della sua bicicletta dietro di lui.
Era gennaio o febbraio, il cuore pi freddo dell'inverno, e Lev pensava
che quell'inverno lo avrebbe accompagnato per sempre, e che
per lui la primavera non sarebbe pi tornata.
Adesso, a bordo dell'autobus notturno, Lev ricord tutti i modi in
cui aveva punito Marina per la sua presunta relazione con il sovrintendente
Rivas. Si era rifiutato di dormire con lei, sistemandosi sul
pavimento davanti alla camera di Ina e della piccola Maya. Non era
tornato a casa per pi notti di fila, ubriacandosi con Rudi e trovandosi
incapace di andare al lavoro il mattino seguente. Aveva rischiato
di perdere il posto. Non si era pi occupato della bambina. Trattava
male la madre. Per il compleanno di Marina, aveva incartato un
mucchietto di carbone e glielo aveva messo fra le mani infedeli.
Era stato nell'aprire quel pacco che Marina era esplosa.
Aveva giurato su sua figlia che non si era mai nemmeno avvicinata
al letto del sovrintendente Rivas. Si era offerta di dare le dimissioni
dall'ufficio dei Lavori pubblici. Aveva dichiarato che nessuna a
Baryn, nessuna donna al mondo, amava il marito pi di quanto lei
amasse Lev, e che quell'amore era stato avvelenato - per colpa di un
terribile malinteso. Aveva tirato pugni alla parete, poi ci aveva appoggiato
la testa contro e aveva pianto. La piccola Maya, che allora
aveva due anni, aveva iniziato a strillare e Ina aveva dovuto prenderla
in braccio e portarla fuori, per cercare di distrarla dando da mangiare alle galline.
Lev ricord l'improvviso sfinimento che l'aveva assalito quando
Marina si era messa a picchiare i pugni contro il muro. Era come se,
dal pomeriggio nel palazzo dei Lavori pubblici, avesse camminato
tra neve e gelo, ghiacciai e crepacci, in un'inutile spedizione attraverso
una terra sterile e desolata, portando un peso terribile sulla
schiena, e in quel momento fosse esausto e prossimo alla morte - e
tutto per niente, tutto al solo scopo di ferire l'unica donna al mondo
che lo rendeva felice.
Si era avvicinato a Marina e le aveva preso le mani e le aveva fermate
portandosele dolcemente al petto. Le aveva appoggiato la testa
sulla spalla. Le aveva chiesto perdono.
Quando la temperatura scese ancora di pi e i frequentatori dei pub
di Tufnell Park abbandonarono i marciapiedi per trascinarsi nei
confortevoli ambienti interni e nelle riscaldate sale da biliardo, Lev ricevette una lettera di Lydia:
Caro Lev,
spero che ti sia sistemato bene con il lavoro e la stanza in affitto.
Volevo dirti che mi dispiace molto per quello che  successo in casa
di Tom e Larissa. Quella sera avevo bevuto un po' e mi sono comportata
come una ragazzina - cosa che forse succede a tutte le donne,
di tanto in tanto. Sono certa che tu sarai cos buono da perdonarmi.
Per rimediare, vorrei invitarti a un bellissimo concerto che il maestro
Greszler terr tra due settimane con la London Philharmonic Orchestra
al Festival Hall, domenica 30 ottobre. Il programma comprende
Elgar e Rachmaninov. Il maestro Greszler mi ha procurato
due posti eccezionali e il solista del concerto per violoncello di Elgar
 il genio russo, Mstislav Rostropovich. Sar una serata molto speciale.
Rostropovich  anziano e ormai appare poco in pubblico, ma il
suo genio  intatto. Spero tanto che accetterai di essere mio ospite.
Tua
Lydia
Il primo pensiero di Lev fu che Lydia lo sorprendeva sempre. Sul pullman
l'aveva giudicata una donna insipida. Ma si era sbagliato. Il suo
pensiero successivo fu che adesso aveva qualcun altro da chiamare
con il cellulare. Memorizz il numero di Lydia nella rubrica del suo
telefonino (che, in base all'ordine alfabetico, lo posizion tra il cellulare
di Damian e il telefono fisso di Rudi, quello accanto all'orologio
a cuc), poi fece partire la chiamata.
Sono Lev disse. Adesso ho un cellulare.
Ah, davvero? disse Lydia. Come sei tecnologico.
Sono "un vero londinese", a quanto mi dicono.
Certo che lo sei. E grazie per avermi chiamato con il tuo nuovo
cellulare. Spero che sia per dirmi che vieni al concerto.
Lev stava fumando una Silk Cut di Christy. Aspir una lunga boccata,
poi disse: Non sono mai stato a un concerto del genere, Lydia,
solo a serate di musica tradizionale a Baryn.
Be' disse lei questa musica  molto diversa, ma credo che ti
piacerebbe.
L'altra cosa disse Lev  che non posso venire perch non ho
niente da mettermi.
Segu un breve silenzio carico di sconforto, poi Lydia disse: Lev,
non importa. Basta che ti metti la cravatta. Allora, che ne dici?.
Non so...
Ti prego disse Lydia. Non te ne pentirai. Sentire il maestro
Greszler che conduce e Rostropovich che suona Elgar...
Chi  Elgar? chiese Lev.
Oh, non lo conosci?  uno dei pochi compositori inglesi degni
di nota. Ha scritto quest'opera alla fine della sua vita e l'adagio  molto
famoso e triste. Potrebbe commuoverti, Lev. Ti prego, dimmi che
verrai a commuoverti con me.
Quando alla fine Lev accett, sent Lydia emettere un trillo di
gioia. Gli disse di segnarsi la data sull'agenda e lui le promise di farlo.
Non le disse che non aveva un'agenda e che i suoi giorni e le sue
serate erano monotone e sempre uguali.
Christy l'accompagn in fondo a Holloway Road dove, al mercato
del sabato, alcuni suoi amici irlandesi avevano una bancarella, e l
Lev comper una camicia bianca di cotone e una cravatta del colore
della crme brle di Waldo. Stese i due capi sul suo letto a castello.
Port alla lavanderia greca il suo migliore paio di pantaloni grigi.
Si lucid le scarpe marron.
Ti stai dando molto da fare per Lydia osserv Christy.
No disse Lev. Mi do da fare per fare bella figura al concerto.
Be' disse l'altro la musica merita tutto questo impegno. Quando
ero piccolo, mio padre suonava il violino. Avevamo un vicino, Stan
Lafferty, che doveva avere almeno novant'anni, e Stan e mio padre
suonavano al pub il sabato sera, e mia madre e io andavamo l col
vestito della festa, a schioccare le nostre stupide dita e a battere il ritmo
con i nostri stupidi piedi. Erano le uniche volte in cui mia madre
sembrava essere davvero felice. Quella musica la travolgeva. La sua
faccia sorrideva e si illuminava... Penso che quel concerto ti tirer su
il morale, Lev.
S?
S. Magari anche Lydia ti piacer di pi.
No disse Lev. Lydia  altro per me.
Certo disse Christy ma le cose possono cambiare. Le cose come
queste non sono mai, come dire, stabili.
Lev stava attraversando Hungerford Bridge. Dal fiume si alzava un
vento gelido, ma lui si ferm a met del ponte per osservare le tante
luci che inondavano gli edifici signorili lungo il Tamigi. Temendo
di arrivare in ritardo, Lev era partito con largo anticipo per l'appuntamento
con Lydia, cos si trattenne sul ponte.
Si prepar una sigaretta e la fum in modo automatico, meccanico,
senza mai staccare gli occhi dallo stupefacente panorama del
lungofiume. Il fatto che la costante pioggia di splendore che illuminava
gli edifici non servisse ad altro che ad abbellirli lo riempiva di
meraviglia e di sgomento in ugual misura. Non riusciva a smettere
di pensare a quanto fosse preziosa ogni singola ora di elettricit nel
suo paese e a quante persone come sua madre sognassero di avere
un'illuminazione a flusso continuo. Da quando era caduto il comunismo,
l'illuminazione stabile era stata promessa molte volte, ma ad
Auror continuavano le sospensioni dell'energia elettrica. Certe volte
Ina fissava il traliccio nell'oscurit e inveiva: Guardalo! Raccoglie
l'energia proprio sopra le nostre teste. E noi rimaniamo senza. A nessuno
importa dei villaggi.
Lev spense la sigaretta. Era nervoso. Si chiese quanto sarebbe durato
il concerto e se sarebbe riuscito a rimanere seduto per tutto il
tempo senza agitarsi. Si augur di non addormentarsi, e di non iniziare
a tossire. Immaginava le occhiate di rimprovero di Lydia.
Lydia l'aspettava vicino al bar, seduta sola a un tavolino, davanti a un
succo di pomodoro. Lev not che aveva un taglio di capelli alla moda.
Indossava un completo con giacca e pantaloni neri e una camicetta verde.
Appena lo vide, Lydia si alz e si strinsero la mano.
Lev disse. Che bella cravatta.
Era ancora presto e nell'ampio e scintillante foyer c'era poca gente,
ma Lev percepiva gi una certa trepidazione nell'aria, come se il
pubblico stesse aspettando di essere purificato o ribattezzato.
Lydia aveva in mano il programma e disse: Ora Lev ti racconto
due cose di Elgar.
Lev si sedette. Avrebbe voluto avere una giacca pi bella della sua
vecchia di pelle, con il collo macchiato. A Lydia brillavano gli occhi
mentre spiegava: Sir Edward Elgar  stato una figura molto importante
nella musica inglese della prima met del Novecento. Ma era
uno come noi: la prima parte della sua vita  stata del tutto ordinaria.
Suo padre aveva un piccolo negozio di musica in una cittadina di provincia.
Negozio di musica?
Sai, un negozietto che vendeva strumenti e spartiti. Ce n' uno
a Baryn, all'angolo di un antico vicolo, dietro la piazza del mercato.
Lo conosci?
No disse Lev.
Comunque continu Lydia quello a Baryn  molto sporco, vende
flauti e violini di seconda mano e cos via, e alcuni spartiti sono
strappati o hanno perso delle pagine. Forse la bottega del padre di
Elgar era come quella della piazza del mercato, perch molti anni dopo
Elgar dichiar di vergognarsi delle sue origini.
Io pensavo che un negozio di musica fosse un buon punto di
partenza per uno che vuole diventare un compositore disse Lev.
Perch si vergognava?
Be' disse Lydia hai ragione, Lev. Ma, certo, era un atteggiamento
tipico degli inglesi dell'epoca... Uno come Elgar raggiungeva
il successo e poi si vergognava del suo umile passato perch le persone
che aveva intorno lo facevano vergognare. Proprio come adesso,
nel nostro paese, i vecchi comunisti provano una certa vergogna
perch sono gli altri a fargliela provare. Non  colpa loro se c' stato
il comunismo, come non era colpa di Elgar essere nato in un negozio
di musica. Capisci il nesso?
S disse Lev. Capisco.
Ma Elgar si lasci alle spalle quell'inizio difficile con le viole e
i violini coperti di polvere. Ha scritto melodie molto, molto belle e la
sua opera  estremamente raffinata. Sentirai.  molto complessa. Da
bambino, si sedeva lungo il fiume, un fiume vicino alla cittadina dove
si trovava il negozio di musica, e ascoltava la natura. Lo definiva
"immagazzinare i suoni". E ha detto che quello che sentiva lo spingeva
ad anelare a qualcosa di grandioso. E alla fine, questa grandiosit...
Lydia venne interrotta da un ragazzo, uno degli addetti del Festival
Hall, con una targhetta sulla giacca che diceva "Darren". Si
chin verso di lei. Mi scusi se la disturbo, Lydia disse ma il maestro
Greszler la vuole vedere.
Oh disse Lydia. S, certo. Posso portare il mio ospite per presentarglielo?
L'addetto, Darren, guard Lev, poi di nuovo Lydia. S disse.
Penso di s. Prego, seguitemi.
Lydia si alz. Vieni con me, Lev gli disse e vediamo se riesco a presentarti.
Non ti preoccupare disse lui. Ti aspetto qui.
No, no ripet Lydia. Andiamo. Cos potrai scrivere a casa a tua
madre che hai conosciuto di persona Pyotor Greszler.
Furono fatti entrare in un camerino ampio e luminoso dove era seduto
Pyotor Greszler, da solo, con addosso una vestaglia di lana.
Aveva settant'anni. Il suo corpo era afflosciato nella poltrona di
pelle e cromo. Sorseggiava di malavoglia un liquido bianco dal bicchierino
di un medicinale. Anche i suoi capelli lunghi erano bianchi,
e un paio di spioventi baffi bianchi conferiva alla faccia segnata dalle
rughe un'espressione di pura malinconia. Quando vide Lev, sbatt
il bicchierino e agit sgarbatamente un braccio come per allontanare
qualcuno. No Lydia. Non voglio sconosciuti qui dentro. Chi  questo?
Mi scusi maestro disse lei.  solo un amico, Lev, viene dal nostro
paese, gli farebbe piacere essere presentato...
No, adesso nessuna presentazione. Deve andarsene disse
Greszler. Via. Via!
Me ne vado disse Lev indietreggiando.
Lydia vieni qui disse il maestro, con aria contrariata. Devi aiutarmi.
Non abbiamo tanto tempo...
Lev si affrett a uscire e chiuse la porta del camerino. Darren non
c'era pi. Camminando lungo il corridoio, sent frammenti di brani
che venivano provati. Era accaldato per l'imbarazzo. Avrebbe voluto
che Rudi fosse l con lui a fargli una battuta su quello che era appena
accaduto. Si allent il nodo della cravatta, per allargarla intorno
al collo sudato.
Pochi istanti dopo Lydia usc dal camerino. Aveva un'espressione
grave e preoccupata. Vieni, Lev gli disse, e si incammin nella
direzione da cui erano venuti. Poi si diresse verso la porta pi vicina
e trascin fuori Lev, nella notte fredda.
Cosa succede? chiese lui.
Una farmacia disse lei. La pi vicina  a Waterloo Station.
Si mise quasi a correre. Spero solo che sia aperta disse. Dobbiamo
fare in fretta. Andiamo. Il frenetico ciac-ciac dei suoi tacchi
trasmetteva ansia.
Che cos'ha il maestro? disse Lev mentre accelerava per tenere
il passo di Lydia.
Te lo spiego dopo disse lei. Meno male che conosco una scorciatoia.
Lev guard l'orologio. Mancavano trentacinque minuti all'inizio
del concerto. Nella mente aveva ancora impressa l'immagine di Pyotor
Greszler, sprofondato nella poltrona, che sorseggiava la medicina
bianca.
Lydia andava cos veloce che, molto presto, a entrambi venne l'affanno.
Lev sentiva che i suoi polmoni di fumatore protestavano, ma
Lydia mantenne il passo. Dio! esclam lei, mentre entravano di
corsa nell'atrio della stazione. Il corpo umano. Cos sublime eppure
cos delicato.
Si precipitarono verso la farmacia mentre Lydia tirava gi fuori i
soldi dal borsellino. Disse a Lev di aspettarla sulla porta.
Lev stava di nuovo aspettando Lydia, seduto allo stesso tavolo del
bar dove avevano iniziato la serata. Dopo la corsa a Waterloo Station
e ritorno, era contento di riposarsi un po'. Nel foyer una campanella
suon con insistenza. Ora mancavano tre minuti all'inizio del concerto.
Lev guard le persone intorno a s finire le consumazioni e incamminarsi
verso l'auditorium. Si chiese se, alla fine, avrebbero suonato,
o se sarebbe salito sul palco un qualche funzionario dall'aria
austera (tipo quelli che lavoravano con Marina all'ufficio dei Lavori
pubblici) per annunciare l'annullamento dell'intera serata.
Dopo il terzo o quarto trillo di campanella, Lev si trov solo nel
bar e l'ampio foyer era deserto, se non per un gruppetto di persone,
in lontananza, che si attardavano fra le fotografie di un'esposizione.
Nel silenzio che era sceso, Lev pens, non senza sconcerto, quanto
i successivi istanti della storia della musica dipendessero da Lydia.
Poi la vide correre verso di lui. Lev not con tenerezza che l'eleganza
di Lydia aveva risentito di quella pazza corsa nell'umidit della
notte. Sulla fronte aveva una pellicola di sudore e la sua acconciatura
fresca di parrucchiere aveva lasciato il posto a una massa di ricci
scomposti. Lev disse affannata mi dispiace. Per averti trascinato
in tutto questo. Fammi riprendere fiato e poi entriamo.
Si sedette. Con un tovagliolino di carta si asciug la fronte sudata.
Si pettin. Chiese a Lev di portarle un bicchiere d'acqua dal bar.
Disse che il concerto sarebbe iniziato in ritardo per cui aveva tutto
il tempo di dissetarsi.
Lev le port l'acqua e si sedette.
Lydia la trangugi tutta d'un fiato. Santo cielo disse. Santo cielo.
Spero che star bene. Non mi sarei mai immaginata di dover
fare una cosa del genere.
Cosa gli  successo? chiese Lev.
Be'... disse Lydia in un sussurro. Adesso ti spiego. Il maestro
Greszler mi ha detto che non poteva dirigere il concerto per violoncello
di Elgar con tutti quei veleni in corpo. Aveva tentato di espellerli,
ma non ci era riuscito. Mi ha detto che doveva assolutamente
prendere una purga prima di salire sul podio. Ho dovuto comperargli
supposte che favoriscono l'evacuazione. Era troppo imbarazzante
per lui domandarlo a un inglese. Dice che noi, come popolo, siamo
un mistero per loro: un mistero e una minaccia. Ma adesso mi
auguro solo che le supposte abbiano funzionato!
Lev sorrise. Prese la mano di Lydia e la tenne stretta per un istante.
La trov coraggiosa e all'improvviso si accorse di desiderare - per
il bene di lei quanto per il suo - che Lydia fosse pi carina.
Con la mano in quella di lui, Lydia pos i suoi grandi occhi sulla
faccia di Lev. Poi li abbass. Dicevo sul serio disse. Hai proprio
una bella cravatta, Lev.
Nell'auditorium, Lev ammir l'enorme spazio dove non volava una
mosca e l'orchestra che si sistemava sul palco illuminato. Lydia lo incit
a raggiungere in fretta i loro posti e Lev riconobbe su di lei l'odore
del loro viaggio in pullman, di profumo o deodorante misto a
sudore, e pens quanto fosse strano adesso trovarsi seduti fianco a
fianco in quel celebre auditorium.
Passavano i minuti. L'orchestra era in attesa. Il pubblico si azzitt.
In diversi punti della sala si sent qualche colpo di tosse. Il respiro di
Lydia era ancora un po' affannato. Sulla camicetta verde aveva una
piccola macchia di succo di pomodoro che Lev non aveva notato prima.
L'ansia di Lydia era palpabile.
Per cercare di calmarla, per aiutarla a superare quell'attesa estenuante,
le disse sottovoce: Raccontami qualcos'altro di Elgar.
Vediamo esord lei cosa posso dirti? In questo concerto sentirai
una forte nostalgia, un forte struggimento per un tempo o un
luogo che non c' pi, o forse per la ricerca di un paradiso che non
esiste. Mi sembra di aver letto da qualche parte che Elgar diceva di
amare una sola cosa al mondo, un certo fiume nell'Inghilterra occidentale.
Probabilmente il fiume dove andava da bambino, dove "immagazzinava
i suoni". Non so.
Tu hai nostalgia del nostro paese, Lydia?
Come? Vuoi dire se mi manca casa?
Voglio dire, pensi di aver preso la decisione giusta a venire qui?
S disse lei con enfasi. a Yarbl non avevo pi niente. Solo i miei
genitori, ormai vecchi. Qui per me  un nuovo inizio. Voglio vivere la
mia vita.
Finalmente qualcosa si mosse sul lato sinistro del palco, ed ecco
apparire Pyotor Greszler, il loro connazionale pi famoso degli ultimi
cinquantanni. Con portamento eretto, elegantissimo nel suo frac,
pass in mezzo all'orchestra, i capelli pettinati con ordine e, sui tratti
malinconici di prima, il principio di un sorriso. Cammin con passo
deciso, parve quasi balzare sul podio, poi sollev le braccia per rispondere
all'applauso del pubblico. Lydia batt le mani con foga. Si
volt sorridente verso Lev e disse: Ha ripreso colore. Penso che le
supposte abbiano funzionato. Sono cos felice.
Il maestro Greszler guard nella direzione da cui era entrato in
scena. Alz di nuovo le braccia per accogliere Rostropovich, che con
passo lento e prudente raggiunse la sedia del solista.
L'applauso si fece ancora pi travolgente. Qualcuno si alz in piedi.
L'anziano Rostropovich chin la testa. Le luci si riflessero e scintillarono
sui suoi occhiali. Lev percepiva l'estasi di Lydia. Nel giro di
qualche istante, la musica sarebbe iniziata.
A poco a poco, scese il silenzio. Rostropovich si sistem accanto
al suo strumento. Greszler attendeva, con la bacchetta in mano. I
musicisti erano immobili, ma in bilico sulle sedie, gli occhi puntati
su Greszler. Lev non aveva mai sentito un silenzio cos carico di aspettative.
E persisteva. Il grande violoncellista era molto anziano: aveva
bisogno di calma. Sul podio, Greszler aveva i gomiti alzati, immobile,
in attesa di far partire la bacchetta.
Fu in quel rapito silenzio che d'un tratto Lev avvert un suono
inatteso, ma in qualche modo familiare. Sembrava molto vicino. E si
accorse che la gente si voltava e lo fissava e l'uomo accanto a lui gli
diede una gomitata nel braccio. Poi cap: era il suo cellulare che suonava!
L'ultima suoneria che aveva impostato si chiamava "Carosello"
e l'aveva scelta perch gli ricordava tanto le bande musicali di
Baryn, e adesso, in quel momento cruciale, prima dell'inizio del concerto
per violoncello di Elgar, stava suonando allegramente.
Lydia si port una mano sulla bocca come se cos potesse fermare
quel suono insistente. Spegnilo! sibil.
Lev si frug addosso per trovarlo. Aveva tante tasche. Il Carosello aumentava di volume dopo il terzo squillo. Lev continu a cercare
inutilmente. Sul podio Greszler si volt furioso verso il pubblico.
Fece un gesto di disperazione. Spegnete i cellulari! url. Per favore,
per favore! Via i barbari da qui! E le facce risentite dell'intera
orchestra guardarono in direzione di Lev. Lui infil le mani in ogni
tasca. Trov soldi, chiavi, il pettine, le sigarette, ma non il cellulare.
Sent il sudore colargli lungo la schiena. Lydia continuava a bofonchiare
disperata: Lev, Lev, Lev!.
Il telefonino nella giacca non c'era. L'allegro Carosello continuava
imperterrito. Lev si chin, la faccia in fiamme, e annasp sotto il
sedile. Mentre pensava che non avrebbe trovato il cellulare l sotto,
che non poteva essergli saltato fuori dalla giacca, il suono fin. Lentamente,
Lev si raddrizz. Stava tremando. Vide Greszler che continuava
a fissare il pubblico con astio. Sapeva che la magia che aveva
stregato la sala pochi istanti prima era svanita - e a farla svanire era
stato lui. Peggio ancora, non aveva trovato il cellulare. Poteva suonare
di nuovo. E da un momento all'altro avrebbe lanciato il segnale
sonoro di "chiamata persa".
Annientato dall'imbarazzo, Lev si alz. Senza guardare Lydia, si
fece strada tra una ventina di spettatori furibondi, scese gli scalini di
corsa e lasci l'auditorium. Continu a correre. Alla prima uscita, spar nella notte.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Il tatuaggio della lucertola.
...
.
...
Quando Lev arriv a casa in Belisha Road, Christy Siane stava stirando.
Beveva una Coca-Cola. Da una settimana non toccava alcolici,
per prepararsi all'udienza in tribunale, prevista a breve. Nell'appartamento
silenzioso c'era un odore di stoffa bruciata, simile al pane tostato.
Peccato che non hai sentito la musica disse Christy mentre piegava
una federa con le giraffe sbiadite.
Lev si era fatto un panino al prosciutto. Lo mangi lentamente,
assorto nei suoi pensieri. Al senso di colpa per aver abbandonato Lydia
subentr la rabbia. Non sono posti per me disse. Muswell Hill.
Festival Hall. Non  mio mondo. Io lavoro in cucina! Dovevo dire a
Lydia,  sbagliato,  merda.
Ah, bene disse Christy. A quanto pare, merda  la parola che
mancava per definire casini come questi. Ma io dico spesso che la
societ umana  composta al novanta per cento di letame che non
raggiunge la sua giusta destinazione.  per questo che faccio l'idraulico.
Deve pur esserci qualcuno in grado di farlo confluire tutto
in mare.
Lev aveva trovato il cellulare in una tasca interna della giacca di
pelle che non ricordava di aver mai usato prima. Pos il telefonino
sul tavolo e lo fiss con astio. Sapeva che presto avrebbe suonato e
sarebbe stata Lydia.
Posso dirle che ti senti male propose Christy. Posso dirle che
ti sei intossicato con il cibo.
S?
Certo. Posso dirle che hai mangiato una baguette coi gamberetti
prima di arrivare a teatro... ecco perch sei dovuto scappare via.
D'accordo disse Lev. Di' cos. Poi, tra qualche giorno, la chiamo.
Bene disse Christy. Ma il punto : chi stava chiamando te, Lev?
Chiamando me?
Nel momento cruciale, quando hai sentito le note del tuo adorabile
"Carosello".
Ah disse Lev. Non lo so.
Christy pos il ferro da stiro e prese il telefonino di Lev. Gli mostr
il numero della chiamata persa. Di chi ?
Lev lo guard. Non era di Damian n di Rudi.
Potrebbe essere qualcuno del Bangladesh che voleva venderti i
doppi vetri disse Christy. Oppure GK in persona che ti invitava per
un assaggio del polpettone della domenica sera. Ma temo di essere
fuori strada. Perch non lo chiami e scopri chi ?
Lev si accese una sigaretta. Vide che erano le nove e quaranta.
Pens a Lydia che usciva dal Festival Hall nella notte fredda e camminava
fino a Waterloo Station.
Chiamo? disse a Christy.
S disse l'altro. Chiama.
Lev premette il tasto "chiama" e attese. Il telefono squill sei volte,
poi part una voce che diceva:
Salve. Questa  la segreteria telefonica di Sophie. O sono al lavoro
o mi sto sballando. Lasciate un messaggio e vi richiamer appena
riuscir a farlo.
Il luned sera GK Ashe era "a basso contenuto di clienti", come lo
definiva Damian. Alle dieci e quarantacinque era terminato il servizio,
gli avventori avevano pagato e se n'erano andati, e GK Ashe annunci
al personale che preparava crostini ai pomodori e gorgonzola
dolce "per un banchetto in seconda serata".
Lev aveva ancora molto da fare quando Jeb apparecchi il grande
tavolo sul retro del ristorante, cos continu a strofinare e sciacquare
mentre gli altri andavano a sedersi. Vide Ashe infilare i crostini
sotto la salamandra e il profumo del formaggio fuso risvegli in
lui una fame genuina, come quella dei bambini.
GK gli pass davanti con il piatto di crostini e Lev vide Mario aprire
le birre. La combinazione di formaggio fuso e birra fredda, in quel
momento, parve a Lev come la pi deliziosa che la mente umana potesse
inventare. Vide gli altri iniziare a mangiare. Anche loro sembravano
avere la fame dei bambini. Li sent affondare i denti nel pane
unto e croccante.
Una bella serata sent dire a Ashe. Leggera ma positiva. Tutto
perfetto e ben organizzato. Nessun pasticcio. Strepitosa la salsa con
il dentice, Pierre.
Grazie, Chef.
Il gelato di pane nero con le pere alla cannella  una bomba,
Waldo.
Bene. Sono contento, Chef.
Per dovrebbe essere cos ogni sera. Anche quando siamo pieni
zeppi. Dovrebbe filare tutto come oggi. Be', salute a tutti. dov'
l'infermiere?
Si voltarono verso Lev, in piedi ai lavandini. Vieni Infermiere!
lo chiam Ashe. Vieni a mangiare i tuoi crostini prima che la signorina
Sophie idrovora vorace te li faccia fuori!
Lev si asciug le mani con una salvietta pulita. Si sleg la bandana
dalla testa e la us per tamponarsi la faccia sudata. Appena si sedette
al tavolo, gli diedero una birra. Salute! ripet Ashe.
Lev si sfam e si disset. Nonostante il solito dolore alla schiena,
in quel momento si rese conto di essere fortunato. Se fosse riuscito
a tenersi quel lavoro, avrebbe goduto di simili ricompense. Nella lettera
successiva avrebbe detto a Ina che lavorava per un'azienda solida.
Avrebbe paragonato l'ottimo cibo che gli davano l con i piatti
scadenti e a base di lardo che lui e Stefan mangiavano alla segheria
di Baryn.
Guard Sophie, i cui capelli ricci erano stati tinti di recente di un
rosso acceso. Si era tolta la divisa e Lev not che aveva le braccia paffute
e ancora abbronzate dal sole estivo e che vicino alla spalla aveva
il tatuaggio di una lucertola. Non sapeva se chiederle perch l'aveva
cercato. Prov a pensare a come spiegarle l'imbarazzo per il
telefonino che aveva squillato al Festival Hall, ma si rese conto che gli
mancavano le parole giuste. Forse, poi, l'aveva chiamato per sbaglio.
Magari aveva chiesto il cellulare di Mario o di Jeb, e Damian le aveva
dato il suo per errore.
Le ragazze inglesi aveva commentato Christy hanno un solo
problema: sono razziste. Loro non si considerano cos, si arrabbiano
se le accusi di esserlo, ma lo sono... o almeno molte di loro. E tu
e io, siamo stranieri, tutti e due. L'unica cosa che Angela  riuscita
a dirmi quando le cose tra noi si sono messe male  stata: "Non avrei
mai dovuto sposare uno straniero del cazzo". Ecco cosa mi ha detto.
Parliamo la stessa lingua, vivo a Londra da quindici anni, ma non
importa, per lei resto uno "straniero". Le ragazze inglesi sono cos,
te l'assicuro. Anzi, ti do un consiglio. Non metterti mai con un'inglese.
Non mi metter mai con nessuno aveva detto Lev.
Ah, allora va bene. Ma se cambi idea, non scegliere Miss Regno
Unito.
Lev smise di guardare Sophie. Sent la mano di GK Ashe sulla
spalla. Stai andando bene, Infermiere gli disse. Niente topi. Niente
scarafaggi. Neanche un pesciolino d'argento. Finora. Continua cos,
mi raccomando. Non mollare. D'accordo?
Ashe se ne and a mezzanotte e mezza e, uno dopo l'altro, uscirono
tutti, e Lev rest solo a lavare il pavimento. Ma non gli pesava. La
birra gli era andata alla testa. Passava il mop seguendo il ritmo di una
vecchia canzone popolare che aveva in mente. D'improvviso lo aveva
colto il buonumore.
Poi sent aprire la porta e apparve Sophie, con un frusto pellicciotto
di pecora e una sciarpa gialla di una squadra di calcio.
Sono tornata per aiutarti disse. Non  stato carino lasciarti qui
da solo.
Lev si tir su e la guard. Pens, Mi piace come  vestita.
Lei si tolse la sciarpa. Cosa posso fare? chiese. Porto fuori i bidoni
della spazzatura?
Lev le sorrise. Sotto il pellicciotto malandato, aveva un golf rosso
quasi come i suoi capelli e una gonna di pelle beige.
Lascia stare disse lui.  mio lavoro.
Lo so disse Sophie. Ma chiudo i sacchi della spazzatura e te li
porto fuori, d'accordo?
Non c' bisogno di...
Lo so. Smettila di dirlo. Mi fa piacere farlo. Cos puoi andare a
casa.
Lev la vide sollevare i grossi sacchi neri, chiuderli e raccoglierli
vicino alla porta. Mentre lo faceva, d'un tratto disse: L'altra sera ti ho
chiamato. Damian mi ha detto che abiti a Tufnell Park. Ogni tanto
vado in un pub da quelle parti con la mia amica Samantha: Sam Diaz
Morant. Lei lavora nella moda. Abbiamo pensato che fosse divertente
invitarti a bere con noi.
S? disse Lev.
Tanto non saresti venuto, vero?
Non lo so...
Te ne stai sempre per conto tuo. E devo dire che ti ammiro. La
maggior parte degli uomini sono delle fottute puttane.
Lev non cap l'ultima frase. Alz le spalle. Poi disse: So che mi
hai chiamato. Ero al Festival Hall.
Ma va'! Sul serio? Cosa ci facevi?
Be'. Elgar. Conosci?
Certo. Land of Hope and Glory e roba del genere.
S? Io non conoscevo. Sai che  nato povero, che suo padre aveva
un negozietto che vendeva musica?
Ah s?
S. Molto povero.
Sul serio? Be', buon per lui. Adesso  sulla banconota da venti!
Quello  Elgar?
Certo.
Mi sembra un uomo d'affari, no?
Sophie frug nelle tasche della giacca e tir fuori un portafoglio
di plastica. Prese una banconota da venti sterline, la porse a Lev e
indic il nome, Sir Edward Elgar, 1857-1934.
Lui riconobbe la faccia che aveva esaminato sul pullman, con quell'espressione
risoluta da banchiere e i tanti raggi di luce che piovevano
su di lui. Sorrise. Appoggiato al mop, raccont a Sophie che
aveva studiato a lungo la faccia di Elgar durante il suo viaggio verso
l'Inghilterra e poi era stato sul punto di ascoltare il suo concerto per
violoncello, ma all'ultimo momento c'era stato un imprevisto.
Quale imprevisto? domand Sophie.
Tu disse Lev.
Io?
Stiamo aspettando Elgar quando mio cellulare squilla. Io sono
unico uomo con cellulare che squilla. E squillo sei tu.
Sophie scosse la testa mentre rideva e i suoi ricci rossi luccicarono
sotto le forti luci della cucina. Cazzo disse. Non avrei mai
immaginato che tu fossi a un concerto chic. Ti pensavo tutto solo nella
tua stanza. A dimostrazione del mio pessimo sesto senso.
Lev guard le morbide braccia di Sophie e il tatuaggio della lucertola.
E pens come gli sarebbe piaciuto, solo per un istante, accarezzare
quelle braccia o appoggiarci sopra la testa. Riprese a lavare il
pavimento mentre Sophie entrava e usciva con i sacchi della spazzatura
e folate d'aria notturna si insinuavano nell'ambiente ancora
caldo della cucina.
Finito il lavoro, Lev le offr una sigaretta e - violando le regole di
GK - lei l'accett e rimasero a fumare accanto ai due metri e mezzo
di scolapiatti d'acciaio.
Allora disse Sophie ti piacerebbe venire a bere qualcosa con
me?
S? disse lui.
Non mi sembri convinto. Ma ti capisco. Sam e io a volte esageriamo
un po'. Nel tuo paese si beve?
S rispose Lev. Vodichka.
 tipo la vodka?
 la vodka. Vuol dire "cara piccola vodka".
Ho capito. Be', noi beviamo "caro piccolo Gin tonic" oppure "cara piccola Stella" alternata a rum o whisky. Una sera abbiamo provato
l'assenzio, ma, fidati, ti fa uscire di testa, siamo state malissimo.
Ma perch bevete?
Perch beviamo? Be', perch la gente beve? Semplicemente, per
come ti trasforma la realt. Non credi?
S.
Lavoro in una casa di cura per anziani quasi tutte le domeniche.
Dalle dieci alle sei. Hai bisogno di bere dopo quella roba. Con i vecchi
non puoi fare lo schizzinoso. Ma sono anche divertenti. Gli voglio
bene, in fondo. Sai qual  il loro gioco preferito?
S?
Sfottere.
Sfottere?
Gi. Sfottere gli altri, deriderli. Dicono: "Non mi  mai piaciuto
quel tale". Il loro genero, per esempio. Poi rincarano la dose: " uno
zoticone. Non sa guidare. Fa dei regali di Natale di merda. Si tinge i
capelli...". Capisci? Sempre cos. "Se gli dai uno strofinaccio non sa
cosa farsene. Si mette le calze bianche con le scarpe nere. Ha rotto
la mangiatoia degli uccellini."  divertente. Io li incoraggio. Dico: "Bene.
Oggi, all'ora del t, avremo una gara di sfottimento. Vediamo chi
riesce a essere pi perfido". E sentissi come urlano di gioia. Non sto
scherzando.
S?
L'odio tiene vivi. Un vecchio, Douglas, mi dice: "Non voglio morire
prima di mia sorella. Mi ha guardato dall'alto in basso per settantacinque
anni. Adesso voglio guardarla io dall'alto in basso... nella
sua bara". Ed  ancora in gamba. Escogita modi per uccidere la sorella.
Uno  entrare di nascosto in casa di lei, tirare gi la mantovana
e riempirla di gamberetti e poi rimontarla.
Gamberetti?
S. E aspettare che lei inizi a star male per la puzza. E impazzisca
perch non capisce da dove viene. Perch lei ci tiene tantissimo
alla casa, a quanto dice Douglas. Ogni superficie puzza di una cera
del cazzo. Spolvera le lampadine! E l'idea di vederla costretta a scappare
da casa sua per la puzza dei gamberetti d a Douglas un infinito
piacere. E posso capirlo. L'anno scorso avevo un ragazzo che avrei
voluto ammazzare.
Ammazzare?
S. Non hai mai provato una cosa del genere?
Lev ricord quanto aveva desiderato pugnalare al cuore il sovrintendente
Rivas, ricord quando era rimasto sveglio nel suo triste
letto improvvisato sul pavimento e aveva immaginato la scena,
con Marina che gridava e Rivas con le mani sulla ferita fatale che cadeva
riverso sulla poltrona, alzando per aria i suoi pesanti piedi istituzionali.
Lev prese uno strofinaccio e si mise a pulire delicatamente
il bordo dello scolapiatti.
Forse... disse.
Io l'ho provata continu Sophie. Dico sul serio. Insegnava educazione
fisica, il mio ragazzo. Un atleta del cazzo. Sembrava un ginnasta
delle Olimpiadi. Ma non faceva che mettersi in mostra-per questo.
Che sfigato! Riusciva a fare il salto mortale all'indietro da fermo.
Era il suo pezzo forte. E tutti: "Oh! Ah! Porca miseria, che bravo.
Ma alla lunga ti stanchi di uno che fa i salti mortali all'indietro. Io mi
sono stancata. Ho iniziato a sperare che si rompesse l'osso del collo,
cazzo. Ma non  mai successo. Mi piacerebbe sposare un pompiere.
Qualcuno capace di fare cose che non siano stronzate. Capisci
cosa intendo?
Lev la scrut, cercando di afferrare quello che diceva. Aveva la faccia
larga con le fossette, e il seno generoso, le gambe forti e ben piantate.
Niente in lei ricordava Marina. Ma era proprio quella diversit,
quella novit nelle forme, ad affascinarlo. La rendeva esotica, come
una terra lontana e assolata che profumava di zucchero. Si chiese come
sarebbe stato approdare su quella terra e respirarne l'aria zuccherina.
Cosa stai guardando? domand Sophie, fissandolo negli occhi.
Scusa disse Lev. Guardo solo il tatuaggio. Fa male?
Macch disse lei.  la mia lucertola. Si chiama Lenny. Me la
sono fatta due anni fa. Alla casa di cura la conoscono tutti. Mi chiedono
"Come sta Lenny, cara?", e io rispondo "Oh, sta bene, ti dar
una leccatina sul naso se mangi il tuo pane e burro". Ecco quanto
sono infantile e matta.
Lev sorrise. No matta per me disse.
Be', invece lo sono disse Sophie. Adoro Lenny. Quando vado
a dormire, a volte mi porto il braccio sull'altra spalla, cos, e Lenny
mi guarda negli occhi e ci mettiamo a parlare nel buio.
Lev spense le luci e rimasero un attimo sulla porta, ad ascoltare il
ronzio dei frigoriferi nell'oscurit. Poi uscirono in strada, dove era cominciato
a scendere qualche fiocco di neve. Sophie si copr la testa
con la sciarpa della squadra di calcio. Lev si alz il bavero della giacca.
Pens a dove poteva trovare un giaccone pesante a poco prezzo.
Sophie apr il lucchetto e tolse la catena alla bicicletta. Allora,
notte disse. A domani.
S disse Lev. A domani.
La guard pedalare nella strada vuota, sotto i fiocchi di neve. Poi
si diresse verso la fermata dell'autobus, si sedette sull'asse di legno
e accese una sigaretta e sfreg le mani sulle ginocchia per cercare di
scaldarsele.
Quando arriv a casa, in Belisha Road, nel soggiorno la luce era ancora
accesa, ma Christy dormiva. Era tardi, ma Lev era sveglio e inquieto.
Si fece un t e si port la tazza in camera e si sedette sul letto,
a bere e a contemplare la casa delle bambole e il negozio e i pupazzi
sul davanzale. Tra questi c'era un pagliaccio. Lev lo prese, osserv
la faccia di pezza dipinta e l'alto cappello di feltro. Il corpo era
molle e soffice e Lev pens che a Maya sarebbe piaciuto tanto.
Guard l'orologio. All'improvviso, sent il disperato desiderio di
chiamare Rudi - di avere notizie di Maya - e dopo qualche minuto
di indecisione, in cui si immagin Rudi russare tranquillo accanto a
Lora, prese il cellulare e fece il numero dell'amico. Rispose al primo
squillo.
Ciao Lev borbott Rudi. Sono contento di sentirti, compagno.
No, non mi hai svegliato. Anzi, non riuscivo a chiudere occhio, maledizione.
Come va?
Si tira avanti disse Lev. Il lavoro va molto bene. Ina ha ricevuto
i soldi che ho spedito?
S, certo. L'ho accompagnata a Baryn luned scorso e abbiamo
comperato una nuova stufetta a gas per il capanno dove fa i monili.
Cos sar a posto quando viene la neve.
Bene. Qui nevica. E Maya?
Sta bene. Sabato prossimo volevamo portarla alla fiera, ma quella
Chevy del cazzo mi sta dando dei problemi. Ecco perch non riesco
a dormire.
Quali problemi?
La cinghia di trasmissione del cambio automatico.
S?
E cos annaspa, la stronza.
Annaspa?
S. Metti che devo uscire da un posteggio. Inserisco "drive" per
andare un po' avanti, poi passo a "reverse" e mi aspetto che mi ubbidisca
e che arretri piano e bene, maledizione, ma non lo fa: annaspa
in avanti prima di riconoscere il comando che le ho dato. Poi scatta
all'indietro con un salto, come se fosse un cazzo di canguro.
Cosa puoi fare per aggiustarla?
Cambiare le cinghie. Solo che in giro non se ne trovano.
E allora?
Se avessi la soluzione, cazzo, non mi avresti trovato sveglio a
quest'ora. Continuer a cercare le cinghie, credo. O pagher qualcuno
che me le trovi. Non posso fare altro. Ma non posso vedere la
Chevy rotta. Tengo a quella macchina come al mio fegato.
Lo so.
E mi d da vivere. Comunque, nel frattempo, con Lora abbiamo
pensato a qualcos'altro: gli oroscopi.
Oroscopi?
Certo. Oggi tutti vanno matti per l'astrologia. Un tempo non sapevano neanche cosa fosse, ma adesso la cercano come l'acqua nel deserto. Quindi basta dargli quello che chiedono.
E come fai?
In biblioteca ho preso qualche libro di astrologia. Lora se li sta studiando per bene. Lei  molto veloce a imparare. Poi metteremo annunci dicendo che leggiamo le stelle. La gente ci spedisce la data di nascita, insieme al denaro contante, e noi gli facciamo un oroscopo individuale sul loro immediato futuro. Quattro o cinque euro a botta.
Bene. Ma se il loro immediato futuro risulta essere diverso da come l'avete previsto?
Sar come lo prevediamo noi. Il segreto dell'astrologia  che spieghi qualsiasi cosa in termini cos dannatamente generali che pu sempre corrispondere alla realt. Ma dobbiamo sbrigarci prima che qualche altro stronzo abbia la stessa idea.
Lev sorrise. Mi piacerebbe conoscere il mio futuro disse piano.
Davvero? disse Rudi. Perch? Ti  successo qualcosa? Hai una voce strana.
Lev non rispose. Guard il pagliaccio, steso per terra, il corpo soffice in una posizione di resa. No disse. Non  successo niente. Dimmi ancora di Maya.
Lev sent il cuc sgangherato di Rudi rintoccare le tre. Rudi toss, poi disse: Tutto a posto, Lev. Davvero. Non hanno pi rubato una capra. Ah, s, ha perso un altro dente. Le ho detto che sembrava un vampiro. Lei mi ha chiesto: "Cos' un vampiro?", ma io non me lo ricordavo, cazzo. Non mi veniva proprio in mente. Le ho detto che forse ne avremmo visto uno alla fiera, ma adesso non so se riusciamo ad andarci.
Dille di scrivermi, o di spedirmi un disegno.
D'accordo. Che cosa vuoi che ti disegni?
Boh. La casa, magari. Le piace disegnare le case. Oppure un girasole.
Non  la stagione dei girasoli, amico mio,  quasi inverno, nel caso te lo sia dimenticato.
Non me lo sono dimenticato. Un girasole lo pu anche immaginare. Raccontami le altre novit.
Che novit? Lo sai che qui non succede niente. Raccontami tu le novit.
Be' disse Lev ho quasi sentito un concerto.
Quasi sentito? Cos', una nuova forma verbale?
Lev raccont l'accaduto e Rudi rise cos forte che svegli Lora e Lev la sent domandare in sottofondo: Cosa succede?.
Niente disse Rudi. Solo Lev che mi racconta come si sta facendo conoscere a Londra.
Sono le tre del mattino, Rudi disse Lora.
Lo so disse lui. Saluta Lev.
Lora prese la cornetta e disse: Lev, ci manchi tanto. Anche a Maya. Ha paura di non vederti mai pi.
Lev tacque per un istante. Poi disse: Spiegale che non  cos, Lora.
Le mander dei giocattoli.
Lev sogn una donna. Erano due anni che non gli succedeva. Si sdraiava nella neve insieme a una donna molto bella, le toglieva gli stracci che la coprivano e sembravano strati di pelle di cui lei si liberava per mostrargli un corpo morbido e splendente. Lui le diceva che non sapeva pi amare e lei replicava: Figuriamoci, non ci credo, e gli metteva una mano dietro il collo e lo tirava a s e lo baciava sulla bocca.
Sapeva che non doveva chiamare per nome quella donna. Nominarla avrebbe significato rompere un patto non scritto, un tacito accordo. Allo stesso tempo voleva pronunciare il suo nome, per renderla reale. Ebbe l'impressione di soffocare se non pronunciava quel nome, ma si impose di tacere.
Quando si svegli, gli stava squillando il cellulare. Era Lydia.
Gli disse: Lev, sto facendo il possibile per non avercela con te, ma penso che ti sei comportato molto male.
...
.
...
FINE Parte 1.